
Si apre un nuovo fronte di tensione interna nel Partito Democratico milanese dopo la richiesta di sospendere il gemellaggio tra Milano e Tel Aviv. Una posizione sostenuta in Consiglio comunale dalla capogruppo Beatrice Uguccioni e appoggiata da esponenti di primo piano come Pierfrancesco Majorino e dal segretario metropolitano Alessandro Capelli.
Una scelta che ha provocato la dura reazione di Emanuele Fiano, esponente del Pd e membro dell’area Sinistra per Israele, che in un lungo intervento sui social ha espresso un giudizio fortemente critico.
Fiano: “Difficile restare in un partito così”
Fiano non nasconde il proprio disagio politico, arrivando a mettere in discussione la sua permanenza nel partito: “È veramente difficile se non impossibile rimanere in un partito così”, scrive, commentando la linea adottata dal Pd milanese.
Nel mirino dell’ex parlamentare c’è soprattutto la decisione di interrompere un rapporto istituzionale che, a suo avviso, coinvolge l’intera città di Tel Aviv, e non solo il governo israeliano o le sue politiche. Una scelta che viene giudicata come una semplificazione eccessiva di una realtà complessa.
La critica: “Una visione manichea del conflitto”
Nel suo intervento, Fiano accusa il partito di adottare una lettura “manichea” del conflitto, in cui si distinguerebbero rigidamente “bene” e “male”, arrivando alla conclusione che con una delle due parti sia necessario interrompere ogni rapporto.
Una posizione che, secondo l’esponente dem, rischia di essere controproducente anche rispetto agli obiettivi di pace. Fiano sottolinea infatti come nella stessa società israeliana esistano realtà e movimenti impegnati da anni contro la guerra e per il dialogo.
Il riferimento alla società civile israeliana
A sostegno della sua tesi, Fiano richiama anche le recenti prese di posizione di una parte del mondo accademico israeliano. In particolare, cita l’iniziativa di centinaia di docenti universitari che hanno denunciato le violenze dei coloni nei territori palestinesi.
Un elemento che, secondo l’ex deputato, dimostrerebbe la presenza di un dibattito interno vivo e critico in Israele, rendendo ancora meno comprensibile – nella sua lettura – la scelta di interrompere relazioni istituzionali con una città come Tel Aviv.
“Nel Pd di oggi meno spazio al confronto”
Nel passaggio finale del suo intervento, Fiano allarga la riflessione alla trasformazione del partito nel tempo. Ricordando la sua esperienza nel Pci e nel Pds, sottolinea come in passato si promuovessero incontri e momenti di confronto tra esponenti israeliani e palestinesi, oltre a iniziative di studio e approfondimento.
Una pratica che, secondo Fiano, oggi sarebbe venuta meno. Da qui la critica a un partito che, a suo giudizio, fatica a valorizzare competenze e percorsi di conoscenza maturati nel tempo su un tema così complesso.
Una frattura che riflette tensioni più ampie
La polemica sul gemellaggio tra Milano e Tel Aviv si inserisce in un quadro più ampio di divisioni interne al Pd sui temi della politica estera e del conflitto in Medio Oriente. Un terreno su cui emergono sensibilità diverse, destinate a incidere anche sul dibattito nazionale.
La vicenda milanese rappresenta così un nuovo episodio di una discussione che attraversa il partito e che, almeno per ora, appare lontana da una sintesi condivisa.


