
Continuano a salire, seppur con incrementi contenuti, i prezzi dei carburanti in Italia. A trainare i rincari è l’andamento delle quotazioni internazionali del petrolio, in crescita nelle ultime settimane, mentre si avvicina una scadenza chiave: quella del taglio temporaneo delle accise, previsto fino al 7 aprile.
Secondo le rilevazioni di Staffetta Quotidiana, senza questa misura i prezzi alla pompa avrebbero già raggiunto livelli estremi, con la benzina vicina ai 2 euro al litro e il gasolio oltre i 2,3 euro, un valore che rappresenterebbe il massimo storico, superiore anche ai picchi registrati durante la crisi energetica del 2022.
Prezzi in lieve crescita su tutta la rete
I dati aggiornati mostrano un aumento diffuso, anche se limitato, su tutto il territorio nazionale. La benzina in modalità self service si attesta a 1,748 euro al litro, mentre il diesel self sale a 2,056 euro al litro. In modalità servita, la benzina raggiunge 1,884 euro al litro e il gasolio 2,189 euro.
In crescita anche gli altri carburanti: il Gpl si posiziona a 0,663 euro al litro, il metano a 1,551 euro al chilogrammo, mentre il Gnl resta stabile a 1,251 euro. Sulla rete autostradale i prezzi risultano più elevati, con la benzina self a 1,813 euro al litro e il diesel self a 2,118 euro, mentre in modalità servita si superano rispettivamente i 2,064 e i 2,370 euro al litro.
Nuovi rialzi a fine marzo
Le ultime elaborazioni indicano un’ulteriore crescita dei listini. Alla data del 31 marzo, la benzina self sulla rete ordinaria sale a 1,751 euro al litro, mentre il gasolio raggiunge 2,067 euro al litro.
Un trend che conferma la pressione crescente sul comparto energetico, legata sia alle tensioni internazionali sia alla dinamica dei mercati petroliferi.
Il nodo accise e il rischio nuovi rincari
Il fattore determinante resta però la scadenza del taglio delle accise. Se la misura non dovesse essere prorogata, l’impatto sui prezzi sarebbe immediato e significativo.
Secondo le stime, la benzina sfiorerebbe i 2 euro al litro, mentre il diesel supererebbe quota 2,3 euro, segnando un livello mai raggiunto prima.
Una prospettiva che preoccupa consumatori e imprese, già alle prese con un contesto economico complesso, e che riporta al centro del dibattito il tema del costo dell’energia e delle politiche fiscali sui carburanti.


