
Il tragico epilogo della vicenda che ha visto protagonista la diciannovenne Piper James trova finalmente una spiegazione clinica, pur nel dolore di una scomparsa prematura. Il ritrovamento del corpo della ragazza canadese, avvenuto lo scorso 19 gennaio sulla spiaggia di K’Gari, al largo del Queensland in Australia, aveva scosso l’opinione pubblica globale, lasciando aperte molte domande sulla dinamica dei fatti. La giovane, descritta dai genitori come uno “spirito gentile” e dotata di una “risata contagiosa”, sognava da tempo quel viaggio in Australia dopo il diploma, un desiderio che si è infranto tragicamente in una mattina di nuotata solitaria.

Il verdetto del medico legale
Oggi, venerdì 6 marzo, il tribunale del coroner ha ufficializzato le cause del decesso. “Piper è morta per annegamento in un contesto di ferite multiple, dovute o in conseguenza di un attacco di dingo”, ha dichiarato il tribunale, chiarendo i dubbi emersi fin dai primi rilievi. Sebbene il ritrovamento del corpo circondato da una decina di esemplari avesse sollevato il timore di un’aggressione fatale diretta, le indagini hanno indicato come “improbabile” che i morsi fossero l’unica causa del decesso. I segni riscontrati sul corpo, infatti, sono stati classificati in larga parte come “estesi segni di morsi di dingo post-mortem”. La ragazza sarebbe dunque deceduta per annegamento dopo aver subìto l’attacco.
In risposta all’evento, le autorità australiane hanno abbattuto almeno sei dei dieci esemplari rinvenuti accanto alla vittima. La gestione di questi animali rimane un tema critico: su K’Gari vivono circa 200 dingo, protetti dalla legge come specie autoctona. Tuttavia, i precedenti non mancano, con l’ultimo attacco mortale risalente al 2001. La morte di Piper James richiama ora l’attenzione sulla sicurezza di turisti e visitatori in un territorio dove la natura, seppur protetta, richiede una cautela estrema.

