
La prospettiva delle prossime elezioni continua ad agitare il centrosinistra. “In qualunque momento si tornerà a votare, ci faremo trovare pronti con la coalizione progressista che siamo riusciti a costruire per le ultime regionali”, assicura la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, intervistata da la Repubblica. Parole improntate alla tranquillità, che però si scontrano con i dubbi sempre più evidenti su leadership e metodo di scelta del candidato premier nel cosiddetto campo largo.
A fotografare queste incertezze è un sondaggio realizzato dall’Istituto Piepoli per RaiNews24. Secondo la rilevazione, il 29% degli elettori di centrosinistra ritiene che per individuare il futuro candidato a Palazzo Chigi si debba ricorrere alle primarie di coalizione. Un altro 26% preferirebbe invece una soluzione più automatica: affidare la guida del governo all’esponente del partito che otterrà più voti alle elezioni.
Una quota non trascurabile degli intervistati, pari al 20%, immagina invece una terza strada: puntare su una figura esterna ai partiti, capace di tenere insieme le diverse anime della coalizione. Il dato conferma quanto il tema della leadership resti irrisolto all’interno dell’area progressista.

Il sondaggio prova anche a simulare cosa accadrebbe se davvero si svolgessero le primarie. In questo scenario il favorito risulterebbe l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che raccoglierebbe il 24% delle preferenze. Più staccata proprio Schlein, ferma all’11%, mentre al terzo posto compare la sindaca di Genova Silvia Salis con il 7%.
Il dato forse più significativo, tuttavia, è un altro: il 58% degli intervistati ha risposto “nessuno di questi”. Un segnale di scarsa partecipazione emotiva verso i possibili candidati e, allo stesso tempo, il sintomo di una leadership ancora lontana dal convincere pienamente l’elettorato progressista.
Il risultato di Conte rappresenta comunque un nodo politico per il centrosinistra. Tra gli elettori del Movimento 5 Stelle il suo consenso è quasi plebiscitario: il 90% degli elettori grillini lo indicherebbe come candidato premier. Una compattezza che rafforza la posizione dell’ex premier nei rapporti con gli alleati.
Molto più tiepido appare invece l’entusiasmo interno al Partito Democratico per la propria segretaria. Secondo la rilevazione, Schlein sarebbe sostenuta solo dal 32% degli elettori del suo stesso campo politico, un dato che evidenzia la difficoltà della leader dem a imporsi come punto di riferimento dell’intera coalizione.
Nel frattempo Conte torna a occupare la scena politica. Come osserva la giornalista Marianna Rizzini sulle pagine de Il Foglio, tra il clima internazionale segnato dalla crisi con l’Iran e il sesto anniversario del lockdown che lo vide protagonista, l’ex premier sta sfruttando ogni occasione per rilanciarsi e tornare al centro del dibattito pubblico.
La strategia è quella di una presenza costante e combattiva. Intervenendo al forum dell’ANSA, Conte ha attaccato duramente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni su vari fronti, dal referendum alla politica estera. Una raffica di slogan e stoccate che, secondo diversi osservatori parlamentari, potrebbe già rappresentare l’anteprima di una futura campagna per le primarie del centrosinistra. Il possibile tormentone, a sinistra, sembra appena cominciato.


