Vai al contenuto

L’eccezione egiziana: perché l’Iran non osa attaccare il Cairo

Pubblicato: 24/03/2026 14:59

Nel grande scacchiere mediorientale, la strategia iraniana degli ultimi vent’anni si legge come un manuale di espansione per procura: i proxy Houthi trasformano lo Yemen in una piattaforma missilistica, Hezbollah tiene in ostaggio il Libano, le milizie filo-iraniane frammentano l’Iraq e la Siria, e attacchi diretti o indiretti hanno raggiunto il territorio israeliano e le infrastrutture energetiche saudite. Quasi nessun paese della regione è rimasto immune dalla proiezione di forza di Teheran. Quasi nessuno: l’Egitto è rimasto fuori da questa mappa dell’aggressione. Non per dimenticanza, né per affinità ideologica. Ma per calcolo strategico freddo e razionale.

Il peso che Teheran non può ignorare

L’Egitto non è un paese qualunque. Con oltre 110 milioni di abitanti è il paese arabo più popoloso del mondo, e dispone di uno degli eserciti più grandi e meglio equipaggiati della regione — circa 440.000 effettivi attivi, con una forza aerea che poche potenze regionali possono eguagliare. A differenza del Libano, dello Yemen o dell’Iraq, l’Egitto non presenta le fratture settarie o istituzionali che Teheran ha storicamente sfruttato per infiltrarsi e radicarsi. Lo Stato egiziano, per quanto afflitto da profonde difficoltà economiche, mantiene un controllo interno che non lascia spazio ai network di milizie filo-iraniani.

Per Teheran, colpire l’Egitto — direttamente o attraverso proxy — non significherebbe agitare un paese fragile: significherebbe provocare una potenza. Il calcolo rischio-beneficio è impietoso. Un’azione contro Il Cairo non produrrebbe la destabilizzazione controllata che l’Iran ha ottenuto altrove; rischierebbe invece di compattare un fronte arabo-sunnita già in fase di riorganizzazione.

Al-Sisi e la nuova geometria del Golfo

Negli ultimi mesi, il presidente Abdel Fattah Al-Sisi ha intensificato una diplomazia del Golfo che va ben oltre la routine dei rapporti bilaterali. Le visite nelle capitali del GCC — Riyadh, Abu Dhabi, Doha — hanno segnalato qualcosa di più di una semplice ricerca di sostegno finanziario, di cui l’Egitto ha storicamente bisogno. Si tratta della costruzione di un’architettura di sicurezza condivisa, fondata su interessi convergenti: la stabilità del Mar Rosso, il contenimento dell’influenza iraniana, la gestione dei flussi migratori e la sicurezza energetica.

L’Arabia Saudita di Mohammed bin Salman ha tutto l’interesse a tenere l’Egitto saldamente nel proprio campo. Un asse Cairo-Riyadh, con la benedizione tacita di Washington e la solidità militare che solo l’Egitto può portare sul tavolo, rappresenta per Teheran uno scenario da scongiurare. Non è un caso che la Repubblica Islamica abbia investito politicamente nel tentativo di mantenere aperti canali con Il Cairo — compresa la normalizzazione diplomatica avviata negli anni scorsi — pur sapendo che quella relazione rimarrà asimmetrica e diffidente.

NEOM e la posta economica

C’è una dimensione che va oltre la sicurezza, e che potrebbe rivelarsi altrettanto decisiva: il progetto NEOM. L’iniziativa saudita da 500 miliardi di dollari — la città-stato futuristica nel nord-ovest dell’Arabia Saudita — sta espandendo la propria proiezione strategica verso i territori egiziani adiacenti al Golfo di Aqaba. L’isola di Tiran, restituita all’Arabia Saudita nel 2017 con una mossa che suscitò polemiche interne egiziane, è parte di questo ecosistema. Ma la logica infrastrutturale di NEOM guarda anche al Sinai egiziano come a un’area di complementarità economica, turistica e logistica.

Se l’Egitto dovesse integrarsi formalmente nelle rotte economiche e nei corridoi di investimento del progetto, il legame con Riyadh diventerebbe strutturale — non più solo politico, ma economicamente vincolante. Per l’Iran, questo scenario equivale a perdere definitivamente qualsiasi margine di manovra con Il Cairo. Teheran non può offrire all’Egitto quello che il Golfo gli offre: capitali, infrastrutture, accesso ai mercati globali.

La trappola che l’Iran non può permettersi di aprire

La logica strategica iraniana nella regione si basa su un principio collaudato: intervenire dove lo Stato è debole, la società è frammentata, e il costo dell’intervento è basso. L’Egitto nega tutte e tre le condizioni. Non c’è una comunità sciita significativa da mobilitare. Non ci sono istituzioni fragili da infiltrare. E il costo di un’escalation con Il Cairo — in termini di deterrenza militare, risposta regionale e reazione americana — sarebbe proibitivo.

In questo senso, l’Egitto funziona come una sorta di “deterrente passivo”: la sua stessa entità fisica e strategica protegge il paese senza che debba fare nulla di straordinario. È la massa gravitazionale a tenerlo al sicuro, non un sistema di difesa missilistico o un’alleanza formale.

Scenari futuri: la formalizzazione del fronte

La domanda geopolitica più rilevante per il medio termine non è se l’Iran attaccherà l’Egitto — non lo farà — ma se e quanto l’Egitto si legherà formalmente al blocco anti-iraniano del Golfo. Una cosa è una relazione privilegiata con Riyadh e Abu Dhabi; un’altra è l’adesione a una struttura di sicurezza collettiva che includa componenti di difesa integrata, condivisione dell’intelligence e deterrenza coordinata.

Se quel salto avvenisse, la geometria regionale cambierebbe in modo significativo. L’Iran si troverebbe a fronteggiare non più singole potenze, ma un arco che va dal Golfo Persico al Mediterraneo orientale, con l’Egitto come perno di massa. In quel contesto, la prudenza iraniana nei confronti del Cairo — oggi tattica — diventerebbe strutturale e irreversibile.

Per ora, Teheran preferisce non disturbare il gigante sul Nilo. Sa che svegliarlo potrebbe costare più di qualunque guadagno strategico nella partita regionale.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure