
Il referendum era partito in sordina, il suo tecnicismo, spesso inspiegabile alla maggioranza degli italiani, era confinato tra i giuristi e gli addetti alla giustizia, i quali erano divisi non diciamo equamente ma significativamente. C’erano magistrati per il si, autorevoli giuristi di chiara estrazione del centrosinistra anch’essi schierati ed in campo per la riforma del governo, pur essendo la stessa zoppicante sul piano della scrittura e certamente non condivisa tra le forze politiche. C’erano pure soggetti ai margini del centrosinistra schierati per il si o astenuti. E se il fuoco della politica non fosse stato acceso al referendum sarebbero andate a votare molte meno persone. E qui arriva l’errore politico, il primo di Giorgia Meloni fino ad oggi.
Il centrosinistra, seppur frazionato, diviso come si è visto un’ora dopo il voto su chi comanda, ha colto un’opportunità, ed ha parlato non in giuridichese ma alla pancia degli italiani, quelli giudicati ora “ignoranti” da una parte politica che sulla pancia ci ha campato per decenni. Il governo, e quindi la Meloni, doveva tenere i toni non bassi, bassissimi, ma non ci è riuscita, non le viene naturale. Si è fatta forse fuorviare da sondaggisti statistici, ma senza capacità di analisi sociologica e politica, i quali dicevano che oltre una certa affluenza il Si avrebbe avuto più chance. Per cui la stura di dichiarazioni, di testimonial del quesito in chiave riformista che sembravano più dei randellatori o tragediatori che prefiguravano una fuga all’estero se avesse prevalso il fronte del No.
Il paese è stanco, non cresce produttivamente, il PNRR nessuno lo vede come il Ponte sullo Stretto, non crescono soprattutto i salari che sono rimasti fermi al millennium bug, le bollette non decrescono, la benzina cresce nonostante gli assurdi palliativi, le ore lavorate, in nero o meno, sono superiori a quelle di quasi tutti i paesi europei, e di lavoratori alla Glovo ce ne sono tantissimi. Soprattutto il paese è in economia e stato d’animo di guerra, con un mondo che sembra impazzito, con gli alleati che se va bene non ti insultano mentre cantano Killing me softly.
In un paese cosi angosciato, forse il maggior consumatore al mondo di gastroprotettori, tu cali una campagna divisiva che colpisce lo stomaco? Lo possono fare le opposizioni, come Meloni sa benissimo per averlo fatto più volte, non coloro che per funzione governano. Aveva, per continuare a governare, un solo colpo in canna, la legge elettorale che essendo ordinaria non necessita di referendum, ma ha prima giocato la carta del riformismo, come Renzi. Ed ha perso, perché il paese angosciato e spaventato ha voluto conservare qualcosa a cui aggrapparsi, la Costituzione. Fa sorridere che lo spirito di conservazione punisca la leader europea dei conservatori.
Lei è brava, ha la “cazzimma”, ed ha incassato il colpo. Ma gli italiani dimenticano tutto, ma non chi è perdente, perché loro, quegli stessi che l’hanno portata a Chigi, salgono solo sui carri vincenti. E lei, per la prima volta, ha perso.


