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“Covid, nessun allarme: terapie intensive una balla”. Condannato per il video virale girato all’ospedale in cui negava la pandemia

Pubblicato: 12/03/2026 16:28

A distanza di oltre cinque anni da quel reportage clandestino che infiammò il web, la giustizia ha presentato il conto a Francesco Fella, il 48enne trevigiano che nel novembre 2020 decise di “smascherare” la gestione pandemica all’interno dell’ospedale Ca’ Foncello. Il giudice ha emesso una sentenza di un anno di reclusione, con sospensione condizionale, riconoscendo i reati di diffamazione, violazione di domicilio e interferenza illecita. Non si tratta solo di una sanzione detentiva: l’Usl 2, costituitasi parte civile, ha ottenuto una provvisionale di 3mila euro che l’uomo dovrà versare immediatamente, in attesa che la sede civile quantifichi l’intero risarcimento danni, inizialmente stimato intorno ai 300mila euro. All’epoca, Fella definiva l’informazione sul virus come «terrorismo mediatico per nascondere il business delle mascherine», etichettando le restrizioni come vere e proprie «bugie di Stato».

Il viaggio nel silenzio dei reparti: la verità del video

Era il 10 novembre 2020, in pieno secondo lockdown, quando Fella si introdusse nel nosocomio armato di smartphone. «Siamo all’ospedale di Treviso e non c’è anima viva», sussurrava nel video mentre si aggirava tra i padiglioni, «qui non c’è niente, zero». Le immagini mostravano il piazzale delle malattie infettive e l’interno dell’accettazione, dove il 48enne incalzava le operatrici con domande spiazzanti: «Mi risulta che le rianimazioni siano quasi tutte vuote e che i pazienti non sono intubati». Il suo obiettivo dichiarato era dimostrare l’inesistenza dell’emergenza, inquadrando sale d’attesa semivuote e corridoi silenziosi, commentando con sicurezza: «Le priorità sono appena tre, emergenze zero».

Tuttavia, la realtà clinica era tragicamente opposta: dietro le porte della terapia intensiva che lui definiva «tutto vuoto», decine di persone lottavano per respirare. Lo scontro tra la narrazione complottista e la cronaca dei reparti fu immediato, suggellato dal commento di un paziente ricoverato proprio in quei giorni: «Io da 15 giorni sto solamente cercando di portare a casa la pelle… Il Covid esiste, è vero ed è terribile». L’azienda sanitaria, travolta da un picco di ricoveri senza precedenti, reagì duramente bollando quelle informazioni come «false, tendenziose e finalizzate a screditare l’attendibilità delle comunicazioni dei dati pandemici». Quella denuncia, nata per tutelare il lavoro del personale stremato, ha trovato oggi una sua conferma giudiziaria definitiva.

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