
La notizia che scuote il panorama calcistico internazionale proprio a ridosso dei Mondiali del 2026 riguarda il fermo no della FIFA alla richiesta avanzata dall’Iran. La federazione iraniana aveva espresso formalmente il desiderio di non disputare le proprie partite del girone negli Stati Uniti a causa delle tensioni politiche e militari esplose negli ultimi mesi. Tuttavia la risposta dei vertici del calcio mondiale è stata perentoria e non ammette repliche. Le partite dell’Iran restano calendarizzate nelle sedi originarie di Los Angeles e Seattle. Questa decisione ha immediatamente riacceso in Italia il dibattito su un possibile ripescaggio della nostra Nazionale ma i dati oggettivi dipingono uno scenario estremamente complesso e poco favorevole agli azzurri.
Il rifiuto della Fifa e le motivazioni logistiche
La questione è stata portata alla luce dalla presidente del Messico Claudia Sheinbaum la quale ha confermato che la FIFA non intende assecondare la richiesta dell’Iran di spostare i propri match in territorio messicano. Nonostante la fragilità della tregua diplomatica tra Washington e Teheran la macchina organizzativa del Mondiale è ormai troppo avanzata per permettere cambiamenti di questa portata. Secondo quanto dichiarato dalla FIFA lo spostamento delle gare avrebbe comportato uno sforzo logistico enorme impossibile da gestire a poche settimane dal fischio d’inizio. L’Iran si trova dunque davanti a un bivio definitivo o accettare di giocare sul suolo statunitense oppure andare incontro a un forfait che aprirebbe le porte a una sostituzione d’ufficio.
Le speranze azzurre tra ranking e regolamenti
Nel momento in cui si ipotizza l’esclusione o il ritiro di una squadra qualificata scatta immediatamente il meccanismo delle ipotesi sul ripescaggio. L’Italia pur essendo la prima delle escluse in termini di ranking mondiale occupando attualmente la dodicesima posizione non ha certezze regolamentari a cui aggrapparsi. Esiste un appiglio giuridico contenuto nell’articolo 6 comma 7 delle Regulations for the FIFA World Cup 26 che conferisce alla FIFA la facoltà di decidere chi inserire al posto di una rinunciataria a propria esclusiva discrezionalità. Questo significa che tecnicamente la federazione internazionale potrebbe scegliere chiunque ma nella pratica i criteri storici e geografici pesano molto di più della semplice posizione in classifica.
Il vero scoglio per la Nazionale italiana è rappresentato dalla consuetudine della FIFA di rispettare l’equilibrio delle confederazioni continentali. L’Iran appartiene alla confederazione asiatica che dispone di otto posti sicuri più uno derivante dagli spareggi. Se l’Iran dovesse rinunciare è quasi certo che il suo posto verrebbe assegnato a un’altra squadra asiatica per non alterare il numero di rappresentanti di quel continente. In questo senso gli Emirati Arabi appaiono come i candidati principali avendo perso l’ultimo turno dei playoff asiatici. L’Europa ha già i suoi 16 posti assegnati e la FIFA tende a non regalare slot supplementari a una confederazione a discapito di un’altra se la defezione non riguarda un membro interno alla stessa area.
Il calendario dell’Iran e il rischio forfait
Il programma dell’Iran è già stabilito nei minimi dettagli e prevede l’esordio il 15 giugno contro la Nuova Zelanda a Los Angeles seguito dalla sfida contro il Belgio il 21 giugno nella stessa città e dal match conclusivo contro l’Egitto a Seattle il 26 giugno. Queste date sono ormai scolpite nel marmo e ogni giorno che passa rende più difficile immaginare una sostituzione dell’ultimo minuto che non coinvolga una squadra geograficamente vicina o già pronta a subentrare. Anche il ministro dello sport Andrea Abodi si è mostrato estremamente cauto e realista dichiarando apertamente di non augurarsi un ripescaggio nato da simili premesse belliche o diplomatiche sottolineando come l’Italia debba rassegnarsi a guardare l’evento da spettatrice.


