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A Roma la festa del NO al referendum, “Meloni a casa”

Pubblicato: 23/03/2026 19:42

La notte della vittoria del No al referendum sulla giustizia si trasforma in una festa di piazza nel cuore della Capitale. A Piazza Barberini esplode la gioia dei sostenitori contrari alla riforma, con centinaia di persone radunate per celebrare un risultato che ha ribaltato le aspettative della vigilia.

La manifestazione, convocata dalla CGIL, assume subito i contorni di una celebrazione politica e sociale. Bandiere, cori e slogan riempiono la piazza, trasformandola in un simbolo della mobilitazione che ha accompagnato la campagna referendaria.

Tra i presenti si mescolano sigle e sensibilità diverse: dal Partito Democratico a Potere al Popolo, passando per associazioni, studenti e attivisti. Un fronte eterogeneo che trova nel risultato del voto un punto di convergenza e una rivendicazione comune.

A colpire è anche la presenza dei giovani, con striscioni che sintetizzano lo spirito della serata. “L’Italia che resiste” si legge su uno dei cartelli più fotografati, mentre dalla piazza si alza un coro netto contro la premier Giorgia Meloni: “Deve andare a casa”, scandiscono i manifestanti.

Nemmeno la pioggia leggera riesce a disperdere la folla. L’atmosfera resta carica, quasi liberatoria, come se il risultato referendario avesse dato voce a una domanda di partecipazione rimasta a lungo compressa nel dibattito politico nazionale.

Tra gli interventi più attesi, quello del sindaco di Roma Roberto Gualtieri, che parla senza mezzi termini di “riforma sbagliata” e di un metodo “inaccettabile”. Per il primo cittadino, il voto rappresenta una bocciatura non solo nel merito ma anche nel modo in cui si è tentato di modificare la Costituzione.

Gualtieri insiste sul significato politico dell’alta affluenza, interpretandola come un segnale preciso: i cittadini, sottolinea, hanno respinto l’idea di cambiare le regole fondamentali “a colpi di maggioranza” senza un confronto ampio con le istituzioni e con la magistratura.

Dal palco allestito su un camion prende poi la parola Maurizio Landini, accolto da applausi e slogan. Il leader sindacale definisce la giornata “l’inizio di una nuova primavera”, dando al risultato del referendum un significato che va oltre il singolo quesito.

Nel suo intervento, Landini lega la vittoria del No a una critica più ampia all’esecutivo: “Questo governo non rappresenta la maggioranza del Paese”, afferma, invitando l’esecutivo ad “ascoltare il voto”. Il messaggio che arriva da Piazza Barberini è chiaro: non solo una riforma respinta, ma una richiesta di cambiamento che ora entra a pieno titolo nel confronto politico nazionale.

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