
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump annuncia il blocco navale “con effetto immediato” dello Stretto di Hormuz, vietando il passaggio alle navi in entrata e in uscita dopo il fallimento dei negoziati con l’Iran, una decisione che segna un’escalation diretta sul piano militare e strategico. La mossa arriva al termine di un lungo confronto a Islamabad concluso senza accordo, con il vicepresidente JD Vance che ha definito quella americana l’offerta finale respinta da Teheran, mentre la Repubblica islamica accusa Washington di aver avanzato richieste “irragionevoli” e ribadisce che la via diplomatica non è comunque chiusa.
La rottura si traduce anche sul piano operativo con il ritiro completo della delegazione americana dalla capitale pakistana, senza lasciare alcun canale informale aperto, mentre il Pakistan continua a proporsi come mediatore chiedendo il rispetto del cessate il fuoco. La tensione resta alta con le minacce dei Pasdaran proprio sullo stretto di Hormuz e con l’escalation nel sud del Libano, dove i raid israeliani hanno causato almeno undici morti tra cui una bambina durante il funerale del padre. Sul fronte internazionale emerge anche la preoccupazione espressa dal ministro Antonio Tajani, che richiama la necessità di fermare il conflitto e annuncia una missione a Beirut per seguire da vicino la crisi.
19:24 – Unifil denuncia: “Tank israeliano sperona i nostri veicoli nel sud del Libano”
Le missioni delle Nazioni Unite presenti in Libano riferiscono che nella giornata di oggi un carro armato israeliano è entrato in contatto con alcuni mezzi della forza internazionale dispiegata nel sud del Paese. L’episodio, secondo quanto comunicato, si è verificato nell’area operativa dove sono attive le unità Unifil. “In due occasioni oggi, i soldati delle Forze di Difesa Israeliane (Ifp) hanno speronato veicoli di Unifil con un carro armato Merkava, in un caso causando danni significativi. I soldati avevano bloccato una strada a Bayada utilizzata per accedere alle posizioni di Unifil”, si legge in un post delle forze Onu su X.
14:51 – Wsj: la Casa Bianca analizza l’impatto economico del conflitto
La Casa Bianca sta valutando con attenzione i costi legati al prolungarsi della guerra, mentre parallelamente ha avviato interlocuzioni con aziende private per limitare le ricadute economiche più immediate. «Il presidente ha già messo in conto possibili disagi nel breve periodo e stiamo collaborando con il mondo produttivo per contenerli», ha spiegato il portavoce Kush Desai.
I primi segnali di tensione si riflettono sui dati macroeconomici: a marzo l’inflazione è salita al 3,3% su base annua, mentre il prezzo del petrolio ha superato temporaneamente la soglia dei 100 dollari al barile, prima di rallentare, con la benzina oltre i 4 dollari al gallone. I dirigenti delle principali compagnie energetiche hanno inoltre messo in guardia l’amministrazione sui rischi legati a una possibile chiusura dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas. Un’interruzione, avvertono, potrebbe aggravare la crisi energetica e aumentare l’instabilità dei mercati globali.
14:53 – Libano, bimba uccisa durante un raid israeliano mentre si celebrava il funerale del padre
Una bambina di circa un anno e mezzo, Taleen Saeed, è stata uccisa in un raid israeliano nel sud del Libano mentre la famiglia stava partecipando al funerale del padre. La notizia è stata riportata dalla Reuters, che riferisce anche della morte di altri tre familiari nello stesso attacco. La famiglia si era riunita convinta di poter contare su una fase di relativa tregua, dopo l’annuncio di un cessate il fuoco nel conflitto tra Israele ed Hezbollah entrato in vigore il 2 marzo. Nelle ore precedenti era stata anche comunicata un’intesa tra Stati Uniti e Iran, dalla quale però Israele si è successivamente smarcato per quanto riguarda le operazioni in territorio libanese. Nella stessa giornata, l’esercito israeliano ha lanciato una serie di raid su diverse aree del Paese, causando oltre 350 vittime. Tra le località colpite anche il villaggio di Srifa, dove oltre alla piccola Taleen hanno perso la vita Qassem, 26 anni, Khalil, 60, e Fatima, 39. La bambina, nata nel 2024, «è nata nella guerra ed è morta nella guerra», ha raccontato il nonno materno Mohammed Nazzal, sopravvissuto all’attacco. L’esercito israeliano ha fatto sapere di aver avviato verifiche sull’accaduto.
15:08 – Trump: blocco navale immediato dello stretto di Hormuz
Donald Trump ha annunciato su Truth il blocco “con effetto immediato” di tutte le navi da e per lo stretto di Hormuz dopo il fallimento dei negoziati in Pakistan.
14:28 – Iran: delegazione Usa lascia Islamabad
La squadra negoziale degli Stati Uniti ha abbandonato Islamabad dopo il naufragio dei colloqui con l’Iran, senza mantenere alcuna presenza nella capitale pakistana per eventuali contatti informali. Lo ha riferito un funzionario americano ai giornalisti a bordo dell’Air Force 2, dove viaggia anche il vicepresidente JD Vance, durante uno scalo tecnico alla base di Ramstein, in Germania. Secondo la stessa fonte, non sono rimasti sul posto neppure i principali inviati del presidente Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. Nei giorni scorsi erano circolate indiscrezioni sulla possibile permanenza di uno dei due a Islamabad per tentare di riaprire il dialogo, ma i negoziati, protrattisi a lungo, non hanno prodotto alcun passo avanti concreto sul dossier iraniano.
11:23 – Tajani: “Molto preoccupato per come sono andati i colloqui”
“L’economista francese Frederic Bastiat diceva che laddove passano le merci non passano le armi. Ecco, noi dobbiamo fare in modo che le armi non passino più. Sono molto preoccupato per l’andamento dei colloqui tra l’Iran e gli Stati Uniti. Speriamo che vadano meglio quelli tra Israele e Libano. Domani sarò a Beirut per dare un segnale di grande attenzione ad un paese che sta soffrendo, che è un paese dove l’Italia è presente con i suoi militari”. L’ha detto il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani parlando alla cerimonia di apertura del Vinitaly di Verona.
09:02 – Iran: “La via della diplomazia non è chiusa”
Teheran mantiene aperta la porta al dialogo, nonostante il fallimento dei colloqui più recenti. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha dichiarato che “la via della diplomazia non è chiusa”, sottolineando come la Repubblica islamica non preveda al momento una ripresa immediata dei negoziati con gli Stati Uniti dopo lo stallo registrato a Islamabad. Resta però attiva la disponibilità a mantenere canali diplomatici aperti per eventuali sviluppi futuri.
09:00 – Raid israeliani nel sud del Libano: almeno 11 morti
Si aggrava il bilancio delle operazioni militari nel sud del Libano, dove nuovi raid israeliani hanno causato almeno 11 vittime. Secondo l’agenzia libanese Nna, cinque persone sono morte nella località di Qana, mentre altre sei sono state uccise a Maaroub, dove un attacco avrebbe colpito un’intera famiglia.
Gli attacchi hanno interessato anche altre aree del Libano meridionale, con diversi feriti tra la popolazione civile. Il quadro conferma un’escalation delle tensioni nella regione, già segnata da settimane di scontri e bombardamenti.
06:30 – Teheran punta sul dialogo con il Pakistan
Il governo iraniano prova a mantenere aperta la prospettiva diplomatica nonostante lo stallo. Il portavoce del ministero degli Esteri ha spiegato che Teheran è convinta che i contatti con Islamabad continueranno anche nei prossimi giorni, sottolineando il ruolo del Pakistan come mediatore credibile tra le parti. È un segnale politico chiaro: l’Iran non chiude la porta, ma allo stesso tempo non mostra alcuna disponibilità a rivedere le proprie posizioni sulle questioni più sensibili.
06:16 – “Nessuno si aspettava un accordo immediato”
Sempre da Teheran arriva una lettura più prudente dell’esito dei colloqui. Secondo il ministero degli Esteri iraniano, era irrealistico pensare a un’intesa già nelle prime fasi della trattativa. Una dichiarazione che serve a raffreddare le aspettative e a guadagnare tempo, mentre le divergenze restano profonde, soprattutto sul dossier nucleare e sulle garanzie richieste dagli Stati Uniti.
05:45 – Islamabad insiste sul cessate il fuoco
Il Pakistan, che ha ospitato e mediato i negoziati, rilancia il tema della stabilità immediata. Il ministro degli Esteri Ishaq Dar ha ribadito che Stati Uniti e Iran devono rispettare il cessate il fuoco, definendolo una condizione essenziale per proseguire il dialogo. Islamabad si propone ancora come ponte tra le due potenze, sottolineando di voler continuare a facilitare il confronto nei prossimi giorni.
