Vai al contenuto

“Fuori Schlein, dentro lei”: la regola segreta che può ribaltare le primarie Pd

Pubblicato: 14/04/2026 09:43
Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico

Nel Partito Democratico c’è una regola scritta nero su bianco che per anni è rimasta lì, quasi invisibile. Ora però torna a farsi sentire, proprio mentre il dibattito sulla leadership entra nella fase più delicata e il nome di Elly Schlein sembra occupare ogni spazio.
Il punto è semplice (e potenzialmente esplosivo): alle primarie Pd non è detto che ci sia un solo nome “interno” in campo. Esiste infatti una strada statutaria per far correre anche un secondo candidato. Un tecnicismo? Solo in apparenza. Perché, come riporta Libero, nei corridoi dem l’ipotesi sta circolando con insistenza.

Elly Schlein durante un evento pubblico

Una norma che riemerge proprio adesso

Per capire perché questa possibilità oggi faccia così rumore bisogna tornare al 2012, quando il Pd guidato da Pierluigi Bersani mise mano allo Statuto. Una modifica tutt’altro che neutra: serviva ad aprire davvero la competizione interna e a permettere anche a figure diverse dal segretario di candidarsi.

È la stessa scelta che, allora, rese possibile la discesa in campo di Matteo Renzi, all’epoca sindaco di Firenze e volto emergente. Da lì in poi, lo “schema fisso” non è più stato così blindato.

Primarie Pd: cosa dice lo Statuto (in pratica)

Come riporta Libero, prima di quella riforma il meccanismo era rigido: il candidato premier coincideva automaticamente con il segretario. Dopo la modifica, invece, è stata inserita una via alternativa: una candidatura diversa può partire, ma solo rispettando alcune soglie.

Serve raccogliere un numero minimo di firme: circa il 10% dell’assemblea nazionale oppure una quota tra il 3% e il 4% degli iscritti. Una norma rimasta lì, disponibile, ma spesso ignorata nel dibattito pubblico. Eppure ora può diventare la leva che riapre i giochi.

Marianna Madia, tra i nomi citati per un possibile secondo candidato

Le parole di Franceschini e il “peso” di Schlein

A rimettere ordine (almeno nelle dichiarazioni) ci ha pensato Dario Franceschini, che ha ribadito due idee destinate a contare parecchio: da un lato, la necessità di passare dalle primarie per scegliere il leader del campo progressista; dall’altro, la centralità politica della segretaria.

«Io credo che i meccanismi di scelta del leader nel nostro campo siano due: o si fa come la destra e si individua il leader del partito più grande o si fanno le primarie, che continuo a pensare siano il modo più trasparente e coinvolgente», ha spiegato. Una posizione netta che, come riporta Libero, chiude alla tentazione di saltare la consultazione.

Statuto vs politica: il passaggio che fa discutere

Quando Franceschini entra nel merito del ruolo della segretaria, il tono diventa ancora più diretto: «Nello statuto c’è scritto che è il segretario o la segretaria il candidato. Ma oltre allo statuto c’è la politica: Schlein è una vincente».

Ed è qui che la storia si fa interessante: quelle parole, pensate per blindare la leadership, finiscono anche per riaccendere i riflettori proprio su quello Statuto che permette (se ci sono numeri e firme) un’altra candidatura. Un paradosso tutto dem, ma assolutamente reale.

Secondo candidato: la mossa (pop) dei riformisti

È in questo spazio, racconta Libero, che si muove una riflessione strategica nell’area riformista: il secondo candidato interno al Pd non sarebbe soltanto un’idea da corridoio, ma una possibilità considerata concretamente da diversi esponenti.

I nomi che circolano sono quelli di Giorgio Gori, Graziano Delrio e Marianna Madia: profili percepiti come capaci di parlare a quell’area moderata e riformista che, in politica, fa spesso la differenza tra una vittoria e una lunga notte di conti interni.

L’effetto sulla coalizione e la “quarta gamba”

Secondo questa lettura, l’operazione avrebbe anche una portata più ampia: contribuire alla costruzione di quella “quarta gamba” della coalizione su cui sta lavorando Matteo Renzi, con l’obiettivo di riunire i riformisti in un’unica area politica.

Non solo: la presenza di un terzo candidato (accanto a Schlein e agli altri possibili contendenti) potrebbe ridurre la dispersione di voti e, in un eventuale secondo turno, favorire la convergenza proprio sulla segretaria. Sempre secondo Libero, non sarebbe per forza una mossa “contro” il Nazareno: potrebbe persino rafforzare la leadership, tenendo i consensi dentro il perimetro Pd.

Cosa succede adesso

Resta la domanda che, a questo punto, vale più di tutte: questa ipotesi diventerà realtà o resterà una suggestione? Perché la norma c’è, i nomi pure. E la tentazione di usarla, da quanto filtra, sta crescendo.

Nel frattempo, una cosa è certa: nel Pd il capitolo primarie non è mai solo una procedura. È sempre un romanzo politico. E questa volta, tra Statuto e strategia, potrebbe regalarci più di un colpo di scena.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure