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Crisi del petrolio e tensioni nel Golfo: “Fate subito il pieno di gasolio”

Pubblicato: 13/04/2026 08:09

La guerra in Medio Oriente torna a scuotere i mercati energetici globali. Dopo il fallimento dei colloqui di pace e l’annuncio dell’ex presidente americano Donald Trump sulla possibile nuova chiusura dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici per il commercio mondiale di petrolio, cresce la preoccupazione per le conseguenze sui prezzi dei carburanti e sull’economia globale.

In questo scenario, caratterizzato da forte instabilità geopolitica e da timori di nuove interruzioni delle forniture energetiche, arriva l’avvertimento di Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia e docente all’Università di Bologna:
«Fate subito il pieno di gasolio».

Il vero problema è il gasolio

Secondo Tabarelli, i consumatori devono prepararsi a un’inversione della tendenza dei prezzi. «I cali sono destinati a fermarsi. Oggi possiamo vedere ancora qualche piccola riduzione rispetto alla scorsa settimana, ma da domani i prezzi torneranno a salire», spiega.

La situazione, tuttavia, non riguarda allo stesso modo tutti i carburanti. «La benzina non è il problema principale: siamo sotto 1,80 euro al litro, un livello relativamente basso anche in una fase di crisi. Il vero nodo è il gasolio, che resta molto più esposto alle tensioni internazionali».

Il consiglio dell’economista è pragmatico: ridurre i consumi e limitare gli spostamenti. «L’unica cosa che possiamo fare è consumare meno, organizzarsi per dipendere meno dall’auto e rimandare gli spostamenti non indispensabili».

Il rischio recessione cresce

La crisi energetica potrebbe avere effetti più ampi sull’economia globale. Tabarelli stima che il rischio di recessione sia ormai elevato: «Un mese fa lo valutavo intorno al 15%, ma ogni giorno che passa aumenta. Dopo più di trenta giorni di tensioni siamo arrivati a circa il 45%».

Nonostante questo quadro preoccupante, i prezzi del petrolio non stanno esplodendo come molti analisti si aspettavano. «È una delle cose più sorprendenti di questa crisi», osserva. «Due mesi fa avrei scommesso su 200 dollari al barile e su gasolio a 3 euro al litro. Invece i prezzi restano relativamente contenuti».

Perché il petrolio non è esploso

Secondo il presidente di Nomisma Energia, la spiegazione sta soprattutto nei fondamentali del mercato. Negli ultimi anni la produzione globale è stata molto elevata e le scorte sono ancora abbondanti. Inoltre molti paesi hanno utilizzato le riserve strategiche per stabilizzare il mercato.

«Nel mondo c’è tantissimo petrolio e gas», spiega Tabarelli. «Questa crisi è diversa da quella degli anni Settanta: allora si temeva che il petrolio stesse finendo. Oggi sappiamo che le riserve dureranno oltre 50 anni, e con nuovi investimenti se ne possono trovare ancora».

L’occasione mancata del petrolio italiano

Per l’Italia la crisi mette in luce anche una debolezza strutturale: la forte dipendenza dalle importazioni energetiche. «Produciamo circa 5 milioni di tonnellate di petrolio l’anno, ma potremmo produrne il doppio», osserva Tabarelli.

Secondo il professore, rinunciare a quella produzione significa perdere 4-5 miliardi di euro l’anno tra royalties, occupazione e ricavi. «Importiamo il 90-95% dell’energia che consumiamo e non sfruttiamo le nostre risorse. È un vero delitto economico».

Il gas resta sotto controllo

Sul fronte del gas la situazione appare meno drammatica rispetto alla crisi del 2022, quando l’invasione russa dell’Ucraina aveva fatto schizzare i prezzi fino a 300 euro per megawattora. Oggi il gas è salito da circa 30 a 45 euro, un aumento significativo ma molto più contenuto.

«Prima della crisi c’era produzione abbondante e oggi sta arrivando una grande quantità di gas naturale liquefatto da tutto il mondo», spiega Tabarelli. «Dovremo stringere un po’ la cinghia, ma non è una situazione fuori controllo».

Taglio delle accise: misura di emergenza

Intanto il governo italiano valuta la proroga del taglio delle accise sui carburanti. Tabarelli definisce la misura una soluzione temporanea: «Ridurre le accise è un intervento d’emergenza che però significa fare più debito, e quel debito lo pagheremo tutti».

Quanto alla transizione energetica, il professore invita alla cautela: «Dire semplicemente “facciamo più rinnovabili” non risolve una crisi immediata. Il petrolio resta una risorsa unica, difficile da sostituire rapidamente».

Uno scenario ancora incerto

La grande incognita resta la situazione nello Stretto di Hormuz. Se il passaggio restasse bloccato a lungo, le conseguenze per il mercato energetico e per il commercio mondiale sarebbero pesantissime.

Nonostante le tensioni, Tabarelli mantiene una visione moderatamente ottimista: «Nessuno guadagna davvero da una crisi globale. Alla fine credo che prevarrà la necessità di fare pace».

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