
A un certo punto del pomeriggio, quando l’esito del referendum sulla giustizia appare ormai indirizzato verso la vittoria del No, arriva un dato destinato a far discutere. L’exit poll Opinio per Rai 1 fotografa un quadro inatteso, subito rilanciato dagli analisti.
Tra questi, Lorenzo Pregliasco sottolinea l’elemento più sorprendente: nel centrodestra i voti per il No sarebbero stati più numerosi dei Sì nel centrosinistra. Un ribaltamento che, se confermato, racconta una dinamica elettorale ben più complessa delle tradizionali divisioni politiche.
I numeri, come sempre in questi casi, vanno maneggiati con cautela. Tuttavia, entrando nel dettaglio dei singoli partiti, emergono indicazioni che rafforzano l’idea di un voto trasversale e in parte imprevedibile.
Il dato più clamoroso riguarda Forza Italia: nonostante il forte sostegno alla riforma, il 17,9% dei suoi elettori avrebbe votato No. Una frattura interna significativa, che segnala come il messaggio politico non sia stato recepito in modo uniforme.
Percentuali rilevanti si registrano anche nella Lega, con il 14,1% di No, e in Fratelli d’Italia, dove la quota contraria si attesterebbe all’11,2%. Numeri che, pur minoritari, contribuiscono a spiegare il risultato finale.
Sul fronte opposto, l’elettorato delle opposizioni appare più compatto, ma non monolitico. Nel Partito Democratico i Sì si fermano al 9,6%, mentre tra Alleanza Verdi e Sinistra scendono al 6,9%. Più sorprendente il dato del Movimento 5 Stelle, dove il 13% avrebbe comunque sostenuto la riforma.
A delineare ulteriormente il quadro è la geografia del voto. Il Sì resiste solo in tre regioni: Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Veneto, tutte tradizionalmente amministrate dal centrodestra, dove la riforma riesce a mantenere un consenso maggioritario.
Specularmente, il No domina nelle storiche roccaforti progressiste. In Toscana si registra il picco nazionale con il 58%, mentre l’Emilia-Romagna si distingue per l’affluenza più alta e un No al 57%, confermando una mobilitazione particolarmente intensa.
Proprio dalla Toscana arriva il commento del governatore Eugenio Giani, che parla di “successo netto” e di un segnale politico chiaro contro ogni tentativo di intervento sulla magistratura. Sulla stessa linea Michele De Pascale, che definisce il voto una lezione contro “l’arroganza di cambiare unilateralmente la Costituzione”. Un messaggio che, ancora una volta, va ben oltre il merito della riforma.


