Vai al contenuto

Addio a Enza Marra, la pm antimafia che sfidò i clan e recuperò i Van Gogh

Pubblicato: 05/04/2026 17:44

La magistratura napoletana perde una delle sue figure più riconoscibili e determinate. È morta Vincenza Marra, per tutti Enza, pubblico ministero antimafia della Procura di Napoli, protagonista per decenni di alcune tra le più delicate inchieste contro la camorra. Una carriera interamente vissuta nel cuore del Palazzo di Giustizia partenopeo, dove era entrata nel 1992, costruendo nel tempo un profilo solido, rispettato e temuto nei contesti criminali. Il suo nome resta legato alle indagini sui clan di Secondigliano, dagli storici Di Lauro agli Scissionisti, e a operazioni complesse sul traffico internazionale di stupefacenti, sempre affrontate con rigore investigativo e profonda conoscenza del territorio.

I funerali si terranno domani, lunedì 6 aprile, alle ore 10.30 nella Chiesa di Santa Maria in Piazza Piedigrotta, a Napoli. Attorno alla sua figura si è stretto in queste ore il mondo della magistratura, con colleghi e collaboratori che hanno voluto ricordarne l’impegno e la dedizione. Il dolore attraversa l’intero ufficio giudiziario, dove Marra era considerata un punto di riferimento non solo professionale ma anche umano. Il suo lavoro, spesso lontano dai riflettori, ha contribuito in modo concreto alla lotta contro la criminalità organizzata, lasciando un segno profondo nelle istituzioni e nella città.

Le indagini contro i clan

Nel corso della sua carriera, Enza Marra ha coordinato numerose inchieste contro i principali gruppi criminali dell’area napoletana, concentrando l’attenzione sulle dinamiche interne dei clan e sulle loro ramificazioni economiche. Le sue indagini hanno spesso incrociato i traffici di droga e i circuiti internazionali che alimentano le organizzazioni locali, contribuendo a smantellare reti complesse e radicate. Il suo approccio era quello di chi conosce a fondo il contesto e ne legge le trasformazioni, riuscendo a colpire i sistemi criminali non solo nei vertici ma anche nelle strutture operative.

Il suo nome è rimasto legato anche a operazioni che hanno avuto una forte risonanza pubblica, come il recupero dei due celebri dipinti di Van Gogh, finiti nelle mani del narcotrafficante Raffaele Imperiale. Un’azione che ha dimostrato la capacità di coniugare investigazione giudiziaria e cooperazione internazionale, restituendo opere di valore inestimabile sottratte al patrimonio artistico mondiale. Un episodio che sintetizza il suo metodo: precisione, tenacia e visione.

Il caso dei Van Gogh e l’eredità

I due quadri recuperati erano “La spiaggia di Scheveningen prima di una tempesta” e “Una congregazione lascia la chiesa riformata di Nuenen”, opere rubate nel 2002 ad Amsterdam e poi finite nel circuito criminale internazionale. Dopo anni di passaggi e trattative, i dipinti erano stati nascosti in un covo riconducibile a Imperiale a Castellammare di Stabia, dove vennero ritrovati il 30 settembre 2016. Il loro recupero rappresentò un successo investigativo di grande rilievo, culminato con la restituzione al museo olandese.

La figura di Enza Marra resta oggi come quella di una magistrata che ha attraversato alcune delle stagioni più difficili della lotta alla camorra, senza mai arretrare. Il suo lavoro ha contribuito a costruire pezzi importanti della risposta dello Stato alla criminalità organizzata, lasciando un’eredità fatta di risultati concreti e di un metodo rigoroso. Una presenza silenziosa ma decisiva, che Napoli e la magistratura italiana oggi salutano con rispetto e riconoscenza.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure