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Tajani, il segretario è in minoranza anche alla Camera

Pubblicato: 30/03/2026 17:49

Il clima nelle stanze romane di Forza Italia è diventato elettrico, una polveriera pronta a esplodere proprio alla vigilia della Pasqua. Antonio Tajani si trova in un angolo, stretto tra il malumore dei suoi parlamentari e il pressing della famiglia Berlusconi, che non nasconde più la volontà di imprimere una svolta radicale. Il segretario azzurro, dopo il disastroso esito referendario, è atteso a un confronto decisivo a quattr’occhi con Marina Berlusconi. La presidente di Mondadori invoca da tempo un «rinnovamento» che passi per “facce nuove e battaglie liberali sui diritti”, un monito che Tajani ha dovuto subire sia in privato che nelle uscite pubbliche. Il domino del potere è già partito: la rimozione di Maurizio Gasparri a favore di Stefania Craxi al Senato è stata solo la prima avvisaglia di uno scossone che ora punta dritto alla Camera.

Il braccio di ferro su Barelli e l’ombra di Occhiuto

Al centro della contesa c’è il capogruppo Paolo Barelli, fedelissimo di Tajani, per il quale il segretario ha lanciato un ultimatum drammatico: «Se lo cacciate, mi dimetto». Un azzardo che molti deputati leggono come un segno di estrema debolezza, anche perché Barelli appare ormai “sfiduciato” nei fatti da una maggioranza del gruppo parlamentare. Per uscire dall’impasse, Tajani potrebbe essere costretto a sacrificare altro: la gestione della comunicazione, oggi nelle mani di Raffaele Nevi, o la linea sui congressi. Ma a Milano chiedono di più: una strategia di “marketing” politico che eviti lo strapotere tajaneo sulle future liste elettorali. Nomi come Giorgio Mulè o Alessandro Cattaneo circolano già come possibili sostituti alla guida dei deputati, pronti a dare quel cambio di passo richiesto dalla famiglia.

A dettare i tempi di questa mutazione è però Roberto Occhiuto. Il governatore della Calabria, unico vero sfidante nel lungo periodo per la leadership, continua a invocare un partito «più smart»«Meno ansia per il tesseramento, per i congressi, e forse un po’ di ansia in più per le idee». Il suo evento “In Libertà”, che ha già visto la partecipazione di decine di parlamentari nonostante i divieti del cerchio magico di Tajani, avrà un secondo atto a Milano il 27 aprile. È lì che le “scosse liberali” potrebbero diventare un terremoto definitivo. Tajani dovrà decidere quanto arretrare per non cadere, consapevole che il tempo delle mediazioni infinite, care al vecchio stile di Gianni Letta, sta per scadere sotto i colpi del pragmatismo milanese.

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