
Il terremoto politico innescato dai 15 milioni e mezzo di no al referendum sulla giustizia sta ridisegnando i confini del potere a Roma. Per il campo largo, il risultato di questo 24 marzo 2026 non è solo un dato numerico, ma un vero e proprio «avviso di sfratto» che Giuseppe Conte ha voluto recapitare direttamente a Palazzo Chigi e a Giorgia Meloni. La sonora bocciatura della riforma governativa ha impresso un’accelerazione improvvisa alle grandi manovre del centrosinistra: i tempi per rompere gli indugi sono maturati e la coalizione progressista guarda già alle prossime politiche con una nuova consapevolezza. L’obiettivo ora è strutturare un’alternativa solida, partendo dalla scelta dell’uomo che dovrà guidare la sfida al centrodestra.
Referendum Giustizia 2026: vince il No e si aprono le primarie
Il leader del Movimento 5 Stelle, cavalcando l’onda del successo referendario, ha fatto per la prima volta un’apertura netta verso le primarie di coalizione. Sebbene la prudenza resti d’obbligo, il messaggio è inequivocabile: «M5S ci sarà». Conte non ha intenzione di lasciare il campo libero e detta già la linea per la consultazione popolare che dovrà individuare il futuro premier. Secondo l’ex avvocato del popolo, non si potrà prescindere da un coinvolgimento diretto della base: «Non possiamo soffocare la voglia dei cittadini di essere protagonisti, quindi apriamo alla prospettiva delle primarie», ha dichiarato, precisando che non dovranno essere espressione di «qualche apparato», ma un momento di democrazia aperta per trovare l’interprete più competitivo per il programma.
Anche Matteo Renzi, tra i primi a fiutare il cambio di vento, spinge per una consultazione rapida, convinto che il centrosinistra sia ormai «nelle condizioni di vincere le politiche». Per il leader di Italia Viva, il voto di ieri segna inesorabilmente la fine del «tocco magico di Meloni». Nel frattempo, tra i corridoi dei palazzi romani, si inizia già a ipotizzare la data per questo grande appuntamento democratico: gennaio sembra essere il mese designato per trasformare l’entusiasmo del referendum in un’onda lunga elettorale. Persino le ali più radicali del campo largo, come Avs, sembrano disposte ad ammorbidire i veti storici. Come sottolineato da Angelo Bonelli, da oggi «cambia la musica» e serve coraggio per costruire una proposta che non lasci spazio a ulteriori tentennamenti.

