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Referendum, nel centrodestra parte la resa dei conti: Nordio resta, Del Mastro verso l’uscita

Pubblicato: 23/03/2026 17:41

La sconfitta al referendum sulla riforma della giustizia apre una crepa nel centrodestra, ma non colpisce tutti allo stesso modo. Se il ministro Carlo Nordio appare destinato a restare al suo posto, pur indebolito politicamente, il vero punto di caduta sembra essere il sottosegretario Andrea Del Mastro. Nelle ultime ore, tra retroscena e indiscrezioni rilanciate anche da ambienti mediatici, prende forma uno scenario che a Palazzo Chigi viene ormai dato per probabile: il sacrificio politico di Del Mastro per chiudere il fronte delle polemiche.

Nordio resta, ma la riforma è sconfitta

Il primo dato è politico: il referendum boccia la cosiddetta riforma Nordio, un progetto fortemente voluto dal governo e difeso in prima persona dal Guardasigilli. Eppure, nonostante la sconfitta, pure nel suo feudo a Treviso, il ministro non sembra essere in discussione. La linea prevalente nella maggioranza è quella di separare il destino della riforma da quello del suo promotore, anche perché un passo indietro di Nordio aprirebbe una crisi ben più ampia, mettendo in discussione l’intero impianto della politica giudiziaria del governo.

Non è un caso che durante la campagna referendaria il ministro sia rimasto il volto principale del Sì, sostenendo che la riforma avrebbe rafforzato l’indipendenza della magistratura. Una posizione che ora esce politicamente sconfitta, ma che non sembra sufficiente – almeno per ora – a determinarne l’uscita.

Il caso Del Mastro: la miccia che può far saltare tutto

Diversa, e molto più fragile, la posizione di Andrea Del Mastro. Il sottosegretario alla Giustizia è arrivato al voto già indebolito da settimane di polemiche, soprattutto legate al caso dei suoi rapporti societari con ambienti collegati indirettamente alla criminalità organizzata, ma anche per aver criticato più volte la riforma Nordio. Vicende, queste, che hanno pesato e non poco sulla campagna referendaria.

A Palazzo Chigi il dossier Del mstro era stato congelato fino al voto, per evitare di aprire una crisi nel momento più delicato. Una scelta consapevole: rinviare ogni decisione a urne chiuse. Ora però quel congelamento si scioglie. Già nei giorni precedenti si parlava apertamente della possibilità di dimissioni dopo il referendum e nelle ultime ore il quadro si è fatto ancora più netto.

Il retroscena che circola – e che viene dato come sempre più credibile – è quello di una uscita pilotata, quasi inevitabile, per evitare che il caso Del Mastro continui a logorare il governo. Non solo per ragioni etiche o giudiziarie, ma per un calcolo politico: offrire un “capro espiatorio” e chiudere rapidamente una stagione di polemiche.

Una resa dei conti inevitabile

Il referendum non è stato soltanto una sconfitta su una riforma, ma un detonatore interno alla maggioranza. Ha messo in evidenza errori comunicativi, divisioni latenti e soprattutto punti di vulnerabilità politica. Del Mastro è uno di questi, probabilmente il più esposto.

Il centrodestra, in queste ore, sembra aver già fatto una scelta implicita: proteggere la linea politica sacrificando l’anello più debole. Nordio resta, perché rappresenta l’architrave della riforma (anche se bocciata). Del Mastro, invece, rischia di diventare il prezzo da pagare per chiudere la partita.

Non è ancora una decisione ufficiale. Ma, come spesso accade nella politica italiana, quando un retroscena diventa così insistente, significa che la direzione è già tracciata.

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Ultimo Aggiornamento: 23/03/2026 17:51

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