
Il referendum lascia il segno ma non cambia i rapporti di forza. Il sondaggio realizzato dall’istituto Only Numbers di Alessandra Ghisleri fotografa un sistema politico in movimento lento, dove le variazioni sono contenute ma politicamente significative. Il dato che pesa di più è il calo di Fratelli d’Italia, che scende al 27,8% perdendo 1,5 punti: una flessione netta, che segna una prima vera botta per Giorgia Meloni dopo mesi di stabilità. Non è un crollo, ma è un segnale politico chiaro, soprattutto perché arriva all’indomani di un passaggio elettorale importante.
Accanto a FdI rallentano anche gli alleati. Forza Italia si attesta all’8,8% (-0,2), mentre la Lega scende all’8,1% (-0,4). Nel complesso, il centrodestra perde terreno e si ferma al 45,2%, lasciando sul campo oltre due punti. Eppure, nonostante il calo, la coalizione mantiene ancora un vantaggio sul fronte opposto, segno che il sistema resta sostanzialmente equilibrato e ancora lontano da un vero ribaltamento.
Cresce il M5S, il campo largo non basta
Sul versante opposto, il dato più rilevante è la crescita del Movimento 5 Stelle, che sale al 12,1% con un balzo di 1,6 punti. È il partito che intercetta meglio il clima post-referendario, mentre il Partito Democratico arretra al 21,9% (-1,1). Le altre forze del campo largo si muovono poco: Alleanza Verdi e Sinistra al 6,4%, Italia Viva al 2,6% e +Europa all’1,3%.
Il totale del campo largo arriva così al 44,3%, in leggero aumento ma ancora insufficiente per agganciare il centrodestra. Il sorpasso, evocato alla vigilia, non c’è. E questo è forse il dato politico più importante: nonostante il calo di Meloni, l’opposizione non riesce ancora a trasformarlo in vantaggio competitivo.
Indecisi decisivi e partita aperta
A rendere il quadro ancora più fluido è il peso degli indecisi e dell’astensione, che raggiungono il 45,5%. Un bacino enorme che rende ogni previsione fragile e spiega perché le oscillazioni restino contenute. Più che uno spostamento netto, si registra una fase di attesa, in cui una parte consistente dell’elettorato non ha ancora scelto da che parte stare.
In questo scenario, la vera variabile resta la legge elettorale. Con il sistema attuale, i due blocchi restano in equilibrio, ma con un meccanismo a premio di maggioranza il centrodestra trasformerebbe il vantaggio in una maggioranza solida. È qui che si giocherà la partita vera: non nei singoli punti percentuali, ma nella capacità delle coalizioni di organizzarsi e sfruttare le regole del gioco.


