
Si aggrava il bilancio dell’ennesima tragedia nel Mediterraneo consumata nel fine settimana di Pasqua. Un’imbarcazione con a bordo circa 110 persone si è ribaltata nelle acque Sar libiche, lasciando dietro di sé una scia di morti e dispersi. Al momento i superstiti sono 32, mentre gli scomparsi sarebbero più di 80. I naufraghi salvati sono stati trasferiti fino al molo Favarolo di Lampedusa, dopo ore trascorse in mare aperto in condizioni drammatiche, aggrappati allo scafo o tentando di restare a galla in attesa dei soccorsi.
Secondo la ricostruzione emersa nelle prime ore dopo il soccorso, l’allarme è scattato nella giornata di sabato 4 aprile, quando l’aereo Seabird 2 della ong Sea-Watch, impegnato nel monitoraggio del Mediterraneo centrale, ha appreso della presenza di un barcone in difficoltà sorvolato da un velivolo della Marina militare francese. Le due navi mercantili più vicine alla zona, la Saavedra Tide e la Ievoli Grey, hanno quindi raggiunto il punto indicato. Una volta sul posto, gli equipaggi si sono trovati davanti a una scena devastante: solo una parte dei migranti era ancora visibile, con alcune persone aggrappate allo scafo dell’imbarcazione ormai capovolta e altre disperse tra le onde.
I soccorsi e il racconto dei superstiti
Le operazioni di recupero sono proseguite per ore con l’intervento della motovedetta Cp327 della Guardia costiera, supportata dalle navi presenti nell’area. Nella mattinata di oggi la Ievoli Grey ha trasferito sulla motovedetta 32 persone sopravvissute, tra cui anche un minore non accompagnato, insieme a due corpi senza vita. Da lì il viaggio verso Lampedusa, dove i superstiti sono stati fatti sbarcare. Il numero delle persone tratte in salvo, però, conferma la portata del disastro: rispetto ai circa 110 partiti dalla costa libica, all’appello mancano oltre 80 migranti.
Ai soccorritori, i superstiti hanno riferito di essere salpati in un gruppo numeroso e di aver affrontato un tratto di mare molto difficile. Il barcone, hanno raccontato, si sarebbe rovesciato a causa delle condizioni del mare, facendo finire in acqua decine di persone. Molti sarebbero rimasti per lungo tempo in balia delle onde, senza alcuna possibilità di mettersi in salvo da soli. Quando i soccorsi sono arrivati, per molti era ormai troppo tardi. Il racconto dei naufraghi restituisce così il quadro di una strage in mare maturata nel silenzio di diverse ore, prima che qualcuno riuscisse a individuare i sopravvissuti.


