
Daniela Santanché si è appena dimessa da Ministro del Turismo.
Il terremoto politico che sta scuotendo i palazzi del potere romano sembra essere giunto al suo atto finale. Secondo le ultime indiscrezioni che filtrano dagli ambienti vicini al governo, e secondo quanto risultava poco fa a Nicolaporro.it, il ministro del Turismo Daniela Santanchè era ormai prossima a rassegnare le dimissioni, accogliendo l’invito pressante rivoltole direttamente da Giorgia Meloni. L’annuncio ufficiale, che segnerebbe una svolta clamorosa nella compagine ministeriale, era atteso proprio intorno alle 18 di questa sera. La partita, giocata sul filo di una tensione altissima, ha subito un’accelerazione brutale dopo lo scossone del referendum sulla giustizia, i cui risultati hanno spinto la premier a cambiare radicalmente le carte in tavola per blindare la tenuta dell’esecutivo.
Dimissioni epistolari: Santanché ha scritto una lettera a Giorgia Meloni
Santanché si è dimessa scrivendo una lettera alla premier Meloni.
“Cara Giorgia ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione. Ti ringrazio per i riconoscimenti e per la fiducia che mi hai dimostrato in questi anni di guida del ministero del turismo. Ho voluto (e spero mi capirai) che fosse pubblicamente chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo perché, come ho sempre detto, mi sarei dimessa solo di fronte ad una tua esplicita e pubblica richiesta. Volevo fosse chiaro, per la mia onorabilità, che faccio un passo indietro, non dovuto solo di fronte alla richiesta che il capo del mio Partito ritiene utile e opportuna. Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato e che per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio.
Ieri forse bruscamente (capirai il mio stato d’animo) ti ho rappresentato la mia non disponibilità ad una mia immediata dimissione perché volevo fosse separata sia dai commenti sul referendum perché non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio.Volevo che le mie dimissioni inoltre fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’On Delmastro che pure paga un prezzo alto. Chiarito questo non ho difficoltà a dire “obbedisco“ e a fare quello che mi chiedi.
Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri. Tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento.
Cari saluti. Daniela”
Il repulisti di Giorgia Meloni: cadono Delmastro e Bartolozzi
Voci di corridoio descrivono una leader di Fratelli d’Italia furente, decisa a fare pulizia interna dopo una serie di passi falsi che hanno indebolito l’immagine della maggioranza. Al termine di riunioni fiume, Meloni avrebbe già ottenuto la testa di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi. Il sottosegretario alla Giustizia paga caro lo scivolone sul caso della bisteccheria legata ad ambienti malavitosi, ammettendo lui stesso con amarezza: «sono stato sprovveduto». Per la Bartolozzi, invece, pesano come macigni le dichiarazioni sui magistrati definiti un «plotone di esecuzione» durante la campagna referendaria, oltre alle ombre del caso Almasri che continuano a rincorrerla. Ma è il destino della Santanchè a rappresentare il vero colpo di scena di questa giornata convulsa.
Nonostante il ministro del Turismo non sia stata in prima linea nella battaglia referendaria, le due grane giudiziarie che pendono sul suo capo sono diventate insostenibili per la premier. Meloni avrebbe chiesto ripetutamente a Daniela di lasciare autonomamente, ma di fronte alla resistenza del ministro — culminata ieri sera in un comunicato sugli “appuntamenti confermati” — la presidenza del Consiglio ha rotto gli indugi con una nota senza precedenti, chiedendo ufficialmente un passo indietro «per senso di responsabilità».
La Santanchè, dopo una mattinata trascorsa blindata nel suo ufficio senza rilasciare dichiarazioni ai cronisti, sembra ora pronta alla resa. Mentre le opposizioni affilano le armi con una mozione di sfiducia attesa alla Camera lunedì, il ministro starebbe limando i dettagli del suo addio. La parola fine su questa intricata vicenda politica potrebbe essere scritta tra pochi minuti, sancendo un rimpasto forzato che nessuno, fino a pochi giorni fa, avrebbe osato prevedere.


