
n quadro inquietante emerge dalle intercettazioni e dagli atti giudiziari che riguardano Luca Spada, autista di ambulanza di 27 anni, finito in carcere con l’accusa di aver provocato la morte di diversi pazienti anziani durante i trasporti sanitari. Le conversazioni captate dagli investigatori delineano un atteggiamento cinico, distaccato e profondamente disumano, in cui le vittime vengono ridotte a numeri e opportunità di guadagno.
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Le intercettazioni e il linguaggio agghiacciante
Nelle chat e nei dialoghi acquisiti dagli inquirenti, Spada si riferiva agli anziani con parole sprezzanti, arrivando a sostenere che alcuni di loro “dovessero morire”. In più occasioni emerge una visione utilitaristica della morte, considerata quasi una routine lavorativa. Non solo: il giovane si vantava con colleghi e conoscenti, usando espressioni allusive e pianificando turni di lavoro con l’intento di “fare la lunga” e provocare decessi.
Un linguaggio che, secondo gli investigatori, non lascia spazio a interpretazioni e che rafforza l’ipotesi di una condotta volontaria e reiterata.

Le accuse e l’indagine della Procura
La Procura, guidata da Enrico Cieri, contesta a Spada l’omicidio volontario di almeno sei persone anziane. Secondo la ricostruzione accusatoria, le vittime sarebbero state uccise mediante iniezioni di aria nei cateteri venosi già presenti, provocando una embolia gassosa.
Tuttavia, allo stato attuale, il provvedimento cautelare firmato dalla giudice Ilaria Rosati riconosce gravi indizi di colpevolezza in relazione a un solo caso, quello di una donna di 85 anni, per la quale l’autopsia ha confermato la causa del decesso compatibile con questa modalità.
Gli altri episodi restano al vaglio degli inquirenti, che stanno cercando di consolidare il quadro probatorio.
Il possibile movente economico
Tra gli elementi più inquietanti emersi dalle indagini vi è il presunto movente economico. Dalle conversazioni e dai messaggi più risalenti, emerge l’esistenza di un vero e proprio tariffario dei trasporti funebri, con compensi legati al numero di servizi effettuati.
Il sistema descritto dagli investigatori appare ampio e articolato, con collaborazioni tra più agenzie e una suddivisione territoriale del mercato. In questo contesto, la morte dei pazienti poteva trasformarsi in un’occasione di guadagno, alimentando sospetti su un possibile meccanismo distorto legato al cosiddetto “caro estinto”.
I sospetti e le segnalazioni interne
Col passare dei mesi, alcuni colleghi avrebbero iniziato a nutrire dubbi sul comportamento di Spada. In particolare, in uno degli ultimi episodi contestati, una collega ha riferito di aver trovato anomale alcune sue osservazioni sulle condizioni di una paziente, poi deceduta poco dopo il trasporto.
Le testimonianze raccolte evidenziano discrepanze tra quanto dichiarato dall’autista e quanto effettivamente osservato sul posto, alimentando ulteriormente i sospetti.

Il timore di essere scoperto
Secondo quanto riportato negli atti, Spada avrebbe mostrato segni di crescente inquietudine, arrivando a temere di essere sorvegliato. In un episodio, avrebbe cercato dispositivi nascosti all’interno dell’ambulanza, utilizzando anche strumenti impropri.
Parallelamente, avrebbe contattato con insistenza colleghi e conoscenti, nel tentativo di gestire voci e sospetti sul suo conto. Un comportamento che la giudice ha interpretato come possibile inquinamento probatorio.
La decisione del giudice
Nel disporre la custodia cautelare in carcere, la giudice ha sottolineato la gravità dei fatti e il rischio concreto di reiterazione dei reati. Le modalità descritte negli atti evidenzierebbero, secondo il provvedimento, una significativa capacità criminale e una vera e propria preordinazione delittuosa, pur in assenza di una formale contestazione di premeditazione.
L’indagine resta aperta e potrebbe riservare ulteriori sviluppi, mentre gli inquirenti continuano a esaminare ogni elemento utile a chiarire l’esatta portata di una vicenda che ha profondamente scosso l’opinione pubblica.


