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Guerra in Iran, Netanyahu: “Aprire negoziati con il Libano”. Hezbollah respinge negoziati con Israele. Meloni sente premier Pakistan

Pubblicato: 09/04/2026 21:30

Il cessate il fuoco regge formalmente, ma sul terreno mostra tutte le sue crepe. Lo Stretto di Hormuz è di nuovo paralizzato, i bombardamenti in Libano riaccendono il fronte e Washington sceglie di non arretrare, anzi rilancia: presenza militare fino a un accordo definitivo e minacce di escalation in caso di violazioni. Nel frattempo, la crisi si allarga e cambia natura: da scontro tra Stati Uniti e Iran a conflitto regionale che coinvolge Israele, Libano e l’intero equilibrio del Medio Oriente. L’esercito israeliano ha avvertito i residenti del sud di Beirut di evacuare immediatamente in vista di nuovi attacchi, mentre Netanyahu ha ordinato di aprire negoziati diretti con il Libano. Una mano tesa che però ha trovato un muro immediato: Hezbollah ha ribadito il netto rifiuto a qualsiasi dialogo diretto con il ‘nemico israeliano’, subordinando ogni trattativa al ritiro totale delle truppe e alla fine delle ostilità. Meloni sente premier del Pakistan: “Pieno sostegno a negoziati”.

21:30 – Meloni sente premier Pakistan Sharif: “Pieno sostegno a negoziati”
“Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto questa sera una conversazione telefonica con il Primo Ministro del Pakistan, Shehbaz Sharif. La premier ha espresso il forte apprezzamento dell’Italia per l’impegno del Primo Ministro Sharif e di tutto il Governo del Pakistan che ha condotto ad un accordo per il cessate il fuoco tra Stati Uniti, Israele e Iran e ribadito il pieno sostegno ai negoziati che si svolgeranno ad Islamabad a partire da domani.

20:30 – Libano: Hezbollah respinge negoziati diretti con Israele
Hezbollah ha ribadito il rifiuto di qualsiasi negoziato diretto tra Libano e Israele, dopo che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva dichiarato di aver ordinato al suo governo di avviare colloqui con Beirut. “Ribadiamo il nostro rifiuto a qualsiasi negoziato diretto tra il Libano e il nemico israeliano, e la necessità di difendere i principi nazionali, primo fra tutti il ritiro israeliano, la cessazione delle ostilità e il ritorno dei residenti nei loro villaggi e città”, ha dichiarato Ali Fayyad, deputato di Hezbollah, in un comunicato.

18:15 – Netanyahu: “Ho ordinato di aprire al più presto negoziati diretti con il Libano”


Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato questo pomeriggio di voler avviare negoziati diretti con il Libano il prima possibile: “Alla luce delle ripetute richieste del Libano di avviare negoziati diretti con Israele, ieri ho incaricato il governo di avviare al più presto negoziati diretti con il Libano. I negoziati si concentreranno sul disarmo di Hezbollah e sulla regolamentazione delle relazioni pacifiche tra Israele e Libano. Israele apprezza l’appello odierno del Primo Ministro libanese all’evacuazione di Beirut”.

17:18 – Idf: “Evacuare subito il sud di Beirut”
L’esercito israeliano ha avvertito i residenti dei sobborghi meridionali di Beirut di imminenti attacchi e li ha invitati a evacuare: “Le Forze di Difesa Israeliane continuano a operare e a colpire le infrastrutture militari appartenenti all’organizzazione terroristica Hezbollah in diverse aree dei sobborghi meridionali. Le Idf non intendono farvi del male e agiscono solo contro i militanti di Hezbollah e obiettivi militari. Pertanto, per la vostra sicurezza, dovete evacuare immediatamente”.

12.30 Gli Usa hanno chiesto agli europei piani precisi su missione a Hormuz
Gli Stati Uniti hanno chiesto ai loro alleati europei impegni concreti per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz dopo la fine delle ostilità in Iran. Lo riporta Bloomberg. L’agenzia, citando un alto rappresentante della Nato, scrive che i Paesi sono tenuti a fornire piani specifici per garantire la spedizione entro pochi giorni. Secondo la fonte, tale richiesta è stata avanzata durante i colloqui tra funzionari statunitensi e della Nato alla Casa Bianca, dove Donald Trump ha incontrato il segretario generale della Nato Mark Rutte. Consultazioni si sono svolte anche al Pentagono e al Dipartimento di Stato.

10.10 Ucciso leader di Hezbollah
Ali Yosef Kharshi, segretario del Segretario Generale di Hezbollah, Naim Qassem, è stato ucciso a Beirut in un attacco dell’Idf. Lo afferma l’esercito israeliano secondo cui Kharshi era uno stretto collaboratore e consigliere personale di Qassem, e svolgeva un ruolo centrale nella gestione del suo ufficio e della sua sicurezza.

