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Orbán sconfitto dopo 16 anni: l’Ungheria cambia rotta e l’Italia si spacca

Pubblicato: 13/04/2026 11:20
Ilaria Salis dopo la sconfitta di Orban

Un verdetto che pesa come un macigno sulla politica europea. Domenica 12 aprile 2026 l’Ungheria ha chiuso un capitolo durato sedici anni: Viktor Orbán, leader sovranista e simbolo di una stagione che ha segnato Bruxelles e i rapporti con l’Unione, ha ammesso la sconfitta mentre lo scrutinio era ancora in corso. A vincere è stato Peter Magyar, candidato dell’opposizione: un risultato che segna la fine di un’epoca e manda un’onda d’urto nel continente.

La notizia ha acceso reazioni immediate in tutta Europa. Ma è soprattutto in Italia che il voto ungherese è diventato un terreno di scontro politico, con letture opposte e messaggi carichi di significato.

Meloni tra due messaggi: complimenti a Magyar e saluto a Orbán

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato sui social con una formula in equilibrio tra diplomazia e politica. Da un lato, le congratulazioni al vincitore: “Congratulazioni per la chiara vittoria elettorale a Peter Magyar, al quale il governo italiano augura buon lavoro”.

Dall’altro, un passaggio rivolto direttamente al leader uscente, che non è passato inosservato: “Ringrazio il mio amico Viktor Orbán per l’intensa collaborazione di questi anni, e so che anche dall’opposizione continuerà a servire la sua nazione”. Un messaggio che ha immediatamente alimentato polemiche, soprattutto tra le forze italiane che da anni contestano le politiche del governo ungherese.

Renzi attacca: “re Mida al contrario” e l’effetto Trump

Matteo Renzi ha scelto l’ironia per colpire Meloni e leggere il voto come un segnale più ampio. “E dopo sedici anni Orbán va KO”, ha scritto sui social, prima di ampliare il quadro: “Dopo Canada e Australia, ecco l’effetto Trump anche in Ungheria”.

Poi l’affondo diretto: secondo Renzi, Meloni avrebbe sostenuto i candidati anti-europeisti in Polonia, Spagna e Ungheria, perdendo in tutti e tre i casi. La conclusione è netta: “Vince l’Europa, perdono i Maga. Ma che splendida domenica!”

Schlein e Conte: “finisce l’era dei sovranismi”

Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha commentato in diretta su La7 parlando di immagini “meravigliose ed emozionanti” e sostenendo che la fase dei sovranismi sia al capolinea. La sua lettura è chiara: “Ha perso Orbán e con lui ha perso Trump, e hanno perso Meloni e Salvini”, ha detto, richiamando i video di sostegno al leader ungherese circolati durante la campagna elettorale.

Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, si è mosso sulla stessa linea, definendo il passaggio “davvero significativo” e attaccando Meloni e Salvini per essersi schierati a favore di Orbán: “Umiliando l’Italia e la Costituzione”.

La reazione di Ilaria Salis: “goodbye forever Mr. Orbán!”

Tra le voci più attese c’era quella di Ilaria Salis, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, detenuta in Ungheria dall’11 febbraio 2023 al 23 maggio 2024. Il gruppo europeo The Left ha celebrato su X con un riferimento simbolico alle coordinate della Corte di giustizia europea, in risposta a un vecchio gesto provocatorio del governo Orbán nei suoi confronti.

Salis ha poi pubblicato una foto sorridente con un cartello eloquente: “Goodbye forever Mr. Orbán!”. E ha aggiunto una didascalia senza margini di ambiguità: “Sia l’Ungheria che l’Europa saranno posti migliori senza Viktor Orbán. Addio per sempre!”

Schlein e Conte tornano all’attacco: la linea resta la stessa

La segretaria del Pd Elly Schlein ha ribadito la sua interpretazione del voto ungherese, sottolineando ancora una volta la portata emotiva e politica delle immagini arrivate da Budapest e insistendo su un messaggio: “Ha perso Orbán e con lui ha perso Trump, e hanno perso Meloni e Salvini”.

Anche Giuseppe Conte ha confermato la lettura già espressa, definendo l’esito “davvero significativo” e rinnovando l’accusa contro chi in Italia si è schierato con Orbán: “Umiliando l’Italia e la Costituzione”.

Tajani rivendica: per il PPE è una vittoria di stabilità

Di segno diverso l’interpretazione del vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Per lui la vittoria di Magyar non è la dimostrazione di un crollo del centrodestra europeo, ma un successo del Partito popolare europeo (PPE), di cui Magyar fa parte.

Il messaggio affidato a X è netto: “In un momento di grande incertezza, ancora una volta, il PPE viene scelto come forza rassicurante e garante della stabilità in Europa”. Una lettura che contrasta con quella dell’opposizione, ma che segnala quanto questa vittoria sia difficile da incasellare nei tradizionali schemi del dibattito italiano.

Cosa cambia per l’Europa dopo la sconfitta di Orbán

Al di là delle reazioni interne, la fine dell’era Orbán apre scenari importanti per la Unione europea. Per anni Budapest ha rappresentato un freno su dossier cruciali: immigrazione, stato di diritto e sostegno all’Ucraina. Un cambio di guida potrebbe sbloccare negoziati rimasti fermi e ridare margine alle istituzioni europee in una fase già segnata da forti tensioni geopolitiche.

Resta però una domanda centrale: quanto Peter Magyar riuscirà davvero a tradurre la vittoria in discontinuità istituzionale, in un Paese dove il sistema di potere costruito da Orbán in sedici anni è radicato in profondità. Il segnale politico, intanto, è inequivocabile: l’Ungheria ha scelto di cambiare.

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