
Il panorama internazionale sta scivolando verso un abisso senza precedenti, e le parole del Ministro della Difesa Guido Crosetto suonano come un allarme rosso per l’intera Europa. Analizzando l’ultimo ultimatum di Donald Trump all’Iran, il Ministro non nasconde una preoccupazione profonda: «È una situazione che non ha precedenti nella storia dei decenni recenti», spiega, sottolineando come il multilateralismo sia ormai in agonia. Secondo Crosetto, abbiamo lasciato morire l’Onu, privandola di ogni capacità di influenza, e oggi l’unico linguaggio che sembra dominare è quello della potenza militare. Il rischio non è solo tecnologico, ma risiede nella “follia” umana che già in passato ha accettato Hiroshima e Nagasaki come soluzioni possibili. «Temo che ciò che già è drammatico possa precipitare ancor di più», ammette il Ministro, evocando uno spettro che nessuno vorrebbe nominare.
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La tenuta della Nato e il rebus delle basi italiane
Il rapporto con gli Stati Uniti resta il pilastro della nostra sicurezza, ma la gestione Trump solleva interrogativi scottanti. Crosetto è netto: «L’Italia non è alleata di Trump o Biden, noi siamo alleati degli Stati Uniti», e rompere questo legame sarebbe da “stupidi”, specialmente se l’Iran dovesse decidere di colpirci direttamente. Tuttavia, non mancano critiche velate alla Casa Bianca, rea di aver agito con approssimazione e senza un vero confronto internazionale, facendo quasi un “regalo” all’integralismo degli ayatollah. Riguardo alle polemiche sull’uso delle basi, il Ministro è categorico: negherà in Parlamento ogni concessione impropria di Sigonella, ribadendo che esistono trattati sottoscritti dai predecessori che obbligano a lasciare aperti i presidi, pur nel rispetto di regole ferree.
Sul fronte interno, la missione di Giorgia Meloni nel Golfo è stata vitale per garantire all’Italia il ruolo di «hub privilegiato per le riserve» energetiche, scongiurando il rischio che tutto si blocchi entro un mese. Crosetto respinge le critiche dell’opposizione come “infantili” e lancia un appello alla coesione nazionale: «Maggioranza e opposizione devono deporre le armi». Nonostante il caso che coinvolge il ministro Piantedosi, liquidato come una “storia privata”, l’imperativo del governo è la stabilità. Non ci saranno rimpasti o elezioni anticipate, perché in questo momento di crisi globale l’Italia ha il «dovere di gestire il conflitto e quindi di rimanere», evitando un punto di non ritorno che colpirebbe l’intera leadership mondiale.

