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Referendum, psicodramma Forza Italia: Marina Berlusconi delusa, contatti con Meloni

Pubblicato: 24/03/2026 10:13

Il giorno dopo il referendum è il più difficile per Forza Italia, colpita non solo dalla sconfitta politica ma soprattutto da una frattura interna che i numeri rendono evidente. Il dato più pesante è quello della dissidenza elettorale: quasi un elettore su cinque non ha seguito la linea del partito sulla riforma simbolo, la separazione delle carriere. Un risultato che sorprende e amareggia, soprattutto ai vertici storici del movimento.

Tra i più colpiti c’è Marina Berlusconi, che nelle ultime settimane si era esposta in prima persona a sostegno del Sì. Nelle ore successive al voto viene descritta come “delusa” e “amareggiata”, pur mantenendo un atteggiamento rispettoso verso il risultato. La giornata si è consumata tra telefonate e confronti: contatti con Giorgia Meloni per condividere la lettura del voto e interlocuzioni con Antonio Tajani, prima e dopo il risultato. Un segnale chiaro di quanto il passaggio sia stato percepito come critico anche all’interno dell’ex “real casa” di Arcore.

Pressione su Tajani e richiesta di rinnovamento

Nonostante il malumore, non si profila al momento un regolamento di conti immediato. Il segretario Antonio Tajani non appare formalmente in discussione: “Ha fatto quello che poteva”, filtra dall’entourage berlusconiano. Ma questo non significa immobilismo. Anzi, cresce la richiesta di un rinnovamento interno, soprattutto ai livelli intermedi della classe dirigente.

Tra le ipotesi che circolano c’è quella di anticipare i congressi regionali, con un possibile avvio già nelle prossime settimane. Un modo per riorganizzare il partito senza mettere direttamente in discussione la leadership, ma segnalando che qualcosa deve cambiare.

Malumori e resa dei conti nei territori

Intanto, dentro Forza Italia si cercano responsabilità. I risultati territoriali alimentano tensioni: la Sicilia finisce sotto osservazione, così come il Piemonte e la Calabria, dove il dato del No ha superato le aspettative negative. Il confronto interno si intreccia con le dinamiche di leadership, con alcuni governatori indicati come possibili alternative future a Tajani.

Non mancano neppure le critiche esterne. Francesca Pascale attacca apertamente: “Tajani non ha leadership”, sostenendo che molti elettori non si siano sentiti rappresentati. Una lettura che, seppur proveniente dall’esterno, intercetta un malessere reale tra gli azzurri.

Frizioni nella maggioranza e il nodo Delmastro-Bartolozzi

Il malcontento non si ferma ai confini del partito. Tra gli azzurri cresce l’irritazione verso gli alleati, in particolare per la scarsa mobilitazione della Lega e per alcune figure del governo ritenute controproducenti nella campagna referendaria. Nel mirino finiscono soprattutto Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi, considerati da più di un esponente forzista come fattori di danno per il fronte del Sì.

Non a caso, tra le ipotesi che circolano c’è quella di una richiesta informale a Palazzo Chigi per una riflessione sulla loro permanenza nell’esecutivo. Un segnale politico che somiglia a un avvertimento, se non a un vero e proprio benservito.

La linea pubblica e il messaggio a Meloni

In pubblico, Tajani mantiene toni istituzionali: “Ci inchiniamo al popolo sovrano”, ribadisce, sottolineando l’alta partecipazione come segnale positivo. Ma sotto traccia il partito è attraversato da tensioni che difficilmente si riassorbiranno in tempi brevi.

Intanto, da Forza Italia arriva anche un messaggio politico alla premier sul futuro: sulla legge elettorale serve un confronto più ampio. “Bisogna sedersi con l’opposizione e trovare un equilibrio”, avverte Giorgio Mulè. Un’indicazione che va oltre il referendum e apre il capitolo successivo: quello della ridefinizione degli equilibri politici, dentro e fuori la maggioranza.

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