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Guerra, Trump: “La guerra è finita”. Il Pentagono vuole schierare altri tremila soldati

Pubblicato: 24/03/2026 18:35

La guerra tra Iran e Israele entra in una fase nuova, più pericolosa ma anche più politica, in cui accanto ai missili e ai raid comincia a prendere forma il futuro. Non è solo un conflitto che si combatte sul terreno: è una partita che riguarda il potere, la guida del Paese e gli equilibri dell’intero Medio Oriente. Ed è qui che arriva il segnale più significativo delle ultime ore: gli Stati Uniti stanno valutando con discrezione un possibile nuovo leader iraniano, individuato nel presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, figura ritenuta da alcuni ambienti della Casa Bianca un interlocutore praticabile nella fase post-conflitto. Una mossa che cambia la prospettiva della guerra, perché implica che Washington non si limita più a contenere Teheran, ma ragiona su chi potrà guidarla domani. Intanto, sul campo, la tensione resta altissima: missili, droni e raid si moltiplicano dal Libano al Golfo, mentre i mercati reagiscono con nervosismo e il petrolio torna sopra i 100 dollari al barile. È il segnale di una crisi che non si è affatto raffreddata.
Tra escalation militare e primi tentativi di negoziato, il conflitto entra così in una fase sospesa, in cui ogni mossa può cambiare non solo l’esito della guerra, ma anche il volto politico dell’Iran. La Casa Bianca in mattinata ha parlato di “situazione fluida” riguardo ai negoziati che sarebbero in corso con Teheran, mentre gli stati del Golfo valutano un intervento al fianco di Usa e Israele nel caso in cui gli attacchi iraniani non dovessero cessare.

20.32 – Trump: “La guerra è finita”
Trump: oggi ci hanno fatto un grande regalo su Hormuz, la guerra è vinta, vogliono disperatamente un accordo

È un Trump decisamente ottimista quello che parla alla Casa Bianca della guerra in Iran: «Sapete, non mi piace dirlo, ma abbiamo vinto. La guerra è stata vinta. Chi sostiene il contrario fa parte delle fake news»,  ha detto il presidente. Le persone iraniane con cui gli Stati Uniti stanno negoziando «hanno fatto un grosso regalo su petrolio e gas» all’amministrazione americana, ha spiegato Trump. «Abbiamo a che fare con un gruppo di persone che, a mio parere, si sono dimostrate all’altezza, e il regalo che ci hanno fatto è stato molto significativo, e avevano promesso di farlo, e così è stato, e sono gli unici che avrebbero potuto farlo», ha affermato spiegando che il regalo è legato al «flusso attraverso lo Stretto» di Hormuz. Trump ha aggiunto che «abbiamo ucciso tutti i leader dell’Iran, ora c’è un nuovo gruppo. C’è stato un cambio di regime», precisando però di «non fidarsi» neanche dei nuovi leader. Il presidente sostiene che gli iraniani «vogliono fortemente un accordo» e «hanno accettato di non avere mai un’arma nucleare» e ha aggiunto che gli inviati speciali Jared Kushner e Steve Witkoff sono supportati nei colloqui dal segretario di Stato, Marco Rubio, dal vicepresidente J.D. Vance e da altri funzionari.

19.44 Trump: “Stiamo parlando con le persone giuste; vogliono accordo”
“Stiamo parlando con le persone giuste, e loro vogliono concludere un accordo a tutti i costi, non avete idea di quanto ci tengano”. Lo ha dichiarato il presidente americano, Donald Trump, che ha rivendicato ancora una volta “il successo enorme ottenuto in Iran”

18.30 “Pronti altri 3.000 soldati”
Il Pentagono prevede di dispiegare 3.000 soldati della divisione di elite dell’esercito in Medio Oriente a sostegno delle operazioni in Iran. Lo riporta il Wall Street Journal, secondo il quale l’ordine scritto per il dispiegamento è atteso a ore. Lo schieramento dell’82ma divisione, spiegano le fonti, apre a Donald Trump la possibilità di perseguire diverse opzioni strategiche

