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Schlein trema, arriva lei: la sindaca Salis gela le primarie e punge Meloni

Pubblicato: 26/03/2026 13:14

C’è un momento, in politica, in cui la parola “primarie” smette di suonare come festa della democrazia e diventa una miccia. Nel pieno delle scosse dopo il referendum sulla giustizia, a riaccendere il dibattito nel campo progressista ci pensa la sindaca di Genova, Silvia Salis, con una presa di posizione secca.

Il punto è semplice e tagliente: no alle primarie in questa fase. Non per snobismo verso la partecipazione, ma per paura dell’effetto boomerang. E nel frattempo, il suo sguardo non risparmia neppure il governo: su Giorgia Meloni il giudizio è una stoccata che pesa.

Primarie sì, ma non adesso

Salis non demonizza lo strumento. Lo dice chiaramente: «Sono uno strumento di partecipazione popolare». Però la parola chiave, oggi, è un’altra: divisive.

Il suo ragionamento è pragmatico, quasi da regia dietro le quinte: portare in piazza le differenze interne, adesso, sarebbe un regalo alla destra. «Darebbero argomenti per colpirci sulle nostre divisioni», avverte. E in un centrosinistra che cerca ancora la quadra, l’ultima cosa è offrire munizioni all’avversario.

silvia salis

Il retroscena: l’asse Schlein-Conte e la guerra delle leadership

Le parole della sindaca arrivano mentre prende forma il confronto tra le diverse anime della coalizione, con il presunto asse tra Elly Schlein e Giuseppe Conte e l’ipotesi di primarie di coalizione per scegliere una guida condivisa.

Ed è qui che Salis sposta l’attenzione: il problema, suggerisce, non è “chi” comanda, ma “cosa” si propone. In altre parole: prima la sostanza, poi la passerella.

Il vero obiettivo: parlare a chi ha votato No

Per Salis, la bussola non dovrebbe essere il casting del leader. Dovrebbe essere la realtà. E la realtà, numeri alla mano, parla dei 14 milioni e mezzo di italiani che hanno votato No.

«Quei 14 milioni e mezzo di italiani che hanno votato No non chiedono come scegliamo il leader», spiega, «ma vogliono risposte su lavoro, sanità, sicurezza e pressione fiscale».

Il giudizio su Meloni: compattezza di facciata

La lettura politica della sindaca passa anche dal fronte opposto. Il governo guidato da Giorgia Meloni, secondo lei, mostra crepe che diventano visibili proprio dopo il referendum e le dimissioni di alcuni esponenti.

La frase è una fotografia impietosa: «La destra ostenta una compattezza che in realtà non ha». E rincara con un’immagine da torre di carte: il sistema sarebbe fragile, perché «quando togli una tessera, cadono anche le altre».

Dimissioni della premier? Salis frena

Nonostante l’affondo, Salis non cavalca scenari estremi. Non spinge sull’idea di un passo indietro della premier, anzi: prende le distanze da chi vorrebbe trasformare ogni scossa in un terremoto definitivo.

È un equilibrio studiato: critica netta, ma senza proclami. Perché il bersaglio, nel suo racconto, non è lo show della crisi. È la credibilità di una proposta alternativa.

Il nodo Salis: chiamata in causa, ma porta chiusa

E poi c’è la domanda che aleggia come un tormentone pop: e se il nome “giusto” fosse proprio lei? Nel dibattito sulla leadership del centrosinistra, Silvia Salis viene evocata come possibile figura di sintesi.

Ma la risposta, per ora, è un no con i piedi ben piantati a terra: «Sono la sindaca di Genova e non parteciperò a una gara per andare via dalla mia città». Niente corsa, niente endorsement, nessun tifo organizzato.

Lo spiraglio che lascia tutto aperto

La chiusura, però, non è un lucchetto. È più una porta accostata. Se il suo nome dovesse emergere come frutto di una mediazione tra i leader, ammette che «ci rifletterei».

Non è un annuncio, non è una candidatura. È un segnale: nel centrosinistra la partita è ancora aperta, e il tema della leadership resta un campo di battaglia. Con una certezza, però, che Salis ha scolpito: prima di scegliere il volto, bisogna avere una storia da raccontare.

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