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“Grave stato mentale”. Trump, l’affondo della Big dei MAGA: poi la profezia nera

Pubblicato: 12/04/2026 15:04

Non è una voce dell’opposizione democratica, ma una figura simbolo del trumpismo a lanciare l’allarme: secondo Marjorie Taylor Greene, i repubblicani rischiano una vera e propria debacle alle elezioni di metà mandato, con la perdita della Camera e, potenzialmente, anche del Senato. Una previsione che pesa ancora di più perché arriva da una delle ex alleate più fedeli di Donald Trump, oggi diventata una delle sue critiche più dure.

Dalla fedeltà al MAGA alla rottura con Trump

Per anni Greene è stata tra le esponenti più riconoscibili e radicali del movimento MAGA, sostenendo apertamente la linea di Trump e contribuendo a rafforzarne il consenso nell’ala più ideologica del Partito Repubblicano. La rottura, però, è maturata negli ultimi mesi e si è consumata pubblicamente su più fronti.

Un punto di frizione decisivo è stato il caso dei cosiddetti “Epstein Files”, su cui Greene ha insistito per una pubblicazione integrale, entrando in rotta di collisione con la leadership repubblicana. Ma lo strappo definitivo è arrivato con le posizioni di Trump sulla politica estera, in particolare sull’Iran, che Greene ha definito apertamente “malvagie e folli”.

La critica si è fatta ancora più dura quando l’ex deputata ha evocato la possibilità di ricorrere al 25° emendamento, mettendo in discussione la capacità del presidente di esercitare le proprie funzioni. Un passaggio che segna un salto politico significativo, trasformando una fedelissima in una voce apertamente dissidente.

Un movimento diviso e una base elettorale frammentata

La rottura personale con Trump riflette, secondo Greene, una frattura più ampia all’interno del mondo conservatore americano. Il blocco elettorale repubblicano appare oggi diviso tra diverse anime: la corrente “America First”, i sostenitori più ortodossi del MAGA, i repubblicani tradizionali e una fascia crescente di elettori moderati.

A questo si aggiunge un elemento generazionale. Greene evidenzia una distanza sempre più marcata tra l’elettorato più anziano, fortemente legato ai media tradizionali, e le nuove generazioni, che tendono a informarsi in modo più diversificato e mostrano minore adesione alle posizioni più radicali del trumpismo.

In questo contesto, anche i segnali provenienti dal territorio vengono letti come campanelli d’allarme. Nelle recenti elezioni suppletive nel suo ex distretto, i repubblicani hanno sì mantenuto il seggio, ma con un margine significativamente ridotto rispetto al passato. Un dato che, secondo Greene, indica un possibile spostamento degli equilibri, soprattutto in stati chiave come la Georgia, dove il senatore democratico Jon Ossoff potrebbe rafforzare la propria posizione.

Il nodo politico: leadership, identità e futuro del GOP

Il quadro che emerge è quello di un partito attraversato da tensioni interne e da una crisi di identità. Greene stessa ammette di non sapere più se si consideri ancora repubblicana, dichiarando di sentirsi più vicina a una posizione indipendente.

La critica si estende anche alla leadership del Congresso: il presidente della Camera Mike Johnson viene definito “inadeguato”, mentre cresce la percezione di una distanza tra i vertici politici e una base elettorale sempre più disillusa.

Sul piano programmatico, l’ex deputata insiste su alcuni temi chiave del conservatorismo americano – debito pubblico, spesa federale, sicurezza sociale – ma allo stesso tempo apre a scenari inediti, come la possibilità di nuove coalizioni trasversali o addirittura di un ripensamento dell’intero sistema politico.

L’intervista a Politico: “Sarà una disfatta, il partito non ascolta gli elettori”

In un’intervista a Politico, Greene ha esplicitato senza ambiguità la propria previsione elettorale: i repubblicani, ha detto, sono destinati a essere “massacrati” alle midterm, con una sconfitta “quasi certa” alla Camera e il rischio concreto di perdere anche il Senato.

Secondo l’ex deputata, il problema principale è il crollo del consenso reale, già visibile nei risultati locali: “Il calo dei voti repubblicani è enorme, un segnale di pericolo serio”, ha spiegato, collegandolo a una crescente frustrazione degli elettori verso entrambe le forze politiche.

Greene ha anche indicato una possibile evoluzione del proprio percorso politico, senza escludere scenari alternativi: “Mi sento sempre più indipendente”, ha affermato, pur senza chiarire se intenda sostenere o meno un eventuale terzo partito.

Un passaggio significativo riguarda infine il futuro del movimento MAGA. Trump, secondo Greene, continua a godere di un forte sostegno, ma il movimento che rappresenta appare oggi profondamente frammentato e destinato a cambiare forma nei prossimi anni.

Il risultato è un quadro in movimento, in cui la crisi interna al Partito Repubblicano si intreccia con una più ampia trasformazione del sistema politico americano, ancora lontano da un nuovo equilibrio.

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