17.15 Ucciso quindicenne in Libano
Un adolescente è stato ucciso e una persona è rimasta ferita durante un’operazione israeliana nel sud del Libano. Lo ha reso noto il ministero della Salute libanese. L’agenzia di stampa nazionale israeliana, che cita il Centro operativo per le emergenze sanitarie, ha dichiarato che le forze israeliane sono entrate all’alba nella città di Halta, nel distretto di Hasbaya, e hanno rapito un residente. Secondo il comunicato, l’operazione è stata condotta sotto un intenso fuoco nemico, provocando la morte di un ragazzo di 15 anni e il ferimento di un’altra persona

16.10 L’Iran alza la post
L’Iran ha notevolmente irrigidito la sua posizione negoziale da quando è iniziata la guerra e se tornasse a sedere al tavolo con gli Stati Uniti pretenderebbe tra l’altro il controllo formale dello Stretto di Hormuz. Lo riferisce la Reuters citando tre fonti iraniane. Dall’attacco di Stati Uniti e Israele, il 28 febbraio, i Guardiani della rivoluzione hanno sempre più peso nelle decisioni e dunque se davvero vi fossero di nuovo negoziati seri, presenterebbero agli Usa una lista di richieste di peso. Non solo Teheran chiederebbe la fine delle ostilità, ma anche garanzie contro future azioni militari, compensazioni per le perdite subite e il controllo appunto di Hormuz. L’Iran rifiuterebbe poi di trattare su qualsiasi limitazione al proprio programma missilistico balistico, un tema che fin qui Washington ha sempre considerato una linea rossa

13.20 Libano, raid israeliano a Beirut e nel sud: almeno 8 morti
I raid aerei israeliani attuati nelle ultime ore hanno causato almeno otto morti, di cui tre nella periferia di Beirut e cinque nel sud Libano. Secondo il ministero della Saluto, nell’attacco che ha colpito la località di Bchamoun, a sud-est di Beirut, è stata uccisa una bambina di quattro anni e altre quattro persone sono rimaste ferite. Bchamoun non è una roccaforte di Hezbollah, sulla carta nel mirino dell’Idf. Durante la notte, una serie di attacchi ha colpito i quartieri della periferia meridionale di Beirut, secondo quanto riportato dall’Agenzia nazionale di informazione libanese, in particolare Haret Hreik, quasi del tutto evacuato dai residenti.
La stessa fonte ha riferito di altri attacchi in diverse aree dell’est e del sud del Libano, in particolare contro alcune stazioni di servizio della compagnia al-Amana, che Israele accusa di finanziare Hezbollah. Nel sud, l’esercito israeliano ha colpito la città costiera di Tiro, uccidendo cinque persone, secondo quanto riferito dal ministero della Salute.

11:57 – Iran nomina Zolghadr nuovo segretario del Consiglio di sicurezza nazionale
Cambio ai vertici della sicurezza iraniana. Mohammad Bagher Zolghadr è stato nominato segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, succedendo ad Alì Larijani. La nomina, approvata dalla Guida Suprema Mojtaba Khamenei, è stata formalizzata con decreto presidenziale. Ex comandante delle Guardie della Rivoluzione, Zolghadr arriva da un ruolo chiave nel Consiglio per il Discernimento, segnale di un rafforzamento della linea interna nel pieno della crisi.

11:39 – Reuters: Trump punta all’accordo, Israele scettico sulle possibilità
Donald Trump sarebbe determinato a raggiungere un’intesa con l’Iran per fermare le ostilità, ma da Israele emergono forti dubbi sulla riuscita dei negoziati. Secondo fonti citate da Reuters, funzionari israeliani ritengono improbabile che Teheran accetti le condizioni americane, che includerebbero limiti ai programmi nucleari e missilistici. Le trattative, interrotte a fine febbraio con l’escalation militare, restano quindi incerte nonostante le aperture dichiarate da Washington.

10:14 – Casa Bianca: “La situazione sui negoziati è fluida”
La Casa Bianca mantiene una linea prudente sui contatti con l’Iran, definendo “fluida” la situazione dei negoziati per una possibile de-escalation. Dopo le dichiarazioni di Donald Trump su presunti progressi e su un accordo vicino su diversi punti chiave, la portavoce Karoline Leavitt ha sottolineato che sono in corso “discussioni diplomatiche delicate” e che gli Stati Uniti non intendono negoziare attraverso i media. Le ipotesi su un possibile incontro diretto, anche a Islamabad, vengono quindi ridimensionate: eventuali sviluppi, ha precisato, saranno comunicati solo attraverso canali ufficiali.

