
Alla vigilia del vertice del G7 in Francia, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha chiarito il tono della posizione statunitense, segnando una distanza netta rispetto agli alleati europei. Parlando con i giornalisti prima della partenza da Washington, Rubio ha dichiarato: «Non sono lì per renderli felici», sottolineando che la sua priorità resta esclusivamente l’interesse nazionale americano.
Il capo della diplomazia Usa ha comunque cercato di mantenere un registro istituzionale, affermando di aspettarsi “ottimi incontri” con gli omologhi del G7. Ma il messaggio politico è apparso inequivocabile: «Le persone che mi interessa rendere felici sono i cittadini degli Stati Uniti. Non lavoro per la Francia, la Germania o il Giappone».
Le tensioni con la NATO e il nodo Iran
Le dichiarazioni arrivano in un momento di forte frizione tra Washington e i partner occidentali. Nelle ore precedenti al viaggio di Rubio, il presidente Donald Trump aveva criticato apertamente i Paesi della NATO per la loro riluttanza a partecipare alle operazioni militari contro l’Iran, accusandoli di non sostenere adeguatamente Stati Uniti e Israele.
Secondo ricostruzioni di fonti diplomatiche riportate da Reuters e AP, diversi Paesi europei stanno mantenendo una linea più prudente, preoccupati per il rischio di una escalation regionale e per le conseguenze economiche e geopolitiche di un conflitto diretto con Teheran.
La linea americana: “Dovrebbero essere grati”
Rubio ha rilanciato la posizione dell’amministrazione americana anche durante una riunione di gabinetto, difendendo l’approccio deciso della Casa Bianca. «Francamente, penso che i paesi di tutto il mondo, anche quelli che si lamentano, dovrebbero essere grati che gli Stati Uniti abbiano un presidente disposto ad affrontare una minaccia come questa», ha dichiarato.
Una linea che riflette l’impostazione già emersa negli ultimi giorni a Washington, dove l’Iran viene descritto come una minaccia strategica globale, non solo per gli Stati Uniti ma anche per gli alleati europei.
Un G7 segnato dalle divisioni
Secondo analisi pubblicate da Politico Europe, il vertice del G7 si apre così in un clima di tensione e disallineamento, con gli Stati Uniti che spingono per un maggiore coinvolgimento militare e diplomatico contro Teheran, mentre molti partner europei insistono sulla necessità di evitare un allargamento del conflitto.
Il rischio è quello di un G7 meno compatto rispetto al passato, con divergenze non solo sulla gestione della crisi iraniana, ma anche sul ruolo degli Stati Uniti nella sicurezza globale e sul peso che gli alleati devono assumersi nelle operazioni militari.
In questo contesto, le parole di Rubio appaiono come un segnale chiaro: Washington intende guidare la risposta alla crisi, anche a costo di accentuare le fratture con i partner occidentali.


