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Kabul: “Centinaia morti in un raid su un centro medico”. Il Pakistan nega

Pubblicato: 17/03/2026 09:04

La tensione tra Kabul e Islamabad ha raggiunto un punto di rottura drammatico dopo le notizie di un devastante attacco aereo che avrebbe colpito il cuore della capitale afghana. Le autorità del governo talebano hanno lanciato un’accusa pesantissima, sostenendo che “almeno 400 persone sono state uccise e 250 ferite in un raid aereo pachistano su un ospedale per la riabilitazione da droghe a Kabul”. Secondo le ricostruzioni fornite dai vertici locali, l’operazione avrebbe preso di mira una struttura civile dedicata al recupero di soggetti vulnerabili, trasformando in poche ore un centro di cura in un teatro di morte e macerie. La portata del massacro, se confermata, rappresenterebbe una delle peggiori stragi di civili in territorio afghano degli ultimi anni, aggravando una crisi diplomatica già profondamente segnata da reciproche accuse di sostegno al terrorismo transfrontaliero.

Le versioni contrapposte: obiettivi militari o strage di civili?

La risposta di Islamabad non si è fatta attendere, respingendo categoricamente ogni accusa di aver colpito deliberatamente un obiettivo sanitario. Il Pakistan ha infatti bollato l’affermazione del governo afghano come “falsa e fuorviante”, sostenendo al contrario di aver condotto un’operazione chirurgica contro bersagli strategici. Le autorità pachistane hanno dichiarato di aver “colpito con precisione installazioni militari e infrastrutture di supporto al terrorismo”, rivendicando la legittimità del raid come misura necessaria per neutralizzare minacce dirette alla propria sicurezza nazionale. Secondo questa versione, l’intervento sarebbe stato mirato esclusivamente a basi logistiche utilizzate da gruppi armati per lanciare attacchi oltre il confine, smentendo quindi il coinvolgimento di strutture ospedaliere o centri di riabilitazione.

Tuttavia, le testimonianze che giungono da Kabul dipingono un quadro radicalmente diverso. Hamdullah Fitrat, vice portavoce dei talebani, ha fornito dettagli specifici sull’accaduto, collocando temporalmente l’attacco nella serata di lunedì. Fitrat afferma che il raid ha centrato in pieno “l’ospedale statale Omid”, una struttura nota per il suo ruolo nel contrasto alla piaga della tossicodipendenza che affligge il Paese. Il portavoce ha aggiunto con amarezza che “gran parte”dell’edificio è andata completamente perduta, risultando di fatto “distrutta” dalla potenza delle esplosioni. Le immagini che circolano mostrano cumuli di detriti e soccorritori impegnati in una corsa contro il tempo per estrarre sopravvissuti dalle rovine di quello che era considerato un pilastro della sanità pubblica locale.

La comunità internazionale osserva con crescente apprensione l’escalation tra i due Paesi, nel timore che lo scontro possa degenerare in un conflitto regionale di più ampie proporzioni. Mentre il bilancio delle vittime resta tragicamente alto, la discrepanza tra le versioni ufficiali alimenta un clima di sospetto e rabbia. Se da un lato il Pakistan insiste sulla natura militare degli obiettivi colpiti, dall’altro le autorità di Kabul utilizzano il caso dell’ospedale Omid come prova inconfutabile di una violazione della sovranità nazionale e dei diritti umani. In questo scenario, la verità sulle 400 vite spezzate rischia di rimanere schiacciata tra le esigenze della propaganda e le necessità della difesa strategica, in un confine che si fa sempre più sottile e pericoloso.

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