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Grillo, l’idea clamorosa dietro la guerra a Conte: riprendersi logo e simbolo

Pubblicato: 01/04/2026 14:30

Beppe Grillo torna a colpire e lo fa con la forza evocativa della poesia. Sui social, il fondatore del Movimento 5 Stelle sceglie i versi di Giorgio Caproni per accompagnare un messaggio che sa di sfida: «Se non dovessi tornare, sappiate che non sono mai partito». Parole cariche di significato, pubblicate all’indomani della notizia della causa legale su logo e simbolo M5S, che aprono ufficialmente una nuova fase di tensione interna.

Dietro la citazione poetica si intravede un destinatario preciso: Giuseppe Conte. Secondo chi conosce bene le dinamiche interne al Movimento, quel passaggio rappresenta una dichiarazione d’intenti. Grillo non si considera mai uscito di scena e ora sarebbe pronto a riprendere il controllo di ciò che ritiene ancora suo, rilanciando lo scontro politico e identitario.

Dopo oltre un anno di indiscrezioni, frenate e tentativi di mediazione, il fondatore ha deciso di agire. È partita infatti la causa legale sul Movimento 5 Stelle, con l’obiettivo di ottenere la titolarità ufficiale del nome e del simbolo. Una mossa che potrebbe avere conseguenze rilevanti anche sul piano politico, soprattutto in vista delle future elezioni.

La questione ruota attorno alla complessa struttura giuridica del Movimento, articolata nel tempo attraverso tre diverse associazioni: quella originaria del 2009, quella del 2013 con sede a Genova e quella del 2017 con sede a Roma. Proprio l’associazione genovese, di cui Grillo è presidente del consiglio direttivo, ha avviato l’azione legale presso il Tribunale di Roma.

Nel mirino c’è l’associazione fondata nel 2017 da Luigi Di Maio e Davide Casaleggio, che attualmente gestisce il Movimento. L’udienza è prevista per fine luglio, anche se non si esclude un possibile slittamento dopo la pausa estiva. Il nodo centrale resta la proprietà di nome e simbolo M5S, elementi chiave dell’identità politica del gruppo.

Secondo la linea difensiva di Grillo, supportato dai legali Matteo Gozzi e Giulio Enea Vigevani, la titolarità apparterrebbe all’associazione di Genova, mentre quella romana ne avrebbe soltanto l’utilizzo. Una posizione che, secondo fonti vicine al fondatore, troverebbe conferma nei documenti ufficiali e nello statuto originario del Movimento.

Non si è fatta attendere la replica dell’area contiana. Alfonso Colucci, notaio e deputato vicino a Conte, ha definito l’iniziativa «assolutamente infondata», sottolineando come la vita democratica di una forza politica non possa essere subordinata a logiche proprietarie. La linea è chiara: difesa in tribunale e possibile richiesta di risarcimento danni.

Prima di arrivare allo scontro frontale, non sono mancati tentativi di mediazione. Per mesi, infatti, tra le due anime del Movimento si è mantenuto un dialogo sotterraneo per evitare la rottura definitiva. Tuttavia, quel fragile equilibrio si è spezzato, lasciando spazio a un confronto aperto e potenzialmente duraturo.

Sul fondo resta una domanda cruciale: perché proprio adesso? Secondo fonti vicine a Grillo, si tratterebbe di un processo documentale, quindi con tempi relativamente rapidi. Uno scenario che si intreccia con le elezioni politiche del 2027: una sentenza favorevole prima di quella data potrebbe consentire al fondatore di riprendersi simbolo e nome, con effetti dirompenti sugli equilibri del centrosinistra e sul progetto del cosiddetto Campo largo.

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