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Bimbi nel bosco, notizie preoccupanti: “Cosa fanno in casa famiglia…”. Grande preoccupazione

Pubblicato: 15/04/2026 18:50

La controversa vicenda dei “bimbi nel bosco” si arricchisce di un capitolo inquietante che riguarda la loro salute psicofisica all’interno della casa famiglia di Vasto. Secondo l’ultimo parere redatto dallo psichiatra Tonino Cantelmi e dalla psicologa Martina Aiello, consulenti della coppia anglo-australiana composta da Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, i tre minori starebbero vivendo un profondo disagio emotivo. Al centro delle critiche c’è il brusco passaggio dai ritmi naturali del casolare di Palmoli a una routine fatta di alimenti industriali, zuccheri processati e serate trascorse davanti alla televisione, abitudini che starebbero minando la loro stabilità.

Il cibo come compensazione e il trauma del distacco

Gli esperti evidenziano come i bambini abbiano sviluppato una “relazione disfunzionale con il cibo”, utilizzato come valvola di sfogo per compensare il malessere affettivo. In particolare, il consumo compulsivo di zuccheri avverrebbe in concomitanza con le videochiamate alla madre, allontanata dalla struttura lo scorso marzo. Per Cantelmi e Aiello, la precedente dieta a base di legumi e porridge non era una scelta ideologica, ma una “gestione genitoriale consapevole”che garantiva continuità emotiva. Oggi, invece, i piccoli manifesterebbero uno “stato di sofferenza psicologica”alimentato anche da un ritmo sonno-veglia alterato: la visione della tv nelle ore serali avrebbe infatti causato “risvegli notturni frequenti e angoscianti”.

Queste valutazioni arrivano in un momento cruciale: venerdì 17 aprile la consulente tecnica d’ufficio Simona Ceccoli, incaricata dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila, eseguirà una perizia per verificare lo sviluppo cognitivo dei minori dopo cinque mesi di separazione. I consulenti di parte sono categorici: “ogni ulteriore ritardo” nel riportare i bambini nel nucleo familiare rischierebbe di aggravare un quadro psicologico già compromesso, poiché le nuove abitudini hanno distrutto i “marcatori simbolici dell’esperienza familiare” che garantivano ai piccoli un senso di sicurezza.

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