
Un’autentica bomba ecologica galleggiante sta tenendo con il fiato sospeso le autorità mediterranee. Si tratta della metaniera russa “Arctic Metagaz”, un gigante d’acciaio lungo 277 metri, avvistata mentre procede alla deriva verso le coste di Lampedusa. A lanciare l’allarme, tra i primi, è stato un post del Tg1: «Una petroliera russa alla deriva e senza equipaggio si avvicina alle acque di Lampedusa. Si ritiene che sulla nave ci siano 900 tonnellate di gasolio e due serbatoi di gas liquefatto». La situazione è critica: la nave è priva di equipaggio, evacuato d’urgenza tra il 3 e il 4 marzo 2026 dopo una serie di violente esplosioni avvenute nelle acque comprese tra Malta e la Libia. Il carico trasportato, circa 61.000 tonnellate di gas naturale liquefatto (GNL), rende il relitto un pericolo potenziale di proporzioni inaudite per l’intero ecosistema marino.
Una petroliera russa alla deriva e senza equipaggio si avvicina alle acque di Lampedusa. Si ritiene che sulla nave ci siano 900 tonnellate di gasolio e due serbatoi di gas liquefatto.#Tg1 pic.twitter.com/b61zyicxVD
— Tg1 (@Tg1Rai) March 12, 2026
Un giallo internazionale tra esplosioni e misteri
L’odissea dell’Arctic Metagaz ha avuto inizio a Murmansk lo scorso 24 febbraio, con una rotta pianificata verso Suez che si è interrotta bruscamente. Il segnale del sistema di identificazione automatica (AIS) della nave è stato perso definitivamente ieri, a circa 30 miglia nautiche dalla costa nord-orientale di Malta, sancendo il passaggio della nave in uno stato di totale abbandono, in balia di venti e correnti. Le cause che hanno ridotto il cargo in questo stato sono ancora avvolte nel mistero più fitto. I media greci hanno ipotizzato che l’imbarcazione, già soggetta a sanzioni internazionali, possa essere stata colpita intorno alle 4:00 del mattino, dando il via a una catena di esplosioni devastanti. Tuttavia, ad oggi, non vi è alcuna conferma ufficiale: rimane in piedi il dubbio se si tratti di un tragico incidente meccanico o di un deliberato attacco bellico. L’ombra delle tensioni geopolitiche globali si allunga inevitabilmente sul relitto, con gli analisti che si interrogano se l’evento sia riconducibile all’escalation delle tensioni con l’Iran o a una specifica operazione mirata in ambito ucraino. Mentre il gigante alla deriva continua la sua corsa solitaria verso sud, le unità di soccorso e le autorità competenti sono in massima allerta, pronte a intervenire per scongiurare una catastrofe ambientale che, in caso di sversamento o esplosione dei serbatoi, avrebbe conseguenze incalcolabili per le rotte marittime e per la sicurezza delle coste italiane.