08.55 Iran: delegati Teheran attesi oggi a Islamabad per i colloqui
La delegazione iraniana ai colloqui con gli Stati Uniti è attesa per oggi a Islamabad. Lo ha detto l’ambasciatore iraniano in Pakistan.

06:01 – Onu: attacchi in Libano minacciano la tregua
Le Nazioni Unite alzano il livello dell’allarme e parlano apertamente di rischio concreto di fallimento del cessate il fuoco. Gli attacchi israeliani sul territorio libanese, secondo il portavoce del segretario generale António Guterres, rappresentano un fattore destabilizzante che può far saltare l’intero impianto negoziale costruito nelle ultime ore. Il punto non è solo militare ma politico: se la tregua non riesce a includere tutti i fronti attivi, Libano compreso, perde credibilità e si trasforma in un accordo fragile, destinato a rompersi al primo colpo. L’Onu insiste sulla necessità di una cessazione immediata delle ostilità e su un coordinamento internazionale più forte, ma sul terreno la dinamica appare già fuori controllo.

05:52 – Trump: militari Usa nell’area fino all’accordo
Donald Trump sceglie una linea di fermezza assoluta e chiarisce che la presenza militare americana non sarà temporanea né simbolica. Navi, aerei e truppe resteranno dispiegati in Iran e nelle aree circostanti fino a quando un accordo “reale” non sarà pienamente rispettato. Il messaggio è doppio: da un lato deterrenza, dall’altro pressione negoziale. Trump ribadisce che non saranno tollerate armi nucleari iraniane e che lo Stretto di Hormuz dovrà restare aperto e sicuro, ma allo stesso tempo introduce una minaccia esplicita: in caso di violazioni, l’operazione militare potrebbe diventare “più grande e più forte di quanto mai visto”. È una dichiarazione che congela la tregua in un equilibrio instabile, perché trasforma ogni possibile incidente in un potenziale detonatore.

05:36 – Riapre Al-Aqsa dopo 40 giorni
La riapertura della moschea di Al-Aqsa segna un momento simbolico forte in un contesto di tensione crescente. Dopo quaranta giorni di chiusura imposta dalle autorità israeliane, migliaia di fedeli tornano nel luogo sacro nelle prime ore del mattino, in un clima che mescola sollievo e inquietudine. Il ritorno alla preghiera collettiva rappresenta un segnale di normalità, ma anche un possibile punto di frizione, perché Gerusalemme resta uno degli epicentri più sensibili dell’intero conflitto. La decisione di revocare le restrizioni arriva mentre la regione è attraversata da una nuova fase di instabilità, e il rischio è che ogni episodio locale possa avere effetti immediati su scala più ampia.

05:15 – Iran e Arabia Saudita tornano a parlarsi
Il contatto tra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il collega saudita Faisal bin Farhan assume un significato che va oltre il semplice scambio diplomatico. I due Paesi, dopo anni di tensioni e una recente riapertura delle relazioni, tornano a confrontarsi su un quadro regionale sempre più complesso. Il dialogo riguarda sia le relazioni bilaterali sia gli sviluppi del conflitto, e segnala un tentativo di contenere l’escalation attraverso canali paralleli alla trattativa principale con gli Stati Uniti. In un Medio Oriente frammentato, la comunicazione tra Teheran e Riad può diventare un fattore decisivo per evitare che la crisi degeneri ulteriormente.

05:12 – Croce Rossa: guerra senza regole in Libano
Dal Libano arriva una delle testimonianze più dure di queste ore. La Croce Rossa descrive una guerra “senza regole né limiti”, caratterizzata da bombardamenti improvvisi e coordinati su più aree del Paese. Le strutture sanitarie sono sotto pressione estrema e il sistema di emergenza fatica a reggere l’impatto degli attacchi. L’appello per le donazioni di sangue diventa il simbolo di una crisi umanitaria che cresce più velocemente della capacità di risposta. Il racconto è quello di un conflitto che ha superato ogni soglia di prevedibilità, dove la violenza colpisce senza preavviso e senza distinzione.

04:12 – Oltre un milione di sfollati in Libano
I numeri forniti dalle Nazioni Unite restituiscono la dimensione reale della crisi: 1,1 milioni di sfollati in poco più di un mese, quasi un quinto della popolazione libanese. Un dato che da solo racconta la portata della devastazione. Gli attacchi aerei hanno colpito infrastrutture civili e strutture sanitarie, aggravando una situazione già fragile. Il 15,5% del territorio è interessato da ordini di evacuazione, mentre gli episodi di violenza contro ospedali e operatori sanitari continuano ad aumentare. È una crisi che non riguarda solo il presente ma che rischia di lasciare conseguenze profonde e durature sul tessuto sociale del Paese.

