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Anarchici assaltano troupe Rai a Roma, giornalista minacciata in diretta. La Russa: “Grave episodio”

Pubblicato: 29/03/2026 18:11

Il clima di tensione che caratterizza alcune aree del dissenso politico a Roma è sfociato in un nuovo e preoccupante atto di violenza ai danni di chi svolge il lavoro di informazione sul campo. Nella mattinata di domenica 29 marzo 2026, una giornalista della TgR Lazio e i tecnici della sua troupe sono stati vittime di un assalto fisico e verbale mentre cercavano di documentare un presidio organizzato da gruppi appartenenti alla galassia anarchica. L’evento si è consumato in una zona semicentrale della capitale, tra la circonvallazione Tuscolana e via Lemonia, dove i manifestanti si erano riuniti per una iniziativa di protesta. Quello che doveva essere un normale servizio di cronaca si è trasformato in pochi istanti in uno scenario di intimidazione che ha scosso non solo il mondo del giornalismo, ma anche le istituzioni nazionali.

La dinamica dell’aggressione

Secondo le ricostruzioni fornite dalla stessa testata regionale della Rai, la cronista era impegnata a raccogliere testimonianze dirette per comprendere le ragioni della mobilitazione. Proprio mentre stava intervistando uno dei partecipanti, la situazione è degenerata senza alcun preavviso. Un gruppo di persone presenti al presidio ha circondato gli operatori dell’informazione iniziando a rivolgere loro pesanti minacce. In un crescendo di aggressività, il microfono della giornalista è stato strappato con forza dalle sue mani e scagliato violentemente a terra, rendendo di fatto impossibile la prosecuzione del collegamento e del lavoro di documentazione. Questo gesto simbolico e materiale di rifiuto del dialogo rappresenta un segnale inquietante della chiusura ideologica che anima certi settori della protesta radicale.

L’iniziativa non era stata preventivamente autorizzata dalle autorità di pubblica sicurezza, fattore che ha contribuito a rendere l’atmosfera ancora più elettrica. La nota ufficiale della TgR Lazio ha chiarito che la troupe si trovava sul posto esclusivamente per esercitare il diritto di cronaca, un pilastro fondamentale di ogni società democratica. Tuttavia, la presenza delle telecamere è stata percepita dai manifestanti come una intrusione ostile, portando a una reazione scomposta che si inserisce in un quadro di crescente ostilità verso il servizio pubblico. La zona tra il Tuscolano e via Lemonia è stata così teatro di una compressione della libertà di stampa attuata attraverso la forza, impedendo che l’opinione pubblica potesse essere informata correttamente su quanto stava accadendo durante il presidio.

La condanna delle istituzioni

Non si è fatta attendere la reazione della seconda carica dello Stato, il presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha preso posizione con parole estremamente ferme. Egli ha definito l’accaduto come l’ennesimo grave episodio di intimidazione ai danni dei professionisti dell’informazione. La Russa ha espresso la sua totale solidarietà ai giornalisti coinvolti e a tutta l’azienda Rai, sottolineando come il clima che si respira attualmente nelle piazze e persino all’interno delle facoltà universitarie stia diventando sempre più preoccupante. La condanna della presidenza del Senato non riguarda solo l’atto fisico in sé, ma punta il dito contro una deriva politica che vede nel giornalista un nemico da mettere a tacere piuttosto che un tramite necessario per la partecipazione democratica.

Le conseguenze per l’informazione

Questo vile attacco riporta al centro del dibattito pubblico il tema della sicurezza per chi lavora ogni giorno sulle strade per raccontare i fatti di cronaca. Non si tratta di un caso isolato, come ricordano purtroppo altri precedenti che hanno visto le troupe della Rai colpite in contesti differenti, dalle periferie degradate alle zone di conflitto internazionale. La reiterazione di simili atti di violenza rischia di produrre un effetto di autocensura o, peggio ancora, di creare delle zone d’ombra dove l’informazione non può più arrivare per timore di ritorsioni fisiche. È fondamentale che le autorità competenti facciano piena luce sull’episodio e che i responsabili vengano identificati, affinché il lavoro dei giornalisti possa continuare a essere garantito in totale libertà e senza il rischio di subire aggressioni per il solo fatto di impugnare un microfono o accendere una telecamera.

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