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Crisi del petrolio, l’effetto sul carrello degli italiani: quanto costeranno pomodori, zucchine e melanzane tra un mese

Pubblicato: 17/03/2026 10:26

La crisi energetica torna a bussare alle porte delle famiglie italiane e questa volta rischia di arrivare direttamente nel carrello della spesa. La tensione sul petrolio, alimentata dalla crisi nello Stretto di Hormuz, non riguarda soltanto le grandi rotte commerciali o i mercati finanziari: l’effetto più rapido si manifesta spesso nei prodotti quotidiani, quelli che finiscono sulle tavole ogni giorno. Tra trasporti, fertilizzanti, energia per le serre e costi di distribuzione, il sistema agricolo europeo è profondamente legato al prezzo dell’energia. Quando il petrolio sale, l’agricoltura lo sente quasi subito.

Per questo gli economisti dell’agroalimentare guardano con attenzione a ciò che potrebbe accadere nelle prossime settimane. Non si parla di una crisi di disponibilità – l’Italia resta un grande produttore di ortofrutta – ma di un aumento graduale dei prezzi. In altre parole, la verdura continuerà ad arrivare nei mercati e nei supermercati, ma costare di più. Il passaggio dai campi ai banchi di vendita dipende da una filiera lunga e complessa, in cui il prezzo dell’energia pesa ormai in modo determinante.

Pomodori e zucchine, i più esposti ai rincari

Gli ortaggi più sensibili all’aumento dei costi energetici sono quelli freschi e deperibili, che richiedono trasporto rapido, refrigerazione e spesso coltivazioni in serra. In questa categoria rientrano soprattutto pomodori, zucchine, peperoni e melanzane.

Se la crisi energetica dovesse proseguire per tutto il prossimo mese, i prezzi potrebbero aumentare in modo visibile già tra aprile e l’inizio di maggio. I pomodori, uno dei prodotti più consumati in Italia, potrebbero passare mediamente da circa 2,50 euro al chilo nei supermercati a una fascia compresa tra 2,80 e 3 euro, con aumenti più marcati per le varietà come ciliegino e grappolo. Le zucchine, che negli ultimi anni sono diventate molto sensibili alle oscillazioni dei costi di produzione, potrebbero salire da circa 2 euro al chilo a 2,30-2,40 euro.

Gli ortaggi più “resistenti” all’aumento

Non tutti i prodotti agricoli reagiscono allo stesso modo alla crisi energetica. Alcuni ortaggi hanno cicli produttivi più lunghi, sono più conservabili e richiedono meno passaggi logistici immediati. In questi casi l’effetto del petrolio è più limitato.

Le patate, per esempio, potrebbero aumentare solo leggermente: da circa 1,50 euro al chilo a una fascia tra 1,60 e 1,65 euro. Anche cipolle e carote dovrebbero restare relativamente stabili, con rincari nell’ordine di pochi centesimi al chilo. Le insalate potrebbero invece muoversi in modo intermedio, passando da circa 1,80 euro al chilo a poco più di 2 euro nei punti vendita meno promozionati.

Questo perché i prodotti che possono essere stoccati o che hanno una filiera meno frenetica riescono ad assorbire meglio gli aumenti energetici. Al contrario, gli ortaggi che devono arrivare rapidamente sul banco del supermercato risentono subito di qualsiasi variazione nei costi.

Il vero rischio per le famiglie

Nel giro di un mese non si vedranno raddoppi dei prezzi. Il rischio è più sottile: un aumento diffuso di 10-15% su molti prodotti freschi, che alla fine della spesa si traduce in qualche euro in più ogni settimana. Su base mensile, per una famiglia media, l’impatto potrebbe significare 15-25 euro in più nel budget alimentare.

È un meccanismo che l’Italia ha già visto in passato. Quando il petrolio sale rapidamente, l’effetto arriva prima sui prodotti freschi, poi lentamente si trasferisce anche ad altri alimenti. Per questo la crisi energetica non resta mai confinata ai mercati internazionali: nel giro di poche settimane finisce quasi sempre nel luogo più concreto possibile, il banco dell’ortofrutta.

Se la tensione sul petrolio dovesse rientrare rapidamente, l’aumento potrebbe restare contenuto. Ma se la crisi dovesse prolungarsi, gli ortaggi potrebbero essere soltanto il primo segnale di una nuova stagione di rincari nel carrello della spesa.

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Ultimo Aggiornamento: 17/03/2026 16:19

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