09:52 – Wall Street Journal: i Paesi del Golfo valutano un coinvolgimento contro l’Iran
Gli alleati degli Stati Uniti nel Golfo Persico starebbero valutando un possibile coinvolgimento nel conflitto contro l’Iran. Secondo il Wall Street Journal, le tensioni crescenti e gli attacchi che stanno colpendo l’area stanno spingendo diversi Paesi a irrigidire le proprie posizioni, anche se al momento non si parla ancora di un intervento militare diretto. Resta però alta la pressione, soprattutto per il rischio che Teheran possa rafforzare il proprio controllo sullo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio energetico globale.

09:31 – Israele, quattro feriti a Tel Aviv dopo l’attacco missilistico iraniano
È stato aggiornato a quattro il bilancio dei feriti nell’attacco missilistico iraniano su Tel Aviv. Lo riferiscono i servizi medici israeliani, precisando che le persone coinvolte sono state soccorse sul posto e non necessitano di ricovero ospedaliero. L’episodio si inserisce nel quadro di una nuova escalation tra Iran e Israele, con attacchi e contrattacchi che continuano a colpire le principali aree urbane.

08:37 – Attacchi di Israele e Usa contro impianti gas in Iran
Nuova escalation sul fronte energetico. Nonostante gli annunci di Trump, due stabilimenti del gas e un gasdotto in Iran sarebbero stati colpiti da attacchi attribuiti a Israele e Stati Uniti, proprio poche ore dopo le parole del presidente Usa sul rinvio dei raid contro infrastrutture energetiche. Secondo l’agenzia iraniana Fars, sono stati presi di mira un edificio amministrativo del gas e una stazione di regolazione della pressione a Isfahan, con danni definiti parziali. Un altro attacco avrebbe interessato il gasdotto collegato alla centrale elettrica di Khorramshahr, nel sud-ovest del Paese. L’episodio alimenta le tensioni già altissime, anche alla luce delle dichiarazioni di Trump su presunti colloqui con Teheran, smentiti però dalle autorità iraniane.

06:42 – Petrolio sopra i 100 dollari
Il petrolio Brent torna sopra la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, segnando un nuovo rialzo dopo il brusco crollo registrato nei giorni precedenti. Il movimento dei prezzi riflette l’estrema volatilità legata agli sviluppi della guerra: il rinvio degli attacchi americani aveva temporaneamente raffreddato i mercati, ma il ritorno delle tensioni militari e l’incertezza sulle prossime mosse di Washington e Teheran hanno riacceso immediatamente la pressione. Il Brent sale fino a 102,84 dollari, mentre il West Texas Intermediate raggiunge quota 91,20, confermando una dinamica di forte instabilità che preoccupa soprattutto Europa e Paesi importatori.

04:15 – Nuova ondata di missili iraniani
L’Iran annuncia una nuova ondata di missili diretti contro Israele, in un’escalation che conferma come la pressione militare non stia diminuendo nonostante i segnali diplomatici. La notizia arriva dalla televisione di Stato iraniana e si inserisce in una strategia di attacchi ripetuti e ravvicinati, pensati per mantenere alta la tensione sul fronte israeliano. Le difese aeree restano in stato di massima allerta, mentre le autorità israeliane continuano a monitorare possibili impatti nel nord del Paese e nelle aree più esposte.

03:26 – Rimbalzo del greggio dopo il crollo
Dopo il tonfo superiore al 10% registrato nelle ore precedenti, il mercato del greggio reagisce con un rimbalzo significativo. Il Brent guadagna il 2,9% fino a 102,84 dollari al barile, mentre il WTI segna un aumento del 3,5% arrivando a 91,20 dollari. Un recupero che dimostra quanto i mercati siano legati in tempo reale alle decisioni politiche e militari: basta un cambio di scenario, come il rinvio degli attacchi o l’ipotesi di negoziati, per invertire la tendenza. Ma la volatilità resta elevata e il quadro complessivo continua a essere dominato dall’incertezza.

03:18 – Colpite infrastrutture energetiche iraniane
Due razzi colpiscono obiettivi sensibili in Iran, causando danni a infrastrutture energetiche strategiche. Nel sud-ovest, a Khorramshahr, viene centrato un gasdotto nei pressi di una centrale elettrica, mentre a Isfahan vengono colpiti edifici amministrativi collegati a una stazione di servizio. La notizia, diffusa dall’agenzia Fars, conferma come il sistema energetico iraniano sia diventato uno dei bersagli principali del conflitto. Colpire queste infrastrutture significa incidere direttamente sulla capacità economica e logistica del Paese, aumentando la pressione interna sul regime.

