
A meno di novanta minuti dalla scadenza dell’ultimatum, arriva la svolta che tiene il mondo sospeso tra sollievo e diffidenza: l’Iran riapre lo Stretto di Hormuz e si apre una tregua di due settimane con gli Stati Uniti. È questo il passaggio decisivo che consente di fermare, almeno temporaneamente, i bombardamenti annunciati da Donald Trump e di spostare il confronto sul piano diplomatico. La pausa nei combattimenti nasce da qui, da un gesto concreto di Teheran su uno snodo strategico globale.
La decisione arriva dopo ore di tensione altissima, segnate dalle parole durissime del presidente americano, che aveva evocato la possibilità di “cancellare la civiltà iraniana”. Una dichiarazione che aveva fatto temere un attacco imminente su larga scala, alimentando l’idea di un punto di non ritorno ormai vicino. Poi la svolta, costruita attraverso la mediazione del Pakistan e accettata anche da Israele, che ha scelto di fermare i raid in parallelo.
Il passaggio chiave su Hormuz
Il nodo della crisi resta lo Stretto di Hormuz, arteria fondamentale per il traffico energetico mondiale. L’intesa si regge sull’impegno di Teheran a consentire il transito delle navi per i prossimi quattordici giorni, pur mantenendo il controllo militare dell’area. È questo equilibrio a rendere possibile la tregua: una concessione operativa che non cancella la tensione, ma la congela.
Trump ha formalizzato la sospensione dei bombardamenti proprio sulla base di questo sviluppo, spiegando che la riapertura rappresenta un segnale sufficiente per avviare una fase negoziale. La tregua, dunque, non è un gesto unilaterale, ma il risultato di un incastro tra pressione militare e apertura diplomatica.
Venerdì i negoziati a Islamabad
La pausa di due settimane ha un obiettivo preciso: costruire un accordo più ampio. Venerdì è previsto a Islamabad il primo round di negoziati tra Stati Uniti e Iran, con il Pakistan nel ruolo di mediatore. Sul tavolo ci sarebbe già una proposta articolata, considerata una base concreta per arrivare a un’intesa definitiva.
Resta però una tregua carica di ambiguità. Le operazioni militari si fermano, ma non si sciolgono le cause del conflitto. Tutto dipenderà da ciò che accadrà in queste due settimane: se la riapertura di Hormuz diventerà il primo passo verso un accordo stabile o solo una pausa prima di una nuova escalation.