04:36 – Vance lascia il Pakistan dopo il fallimento
Il vicepresidente americano JD Vance ha lasciato Islamabad subito dopo aver certificato il fallimento del negoziato. L’imbarco sull’Air Force Two segna simbolicamente la fine di questa fase di colloqui. La partenza avviene dopo una notte di trattative serrate, senza che sia stato possibile trovare un punto di incontro su nessuno dei dossier principali.
04:23 – Teheran accusa: “Richieste irragionevoli Usa”
La versione iraniana del fallimento è netta. I media di Stato parlano di richieste “irragionevoli” avanzate dagli Stati Uniti, accusati di aver imposto condizioni inaccettabili. Una linea che rafforza la narrativa interna del regime e rende ancora più difficile qualsiasi concessione nel breve periodo.
03:56 – Ultimatum di Vance: “È la nostra offerta finale”
Nella conferenza stampa conclusiva, Vance ha lanciato un messaggio diretto a Teheran: quella presentata dagli Stati Uniti è “l’offerta finale e migliore”. Un linguaggio che sa di ultimatum e che irrigidisce ulteriormente il clima negoziale, lasciando intendere che Washington non è disposta a rinegoziare i punti chiave.
03:53 – Nodo nucleare, nessuna garanzia da Teheran
Il punto più critico resta il programma nucleare iraniano. Vance ha spiegato che non è emerso alcun impegno chiaro e duraturo da parte di Teheran a non sviluppare un’arma atomica. Una distanza strategica che rende quasi impossibile, allo stato attuale, arrivare a un accordo complessivo.
03:51 – “Non hanno accettato le nostre condizioni”
Il vicepresidente americano ha ribadito che gli Stati Uniti avevano chiarito le proprie linee rosse in modo esplicito. Secondo Vance, è stata l’Iran a scegliere di non accettare le condizioni proposte, chiudendo di fatto questa fase del negoziato.
03:42 – Ufficiale lo stallo: nessun accordo tra Usa e Iran
Dopo oltre venti ore di colloqui, arriva la conferma definitiva: nessun accordo è stato raggiunto. Vance ha parlato di discussioni “sostanziali”, ma ha ammesso che il risultato è negativo. Un esito che, secondo Washington, pesa più su Teheran che sugli Stati Uniti.
03:19 – Teheran: “No a richieste eccessive”
Già nelle ore precedenti, l’Iran aveva messo in chiaro la propria posizione, denunciando richieste americane giudicate “eccessive e illegali”. Il portavoce del ministero degli Esteri aveva legato il successo del negoziato alla rinuncia da parte degli Stati Uniti a pretese considerate incompatibili con gli interessi iraniani.
02:22 – Ottimismo iniziale poi svanito
All’inizio della notte, fonti pakistane parlavano di colloqui “nella giusta direzione” e di un clima cordiale. Un ottimismo che si è progressivamente dissolto con il passare delle ore, fino al completo stallo finale.
01:44 – Casa Bianca: colloqui proseguiti per ore
Da Washington era arrivata la conferma che i negoziati erano andati avanti per oltre quindici ore consecutive. Un’intensità che però non si è tradotta in risultati concreti, segno di una distanza strutturale tra le due posizioni.
00:18 – Teheran: negoziati avanti nonostante le divergenze
Al termine della prima giornata, l’Iran aveva comunque lasciato aperta la porta a nuovi incontri, parlando di scambio di documenti tecnici tra le delegazioni. Un segnale che resta valido anche dopo il fallimento di questa tornata.
00:13 – Pasdaran minacciano su Hormuz
Sul piano militare, la tensione resta altissima. I Pasdaran hanno avvertito che qualsiasi tentativo di attraversamento dello Stretto di Hormuz da parte di navi militari riceverà una risposta “ferma”. Un messaggio che pesa direttamente sul mercato energetico globale.
00:01 – Trump: “Accordo o no, abbiamo vinto”
Il presidente americano Donald Trump ha mantenuto una linea ambigua: ha parlato di trattative “profonde”, ma ha anche sottolineato che l’esito, positivo o negativo, non cambierebbe la posizione degli Stati Uniti. Un messaggio rivolto sia a Teheran sia agli alleati, con un avvertimento esplicito alla Cina sul possibile invio di armi all’Iran.