02:34 – Allarmi nel Golfo, missili intercettati
La tensione si allarga a tutto il Golfo Persico, dove diversi Paesi attivano le difese aeree. Il Bahrein fa scattare le sirene di allarme missilistico, mentre il Kuwait conferma di aver ingaggiato missili in arrivo nel proprio spazio aereo. Si tratta di segnali che indicano un possibile allargamento del conflitto, con il rischio che altri attori regionali vengano coinvolti direttamente. Le autorità locali parlano di interventi riusciti, ma il livello di allerta resta massimo.

02:32 – Arabia Saudita abbatte 19 droni
L’Arabia Saudita dichiara di aver intercettato e abbattuto almeno 19 droni nella propria provincia orientale, una delle aree più sensibili per la produzione petrolifera mondiale. L’episodio conferma come anche le infrastrutture energetiche saudite siano sotto minaccia, alimentando il timore di un impatto diretto sui flussi globali di energia. Le difese del regno restano attive e in coordinamento con gli alleati internazionali.

02:16 – Blackout parziali in Kuwait
In Kuwait, le operazioni di difesa aerea producono effetti collaterali significativi: le schegge generate dall’intercettazione dei missili danneggiano sette linee elettriche ad alta tensione. Il risultato è una serie di blackout parziali che colpiscono diverse aree del Paese. Il ministero dell’Energia assicura che i tecnici sono al lavoro per ripristinare il servizio, ma l’episodio dimostra quanto il conflitto stia incidendo anche sulla vita civile.

02:05 – Raid in Iraq, ucciso comandante Pmf
Un attacco aereo colpisce il quartier generale delle Forze di mobilitazione popolare nella provincia irachena di Anbar, causando la morte del comandante Saad Dawai al-Baiji e di altri miliziani. Il gruppo, formalmente integrato nell’esercito iracheno ma con ampia autonomia operativa, accusa gli Stati Uniti di essere responsabili dell’operazione. L’episodio rischia di aprire un nuovo fronte di tensione in Iraq, già teatro di attacchi incrociati negli ultimi giorni.

02:00 – Israele colpisce Hezbollah a Beirut
Raid israeliani colpiscono la periferia sud di Beirut, area considerata una roccaforte di Hezbollah. Le operazioni avvengono dopo nuovi avvisi di evacuazione rivolti alla popolazione civile. Le immagini mostrano colonne di fumo e incendi diffusi, mentre l’esercito israeliano rivendica di aver preso di mira infrastrutture strategiche del gruppo sciita sostenuto dall’Iran. Il Libano resta uno dei fronti più caldi del conflitto.

00:39 – Bombardamenti sulla periferia di Beirut
Gli attacchi israeliani proseguono nella notte con nuovi bombardamenti su diversi quartieri della periferia sud della capitale libanese. I jet volano a bassa quota e colpiscono obiettivi ritenuti collegati a Hezbollah. Migliaia di residenti avevano già lasciato l’area nelle ore precedenti, ma la situazione umanitaria resta critica, con incendi e distruzioni diffuse.

00:31 – Nuovi missili contro Israele
L’esercito israeliano segnala un nuovo attacco missilistico proveniente dall’Iran, con lanci diretti verso il nord del Paese. Le squadre di emergenza intervengono dopo alcune segnalazioni di impatto, mentre le sirene risuonano in diverse città. Il sistema di difesa continua a essere messo sotto pressione da attacchi sempre più frequenti.

00:28 – Gli Usa valutano un nuovo leader iraniano
L’amministrazione Trump valuta con crescente attenzione la figura di Mohammad Bagher Ghalibaf come possibile interlocutore e futuro leader dell’Iran. Secondo fonti interne, si tratta di un’ipotesi ancora preliminare, ma significativa perché indica una strategia che va oltre il conflitto militare e guarda alla fase successiva. Ghalibaf, attuale presidente del Parlamento, è considerato da alcuni ambienti americani un candidato in grado di gestire una transizione e negoziare un accordo, ma la decisione finale resta aperta e complessa.

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Ultimo Aggiornamento: 25/03/2026 13:35

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