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Famiglia nel bosco, la Garante per l’Infanzia: “Dall’assistente sociale solo balle”

Pubblicato: 14/03/2026 19:49

Il caso della cosiddetta famiglia nel bosco continua a sollevare accese polemiche e uno scontro istituzionale che sembra lontano dal concludersi. Al centro della vicenda troviamo le recenti e durissime dichiarazioni di Marina Terragni, Garante nazionale per l’Infanzia e l’adolescenza, che ha deciso di intervenire pubblicamente per smentire alcune ricostruzioni circolate nelle ultime ore. La situazione riguarda il benessere di alcuni minorenni che, dopo aver vissuto in condizioni particolari con i genitori, sono stati trasferiti in una struttura protetta ormai da quasi tre mesi. Le parole della Garante puntano il dito contro la gestione della comunicazione e dei rapporti con i servizi sociali, definendo inaccettabili alcune versioni dei fatti fornite da figure professionali coinvolte nel monitoraggio dei piccoli.

Lo scontro con le assistenti sociali

La tensione è esplosa a seguito di una nota diffusa dall’avvocata Maria Pina Benedetti, la quale rappresenta l’ente gestore del Servizio sociale dei Comuni di Ambito. Secondo tale ricostruzione, ci sarebbe stata una mancata disponibilità da parte della Garante o comunque un intoppo nel dialogo durante la giornata di giovedì scorso. Marina Terragni ha replicato con estrema fermezza, utilizzando termini pesanti come balle per descrivere quanto asserito dalla controparte. La Garante ha voluto chiarire in modo categorico che non è stata lei a sottrarsi al confronto, bensì l’assistente sociale a non rendersi disponibile per un colloquio. Il clima di sfiducia è palpabile, specialmente quando Terragni rivela di non aver ricevuto nemmeno il contatto telefonico ufficiale dai servizi preposti, dovendo recuperare i recapiti necessari attraverso canali alternativi. Secondo la Garante, se mancano la trasparenza e la verità, l’interlocuzione istituzionale diventa un percorso impossibile da proseguire con profitto.

La precisazione sulle condizioni dei minori

Un altro punto fondamentale della disputa riguarda lo stato di salute e il benessere psicofisico dei bambini. La Garante ha voluto rettificare con precisione chirurgica quanto le è stato attribuito in precedenza. Sebbene alcune voci suggerissero che avesse dichiarato che i bambini stanno bene in senso assoluto, la realtà descritta da Terragni è molto più complessa e sfaccettata. Ella ha confermato che i piccoli godono di una buona salute fisica, ma ha immediatamente aggiunto una nota di forte preoccupazione per il loro equilibrio emotivo. Durante la sua visita nella struttura protetta, ha infatti riscontrato una agitazione psicomotoria notevole, accompagnata da segni evidenti di paura e diffidenza verso le persone estranee. Questi sintomi, secondo la Garante, sono la chiara manifestazione di un disagio profondo che non può essere ignorato e che deriva dai numerosi traumi che i minori hanno dovuto affrontare nel recente passato.

Il ruolo del padre e i prossimi passaggi

Mentre la battaglia verbale tra Garante e servizi sociali prosegue, la figura del padre, Nathan, emerge come un elemento centrale per il futuro della famiglia. L’uomo si è detto pronto a tutto pur di riavere con sé i figli, impegnandosi a garantire loro i requisiti fondamentali richiesti dalle autorità, ovvero una casa stabile, l’accesso regolare alla scuola e tutte le cure sanitarie necessarie. La vicenda della famiglia nel bosco ha acceso i riflettori su un sistema di tutela che spesso si muove tra burocrazia e necessità umane urgenti. Un incontro fiume della durata di tre ore ha cercato di fare luce sui prossimi step necessari per una possibile riunificazione o, quanto meno, per un miglioramento delle condizioni di vita dei bambini. La priorità assoluta resta quella di attenuare il trauma del distacco e fornire ai minori un ambiente che non sia solo fisicamente sicuro, ma anche psicologicamente rassicurante.

Le critiche alla gestione della struttura

L’intervento della Garante non si è limitato a una difesa della propria posizione, ma è diventato un atto d’accusa verso chi dovrebbe gestire la transizione dei minori verso una vita normale. Puntare il dito contro le assistenti sociali significa mettere in discussione l’intero apparato di controllo e supporto che ruota attorno ai casi di fragilità familiare. Se la Garante denuncia una mancanza di collaborazione così netta, il rischio è che a pagarne le conseguenze siano proprio i bambini, intrappolati in un conflitto tra adulti e istituzioni. La necessità di una verità condivisa e di una cooperazione leale tra le parti è l’unico modo per uscire da questa situazione di stallo che vede i piccoli vivere in una condizione di sospensione emotiva da troppo tempo.

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