
Nuovi elementi scuotono il caso della bimba morta a Bordighera, una vicenda che fin dall’inizio ha lasciato dietro di sé più interrogativi che certezze. A quasi due mesi dalla morte della piccola Beatrice, appena due anni, le indagini conoscono un’accelerazione improvvisa, legata a riscontri tecnici che potrebbero cambiare il quadro accusatorio e la ricostruzione dei fatti.
Le tracce emerse nelle ultime ore non sono dettagli marginali, ma elementi concreti che gli investigatori considerano potenzialmente decisivi. Sangue trovato in più punti, in contesti diversi, che ora dovrà essere analizzato e interpretato con precisione scientifica. È su questi frammenti, apparentemente minimi, che si gioca una parte centrale della verità.
Le tracce di sangue e gli accertamenti
Secondo quanto emerso, tracce ematiche sarebbero state individuate su un paio di pantaloncini da bambina, all’interno dell’auto della madre e persino nella lavatrice dell’abitazione. Elementi che aprono scenari investigativi nuovi e più complessi, perché suggeriscono una possibile dinamica ancora tutta da chiarire e non necessariamente compatibile con le versioni fornite finora.
I campioni sono stati affidati ai carabinieri del Ris, che dovranno procedere con l’estrazione del Dna per stabilire a chi appartengano quelle tracce. Un passaggio cruciale, anche alla luce del fatto che in casa vivevano altre due bambine. La distinzione tra i profili genetici sarà determinante per comprendere se il sangue sia riconducibile alla piccola Beatrice o ad altri componenti della famiglia.
Le indagini tra Bordighera e Perinaldo
Parallelamente agli accertamenti scientifici, gli investigatori stanno lavorando su due possibili scenari. Da un lato l’abitazione di Bordighera, dove secondo il racconto della madre la bambina sarebbe morta; dall’altro quella di Perinaldo, dove la donna avrebbe trascorso la notte precedente insieme alle figlie e al compagno.
Il nodo resta proprio questo: stabilire dove e quando si sia verificato l’evento fatale. Gli inquirenti non escludono che la bambina possa essere morta in un luogo diverso da quello indicato inizialmente, e che il ritorno a casa sia avvenuto quando ormai era già senza vita. Una ricostruzione che, se confermata, cambierebbe radicalmente il senso dell’intera vicenda.
Il racconto della madre e i dubbi degli investigatori
La vicenda risale al 9 febbraio, quando la madre, Manuela Aiello, chiamò i soccorsi sostenendo di aver trovato la figlia priva di sensi. In un primo momento si era parlato di un possibile malore, ma fin da subito sono emerse incongruenze che hanno portato all’arresto della donna con l’accusa di omicidio preterintenzionale.
La versione della caduta dalle scale, riferita dalla madre, non ha convinto gli investigatori. In particolare, alcuni elementi emersi durante l’ispezione sul corpo della bambina, tra cui una possibile impronta di scarpa, hanno alimentato dubbi sulla dinamica dell’accaduto. Anche il compagno della donna, Manuel Iannuzzi, è indagato a piede libero, ma sostiene che la piccola fosse viva al momento della partenza della madre.
L’attesa dell’autopsia e i prossimi sviluppi
Ora l’attenzione si concentra su due fronti: da una parte i risultati delle analisi genetiche, dall’altra la relazione completa dell’autopsia, che potrebbe chiarire definitivamente le cause della morte. Solo a quel punto sarà possibile delineare con maggiore precisione tempi, modalità e responsabilità.
Il caso resta aperto e ancora lontano da una soluzione definitiva. Ma le nuove tracce di sangue rappresentano un punto di svolta: non una risposta, ma una direzione più netta verso cui le indagini stanno convergendo. Una direzione che potrebbe trasformare i sospetti in certezze, oppure aprire nuovi interrogativi ancora più inquietanti.


