
Il blocco dello Stretto di Hormuz, nel pieno della crisi legata alla guerra tra Iran e Israele, ha prodotto effetti immediati anche in Italia. Le tensioni sui mercati energetici internazionali si sono trasferite rapidamente sulle pompe di benzina, dove i prezzi hanno iniziato a salire nel giro di pochi giorni. Per contrastare possibili speculazioni il governo ha attivato una task force del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) insieme alla Guardia di Finanza, mentre l’Osservatorio prezzi del ministero monitora quotidianamente l’andamento dei listini nelle diverse regioni.
Il meccanismo con cui si formano i prezzi dei carburanti contribuisce ad accentuare questi fenomeni. Gli aumenti del costo del petrolio vengono trasferiti quasi immediatamente agli automobilisti, mentre i ribassi tendono ad arrivare con maggiore lentezza. È la cosiddetta trasmissione asimmetrica dei prezzi, un processo che rende i rincari particolarmente visibili nel breve periodo e che spesso alimenta il malcontento dei consumatori.
Anche quando i distributori stanno ancora vendendo carburante acquistato a prezzi più bassi, i grandi gruppi energetici – le cosiddette Big Oil – adeguano subito i listini. La logica è quella di anticipare l’impatto dei futuri aumenti della materia prima, che in questo caso derivano dal rallentamento dei flussi di greggio causato dalle tensioni nello snodo strategico del Golfo Persico.

Secondo diversi analisti del settore, questa dinamica può tradursi in un vantaggio per le compagnie petrolifere nel breve periodo. Nel lungo termine, tuttavia, le oscillazioni tendono a compensarsi: quando il prezzo del petrolio torna a scendere, anche i margini si riducono e il mercato riassorbe gradualmente gli effetti degli aumenti precedenti.
L’Italia resta comunque particolarmente esposta agli shock energetici internazionali. Il Paese è fortemente dipendente dalle importazioni di greggio e di prodotti raffinati, una condizione che rende inevitabile il rapido trasferimento delle tensioni geopolitiche sui prezzi pagati dai consumatori.
Secondo i dati diffusi da Unem, una quota significativa dei carburanti importati passa proprio attraverso lo Stretto di Hormuz. Circa il 57% del gasolio acquistato dall’Italia – pari a circa 3 milioni di tonnellate – e il 20% del jet fuel transitano infatti da questo corridoio marittimo. Molto più limitata, invece, la quota di petrolio greggio che utilizza la stessa rotta: solo il 6%, perché una parte consistente del greggio saudita raggiunge i mercati internazionali attraverso vie alternative.
Quanto all’origine delle forniture, il 42% del petrolio importato dall’Italia proviene dal continente africano, con la Libia che da sola rappresenta il 24% delle consegne. Un altro 30% arriva dall’area del Caspio, in particolare da Azerbaijan e Kazakistan, mentre circa il 13% è garantito dagli Stati Uniti.
Nel frattempo, gli effetti sui prezzi sono già tangibili. Secondo i dati settimanali del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, la benzina self service ha raggiunto in media 1,745 euro al litro, mentre il gasolio è salito a 1,869 euro. Rispetto ai valori di inizio mese, la benzina è aumentata di 7,47 centesimi al litro, pari a circa il 4,5%. Per un pieno medio da 50 litri significa una spesa aggiuntiva di 3,74 euro, che su base annua può arrivare a quasi 90 euro per famiglia.
Ancora più marcato il rincaro del diesel, che in una sola settimana è passato da 1,72069 a 1,86924 euro al litro, con un balzo dell’8,64%. Tradotto in termini concreti, ogni rifornimento costa circa 7,43 euro in più, con un impatto annuale stimato in oltre 178 euro per una famiglia che effettua due pieni al mese.
Di fronte a questi numeri, le associazioni dei consumatori tornano a chiedere un intervento fiscale. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, sostiene che per contrastare rincari e speculazioni sarebbe necessario tagliare le accise di almeno 10 centesimi al litro. Riduzioni più contenute, avverte, rischierebbero di trasformarsi in un semplice palliativo di fronte alla velocità con cui i prezzi stanno correndo.


