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Bersani scende in campo, ecco a cosa punta. L’insulto: “I sovranisti sono stupidi”

Pubblicato: 15/04/2026 13:18

Pierluigi Bersani torna sulla scena pubblica e lo fa a due passi da casa sua, a Monticello, nel Piacentino, in occasione dell’80esimo anniversario dello scontro partigiano del 16 aprile 1945. Una commemorazione della Resistenza che, come spesso accade negli ultimi interventi dell’ex segretario del Pd, diventa anche occasione per un discorso politico più ampio. Sotto la statua del Valoroso, simbolo di quella battaglia in cui una trentina di partigiani ebbe la meglio su centinaia di nazifascisti, Bersani richiama i valori fondanti della Repubblica e invita a “avere fiducia ma anche consapevolezza di questa fase difficile che richiede militanza”.

Nel suo intervento, l’ex ministro lega la memoria storica all’attualità, sottolineando il significato dell’anno costituente del 1946, definito un momento “luminoso” per il Paese. Bersani insiste sul fatto che l’Italia, grazie alla Resistenza, abbia potuto costruire autonomamente la propria Costituzione, un elemento che considera distintivo rispetto ad altri Paesi usciti dalla guerra. Il riferimento non è solo celebrativo: è anche un modo per ribadire che quei valori, oggi, sarebbero messi alla prova da un contesto politico e internazionale più instabile. Ma Bersani è andato molto oltre, attaccando apertamente quella che lui definisce “la deriva della destra sovranista”, riferendosi non solo all’Italia. Poi, sul finale del suo intervento, la vera sorpresa è arrivata dai presenti.

L’attacco alla destra sovranista: “Demenziale e stupida”

Da qui, il passaggio politico è quasi naturale. Bersani torna a criticare quella che definisce, senza mezzi termini, la deriva della destra sovranista, accusata di alimentare divisioni e di allontanarsi dallo spirito costituzionale. Il richiamo alla “militanza” non è casuale: è un invito esplicito a una partecipazione più attiva, in un momento che l’ex leader del centrosinistra considera delicato per gli equilibri democratici e sociali del Paese.

Nel suo intervento, Bersani ha allargato lo sguardo oltre i confini italiani e denunciato una crisi più ampia dei principi su cui si fondano le democrazie occidentali. “Le Costituzioni oggi vengono insultate: oggi vediamo la smentita dei valori di convivenza e pace nelle invasioni dei paesi sovrani, nelle stragi di civili, nei massacri a Gaza, nello sfregio al diritto internazionale, e vediamo promulgare leggi razziste sulla pena di morte in un paese che ha vissuto il genocidio. E vediamo la guerra dispiegata in Iran: per la prima volta nella storia va in crisi il mondo dopo un attacco a un solo paese, perché il globo è interconnesso e interrelato. Per questo “i sovranismi e i nazionalismi sono una cosa demenziale e stupida”, ha detto.

Parole dure, che segnano una presa di posizione netta contro le correnti politiche che, secondo Bersani, stanno mettendo in discussione l’equilibrio internazionale e i valori costituzionali. Il bersaglio, neppure troppo implicito, resta il governo guidato da Giorgia Meloni, spesso al centro delle sue critiche anche nelle rare apparizioni televisive. In questo quadro, Bersani si propone ancora una volta come una voce di riferimento per un’area politica che appare, a suo giudizio, “annacquata” e in cerca di identità tra Partito Democratico e campo largo.

Bersani, il ritorno sulla scena e la corsa al Quirinale

Ma la giornata di Monticello per Bersani ha avuto anche un altro significato, per certi versi inatteso. Tra i presenti, infatti, sul finale del discorso dell’ex segretario Pd, non sono mancati cori e incitamenti espliciti: “Torna in pista” e soprattutto “Ti vogliamo presidente della Repubblica”. Un’accoglienza calorosa che l’ex segretario non ha commentato apertamente, ma che difficilmente può essere considerata casuale.

Il riferimento alle prossime elezioni per il Quirinale, ancora lontane ma già presenti nel dibattito politico, si intreccia così con il ritorno pubblico di una figura che, pur meno centrale rispetto al passato, conserva ancora un certo peso simbolico nella sinistra italiana. In un contesto in cui gli equilibri politici appaiono in movimento, la figura di Bersani potrebbe tornare a essere spendibile anche in chiave istituzionale.

E proprio da Monticello, tra memoria storica e messaggi politici, emerge l’immagine di un protagonista che non sembra intenzionato a restare ai margini. Se non una candidatura dichiarata, almeno un segnale: Bersani c’è ancora, e osserva con attenzione una partita che potrebbe riaprirsi più rapidamente del previsto.

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