
La vittoria del No al referendum sulla riforma della giustizia prende forma anche a Napoli, dove magistrati e pubblici ministeri si sono ritrovati per seguire insieme lo spoglio. Quando il vantaggio del No diventa sempre più netto, nella sede dell’Associazione magistrati partenopea scatta un momento simbolico: nella sala risuona il canto di “Bella ciao”, intonato da giudici e pm di diverse generazioni, a segnare il clima di soddisfazione per l’esito della consultazione.
Il clima nella sede dell’Anm e gli applausi per Policastro
Nella piccola sala, attorno a una televisione, si raccolgono numerosi magistrati, guidati dalla presidente della giunta distrettuale Leda Rossetti. Tra i presenti anche figure di primo piano come Ettore Ferrara, già presidente del tribunale di Napoli e oggi coordinatore del comitato per il No. L’arrivo del procuratore generale Aldo Policastro, protagonista nei mesi scorsi di un acceso confronto con il ministro della Giustizia Carlo Nordio, viene accolto da un applauso convinto.
Dopo i primi exit poll, accolti con prudenza, è il dato dello scrutinio – intorno al 50% delle schede esaminate – a far sciogliere definitivamente la tensione, con il No stabilmente in vantaggio. “Potrebbe essere l’ultima volta che siamo uniti”, scherza Pierluigi Picardi, da poco in pensione ed ex presidente del tribunale di Napoli Nord.
Gratteri segue lo spoglio dalla Procura
Diversa la scelta del procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che ha seguito l’andamento del voto dal proprio ufficio in Procura. Anche lui, durante la campagna referendaria, si era espresso apertamente contro la riforma, intervenendo più volte nel dibattito pubblico.
Il clima che si respira tra i magistrati napoletani riflette così l’importanza attribuita all’esito del referendum, considerato un passaggio cruciale per il futuro della giustizia e per l’equilibrio tra poteri dello Stato.