03:02 – Hormuz fermo: nessuna petroliera in transito
Lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio energetico globale, resta di fatto paralizzato. Nessuna petroliera o nave di gas ha attraversato il passaggio dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, un segnale che la situazione sul campo non è affatto stabilizzata. Il blocco ha implicazioni immediate sui mercati e sulla sicurezza energetica internazionale, perché dimostra che il controllo della rotta resta uno strumento di pressione nelle mani di Teheran. Anche in presenza di un accordo formale, la realtà operativa racconta un’altra storia: quella di un equilibrio ancora lontano dall’essere raggiunto.

03:02 – Hezbollah riprende i lanci contro Israele
Dopo alcune ore di apparente calma, il fronte libanese torna ad accendersi con il lancio di razzi da parte di Hezbollah verso il Nord di Israele. Le sirene d’allarme riprendono a suonare e la tregua mostra tutta la sua fragilità. Il gruppo sciita accusa Israele di aver violato gli accordi, mentre Tel Aviv conferma la ripresa delle ostilità. È un meccanismo che rischia di autoalimentarsi: ogni attacco genera una risposta e ogni risposta diventa la giustificazione per una nuova escalation.

03:01 – Libano, 254 morti in un giorno
Il bilancio delle vittime degli attacchi israeliani in Libano raggiunge quota 254 morti e oltre mille feriti in una sola giornata. Numeri che fotografano l’intensità degli scontri e la loro capacità distruttiva. Dietro le cifre ci sono città colpite, famiglie distrutte e un sistema sanitario al collasso. La guerra, anche in presenza di una tregua ufficiale, continua a produrre effetti devastanti sul terreno.

01:54 – Repubblicani in allarme per le elezioni
Sul fronte interno americano, la guerra in Iran apre una crepa politica significativa. Tra i repubblicani cresce la preoccupazione per le elezioni di midterm, con il timore che il conflitto possa tradursi in una perdita di consenso. L’aumento dei prezzi e l’attenzione concentrata sulla guerra stanno pesando sull’opinione pubblica, e le prospettive di vittoria appaiono meno solide. La tregua, in questo contesto, viene percepita da alcuni come insufficiente e tardiva.

01:43 – Trump attacca la Nato: “Ricordate la Groenlandia”
Trump torna a colpire anche sul piano politico-strategico, criticando apertamente la Nato e mettendo in discussione la sua affidabilità. Il riferimento alla Groenlandia diventa un simbolo della sua visione: gli alleati non sono considerati sempre affidabili e gli Stati Uniti devono essere pronti a muoversi da soli. È una dichiarazione che apre un ulteriore fronte di tensione, questa volta interno all’Alleanza.

00:52 – Rutte: Trump deluso dagli alleati
Il segretario generale della Nato Mark Rutte conferma che il rapporto tra Washington e gli alleati europei è attraversato da tensioni. Trump sarebbe “molto deluso” da diversi Paesi, accusati di non aver sostenuto adeguatamente la linea americana sull’Iran. Il colloquio tra i due leader viene descritto come franco e diretto, ma il messaggio politico è chiaro: l’unità dell’Alleanza non è più scontata.

00:18 – Pasdaran: traffico fermo a Hormuz
Le Guardie rivoluzionarie iraniane annunciano il blocco quasi totale del traffico nello Stretto di Hormuz, attribuendolo anche alla situazione di sicurezza nella regione. La decisione rafforza la posizione di Teheran sul piano strategico e aumenta la pressione internazionale, perché mette in discussione la libertà di navigazione in uno dei punti più sensibili del pianeta.

00:14 – Vance: Israele pronto a fermarsi durante i negoziati
Il vicepresidente Usa JD Vance riferisce che Israele avrebbe proposto di sospendere gli attacchi in Libano durante la fase negoziale con l’Iran. Un segnale di apertura che, se confermato, potrebbe contribuire a stabilizzare la situazione. Tuttavia, gli sviluppi sul campo mostrano quanto sia difficile tradurre le dichiarazioni politiche in una reale de-escalation.

00:13 – Macron chiama Trump e Pezeshkian
Emmanuel Macron prova a tenere insieme i fili della diplomazia con una doppia telefonata al presidente americano e a quello iraniano. Il messaggio è chiaro: la tregua deve includere anche il Libano per essere credibile e duratura. È un tentativo di ampliare il perimetro dell’accordo e di evitare che il conflitto si sposti semplicemente da un fronte all’altro.

00:12 – Usa valutano ritiro truppe da alcuni Paesi Nato
Secondo indiscrezioni, Washington starebbe considerando il ritiro delle truppe da alcuni Paesi Nato giudicati poco collaborativi nella crisi iraniana. L’idea è quella di ridislocare le forze in Stati ritenuti più affidabili. Una mossa che, se confermata, segnerebbe un cambio di paradigma nei rapporti all’interno dell’Alleanza e aumenterebbe ulteriormente le tensioni tra Stati Uniti ed Europa.

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Ultimo Aggiornamento: 09/04/2026 21:36

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