
Per tornare nel Paradiso del Mondiale, l’Italia dovrà attraversare un vero e proprio inferno. A Zenica, dove gli azzurri affronteranno la Bosnia nella finale playoff, sono attese condizioni estreme: pioggia, freddo e un campo al limite della praticabilità.
Una partita che si annuncia complicata non solo sul piano tecnico, ma anche ambientale. Tra tifosi a ridosso del terreno di gioco, uno stadio poco accogliente e un clima ostile, la Nazionale si prepara a una sfida in cui non è concesso sbagliare.
Campo pesante e ambiente ostile
Il terreno di gioco si presenta in condizioni precarie, reso ancora più difficile dalle precipitazioni e dalla neve caduta nei giorni scorsi. Il rischio è quello di una gara sporca, in cui tecnica e qualità potrebbero essere limitate da un campo fangoso.
Anche lo stadio di Zenica, noto per il suo ambiente caldo e poco confortevole, contribuirà a creare un contesto sfavorevole per gli azzurri. Una scelta che sembra favorire la Bosnia, pronta a sfruttare ogni dettaglio per ridurre il gap tecnico.
Le scelte di Gattuso
Il commissario tecnico Gennaro Gattuso si affiderà ai suoi uomini migliori, con pochi dubbi di formazione. L’unico vero ballottaggio riguarda il centrocampo, dove si giocano una maglia Locatelli e Cristante, anche in funzione della necessità di maggiore fisicità su un campo pesante.
In attacco confermata la coppia Kean-Retegui, nonostante le buone indicazioni arrivate da Pio Esposito, che dovrebbe partire dalla panchina come possibile arma a gara in corso.
Una partita da dentro o fuori
Il peso della partita è enorme. Dopo anni difficili e due Mondiali mancati, l’Italia si gioca tutto in novanta minuti. La Bosnia, al contrario, arriva senza pressioni, pronta a sfruttare ogni difficoltà degli avversari.
Gli azzurri dovranno compiere soprattutto un lavoro mentale: restare concentrati, isolarsi dall’ambiente e adattarsi alle condizioni. Perché a Zenica non basterà essere più forti, servirà essere più solidi.
La partenza è prevista nel pomeriggio, con arrivo tra Sarajevo e Zenica prima della rifinitura. Poi il conto alla rovescia verso una sfida che può cambiare il futuro della Nazionale: dall’inferno bosniaco al sogno Mondiale.


