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Caso Pizzaballa, Israele: «Stop per sicurezza». Meloni: «Offesa ai credenti», Apertura di Netanyahu

Pubblicato: 29/03/2026 19:50

Si arricchisce di un nuovo elemento la vicenda che ha coinvolto il cardinale Pierbattista Pizzaballa, a cui è stato impedito l’ingresso al Santo Sepolcro durante la Domenica delle Palme. Dopo le dure reazioni della politica italiana, arriva infatti la posizione ufficiale delle autorità di Israele, che parlano di una decisione presa esclusivamente per ragioni di sicurezza.

Secondo quanto riferito dalla polizia, la richiesta del Patriarca è stata esaminata ma non accolta nell’ambito dell’operazione “Ruggito del Leone”, che ha portato alla chiusura di diversi luoghi della Città Vecchia di Gerusalemme. Le restrizioni, spiegano le autorità, sono state adottate per prevenire rischi concreti in un’area dove l’accesso dei mezzi di soccorso è limitato e complesso, soprattutto in presenza di grandi flussi di fedeli.

La linea del governo italiano

La risposta italiana è stata immediata e netta. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito l’episodio «inaccettabile» e ha annunciato la convocazione dell’ambasciatore israeliano alla Farnesina per chiedere chiarimenti. Il vicepremier ha inoltre disposto che l’ambasciatore italiano in Israele esprimesse formalmente lo sdegno di Roma, ribadendo la necessità di garantire sempre la libertà religiosa.

Sulla stessa linea la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha parlato di «offesa ai credenti e alla libertà religiosa». La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha telefonato al cardinale Pizzaballa per esprimere e rinnovare la propria vicinanza personale e quella del Governo italiano, a seguito del divieto imposto oggi dalle autorità israeliane di celebrare la Messa della Domenica delle Palme presso il Santo Sepolcro.

Le motivazioni israeliane e il nodo sicurezza

Nel comunicato ufficiale, la polizia israeliana ha evidenziato come la conformazione della Città Vecchia renda difficoltoso intervenire rapidamente in caso di emergenze. Una criticità che, secondo le autorità, giustifica limitazioni anche in occasione di celebrazioni religiose di grande affluenza.

È stato inoltre ribadito che la libertà di culto resta garantita, ma può essere temporaneamente subordinata alle esigenze di sicurezza. Le misure adottate, spiegano le autorità, sono state pensate per evitare situazioni di pericolo in un contesto ritenuto altamente sensibile.

La reazione del Patriarcato: “Precedente grave”

Di tutt’altro tono la nota del Patriarcato latino di Gerusalemme, che parla di un fatto senza precedenti. Per la prima volta da secoli, denunciano, ai capi della Chiesa cattolica è stato impedito di celebrare la messa della Domenica delle Palme nel luogo più sacro della cristianità.

Il provvedimento viene definito «gravemente sproporzionato» e contrario ai principi di ragionevolezza e libertà di culto. Il Patriarcato sottolinea inoltre di aver sempre rispettato le restrizioni imposte durante il conflitto, rinunciando a celebrazioni pubbliche e trasmettendo le funzioni ai fedeli in tutto il mondo.

L’apertura di Netanyahu dopo le tensioni

Poche ore dopo l’incidente, arriva però un primo segnale di apertura dall’ufficio del premier Benjamin Netanyahu. Viene esclusa qualsiasi intenzione ostile e si parla di una scelta dettata solo dalla sicurezza del cardinale e del suo seguito.

Allo stesso tempo, il governo israeliano annuncia di essere al lavoro su un piano per consentire ai leader religiosi di pregare nei luoghi sacri nei prossimi giorni, proprio in considerazione della centralità della Pasqua per milioni di fedeli.

Dietro il caso, le tensioni con la Santa Sede

L’episodio si inserisce in un clima già teso tra Israele e Vaticano, legato ai conflitti in Medio Oriente e alla guerra che coinvolge Gaza, Libano e Iran. Le parole dello stesso Pizzaballa, che nei giorni scorsi aveva condannato l’uso della religione per giustificare la guerra, riflettono un contesto sempre più complesso.

Mentre il cardinale veniva fermato a Gerusalemme, da Roma arrivava anche il richiamo del Papa alla pace, con un messaggio netto contro ogni strumentalizzazione della fede nei conflitti. Un intreccio di diplomazia, religione e sicurezza che trasforma l’episodio del Santo Sepolcro in un vero e proprio caso internazionale.

Il confronto diplomatico

Sulla vicenda è intervenuto anche l’ambasciatore israeliano Jonathan Peled, che ha sostenuto come il cardinale fosse stato informato in anticipo del divieto. La decisione, ha spiegato, è stata «necessaria» e legata esclusivamente alla tutela delle vite umane.

Peled ha inoltre sottolineato come Gerusalemme resti un’area complessa e segnata da tensioni, dove la sicurezza deve avere priorità. Pur riconoscendo la sensibilità della comunità cristiana, il diplomatico ha parlato di un dialogo aperto con l’Italia, evidenziando come eventuali divergenze tra Paesi alleati possano essere affrontate attraverso il confronto istituzionale.

Nel frattempo, il caso continua ad avere un forte impatto politico, con Roma che chiede spiegazioni formali e mantiene alta l’attenzione sulla tutela dei luoghi santi e dei diritti dei fedeli.

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Ultimo Aggiornamento: 29/03/2026 20:33

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