
Le mura del Pentagono nascondono spesso segreti di Stato, ma stavolta è un presunto scontro diplomatico con il Vaticano a far tremare i corridoi di Washington. Al centro del caso, un incontro avvenuto a gennaio tra i vertici della Difesa statunitense e il cardinale Christophe Pierre, allora nunzio apostolico, che ha scatenato speculazioni su una rottura senza precedenti tra la Casa Bianca e Leone XIV, il primo Papa di origini americane. Le indiscrezioni, lanciate inizialmente da un articolo di Mattia Ferraresi su Free Press, parlavano di una “convocazione” dai toni durissimi orchestrata dal sottosegretario alla Difesa Elbridge Colby. Secondo queste ricostruzioni, l’irritazione americana sarebbe nata dopo il discorso del Pontefice al corpo diplomatico, in cui il Papa nato a Chicago invocava il rispetto del “diritto umanitario internazionale” e del “multilateralismo”, proprio mentre gli USA intervenivano militarmente in Venezuela.
Diplomazia e smentite: l’ombra di Avignone sulla Casa Bianca
Il resoconto di Ferraresi si spingeva oltre, citando un funzionario che avrebbe evocato il papato di Avignone del 1300 per sottolineare la sottomissione dell’autorità papale al potere militare. Tuttavia, l’amministrazione statunitense è intervenuta con forza per smentire questo clima da guerra fredda. Una nota del dipartimento guidato da Pete Heseth ha definito i resoconti “gravemente falsi e distorti”, parlando invece di un “incontro sostanziale, rispettoso e professionale”. Durante il colloquio si sarebbe discusso amichevolmente di moralità nella politica estera e della Strategia di Sicurezza Nazionale, documento già criticato da Leone XIV e da tre cardinali statunitensi vicini alla Santa Sede, che avevano definito “immorale” la linea Usa in aree come il Venezuela o la Groenlandia.
Anche l’ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, Brian Burch, ha voluto chiudere definitivamente la questione attraverso i social, riferendo di aver parlato con il cardinale Pierre. Il nunzio avrebbe liquidato le ricostruzioni giornalistiche come delle “fabbricazioni” semplicemente inventate. Alla domanda diretta su possibili richiami storici intimidatori, la risposta è stata secca: “Minaccia di Avignone? Nessuna”. A conferma di una diplomazia che, nonostante le divergenze di vedute, non ferma i suoi ingranaggi, il Papa ha recentemente ricevuto il nuovo nunzio monsignor Gabriele Caccia e, in un’udienza privata carica di significato politico, anche David Axelrod, storico consigliere di Barack Obama.

