
Proseguono senza sosta le indagini sul caso di Pamela Genini, la 29enne uccisa nell’ottobre 2025 e al centro di un nuovo, inquietante sviluppo legato al vilipendio del cadavere. Dalle prime ore del pomeriggio di lunedì 13 aprile, Francesco Dolci, ex fidanzato della giovane, e i suoi genitori si trovano nella caserma dei carabinieri di Bergamo, dove vengono ascoltati a sommarie informazioni testimoniali. Gli inquirenti stanno cercando di chiarire i contorni di una vicenda che, a distanza di mesi dal femminicidio, continua ad aggiungere elementi oscuri e difficili da interpretare.
L’obiettivo degli investigatori è ricostruire quanto accaduto dopo la morte della giovane, in particolare chi possa aver profanato la sua salma. Il gesto, definito dagli stessi investigatori di estrema gravità, ha aperto un nuovo fronte nell’inchiesta, con accertamenti che si concentrano su relazioni, testimonianze e possibili moventi ancora da chiarire. Le audizioni in corso potrebbero fornire elementi utili a ricomporre un quadro ancora frammentario.
Il femminicidio e le ultime ore di Pamela
La vicenda affonda le radici nel femminicidio avvenuto il 14 ottobre 2025, quando Pamela Genini venne uccisa nel suo appartamento di Milano da Gianluca Soncin, incapace di accettare la fine della loro relazione. Nei momenti immediatamente precedenti all’aggressione, la giovane aveva contattato proprio Francesco Dolci, chiedendo aiuto. L’uomo aveva allertato le forze dell’ordine, ma non era riuscito a intervenire in tempo per evitare il delitto, consumatosi con diverse coltellate sul balcone di casa.
Dopo l’omicidio, Dolci aveva collaborato con gli investigatori, raccontando le difficoltà vissute dalla vittima e denunciando comportamenti persecutori da parte dell’uomo che si sarebbe poi rivelato il suo assassino. Le dichiarazioni rese in quei giorni avevano contribuito a delineare il contesto in cui maturò il delitto, mentre la famiglia della giovane aveva mantenuto un atteggiamento più riservato.
Il giallo della tomba e la testa scomparsa
Il caso ha assunto contorni ancora più inquietanti il 23 marzo 2026, durante il trasferimento della salma nel cimitero di Strozza, in provincia di Bergamo. In quell’occasione, alcuni segnali anomali sulla bara hanno spinto a un controllo più approfondito, culminato nella scoperta più sconvolgente: la testa della vittima era stata tagliata e portata via. Un atto che ha scosso profondamente la comunità e che ha portato gli investigatori a ipotizzare l’azione di più persone, anche per via delle modalità necessarie a manomettere il feretro.
Le indagini si concentrano sulla possibilità che qualcuno abbia agito di notte, sfruttando le caratteristiche del cimitero e le modalità di accesso alla struttura. Gli accertamenti puntano a individuare eventuali responsabilità e a comprendere il movente di un gesto ritenuto tanto efferato quanto simbolicamente carico.
Le accuse e le versioni contrapposte
La famiglia della vittima ha più volte parlato di un “incubo continuo”, lanciando appelli per ritrovare la parte del corpo sottratta. La madre ha inoltre avanzato il sospetto che dietro il gesto possa esserci una mente ossessiva, legata a dinamiche di possesso nei confronti della figlia. In questo contesto, sono emerse anche dichiarazioni che chiamano in causa lo stesso Francesco Dolci, descritto come una presenza insistente nella vita della giovane.
Di segno opposto la versione fornita dall’uomo, che respinge ogni addebito e collega l’episodio a presunti scenari criminali più ampi. Secondo il suo racconto, il gesto sarebbe stato compiuto per intimidirlo e impedirgli di rivelare informazioni su contesti che la vittima avrebbe conosciuto. Una ricostruzione che resta al vaglio degli investigatori, chiamati a verificare ogni elemento.
Nuovi esami e attesa per la verità
Un passaggio cruciale dell’inchiesta è rappresentato dalla seconda autopsia effettuata l’8 aprile all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Gli accertamenti, affidati a specialisti e laboratori forensi, mirano a individuare tracce biologiche e possibili profili genetici utili a identificare i responsabili della profanazione.
I risultati richiederanno tempo: gli esperti avranno novanta giorni per depositare le conclusioni. Nel frattempo, le audizioni in corso in caserma rappresentano uno snodo investigativo fondamentale per dare un volto e un movente a uno dei capitoli più inquietanti di questa vicenda.


