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Avvelenate con la ricina, proprio lei interrogata ancora: martellata per ore

Pubblicato: 17/04/2026 09:26

La Questura di Campobasso è tornata a essere il fulcro di un’attività investigativa febbrile, ospitando un nuovo capitolo di un’inchiesta che sembra non concedere tregua. Nel pomeriggio di giovedì, una persona considerata dagli inquirenti “informata sui fatti” è stata trattenuta per oltre quattro ore negli uffici della Squadra Mobile. Il colloquio si è svolto in un clima di estrema riservatezza, con l’obiettivo di incrociare le testimonianze già raccolte e colmare i vuoti su quella che è ormai passata alle cronache come «l’ultima cena». Al momento, il riserbo degli investigatori resta massimo: l’audizione punta a cristallizzare dettagli logistici e legami di prossimità con le vittime, cercando conferme decisive per chiudere il cerchio sul giallo di Pietracatella.

Il giallo di Pietracatella si infittisce e la pressione degli inquirenti si sposta ora su una figura chiave, rimasta finora nell’ombra della cronaca nazionale. Giovedì pomeriggio, Laura Di Vita ha varcato nuovamente la soglia della Questura di Campobasso per affrontare un estenuante faccia a faccia con gli uomini della Squadra Mobile. Oltre quattro ore di interrogatorio, il secondo nel giro di soli sette giorni, che testimoniano quanto la sua posizione sia ritenuta strategica per ricostruire gli ultimi istanti di vita di Antonella e della piccola Sara, madre e figlia stroncate da un sospetto avvelenamento da ricina tra il 27 e il 28 dicembre scorso. Laura non è una qualunque: è la cugina di Gianni, il marito e padre delle vittime, e la sua presenza nella vita della famiglia era costante.

Il ruolo di Laura Di Vita e il mistero della cena fatale

Insegnante di sostegno con una carriera solida, la quarantenne vive a Pietracatella in una palazzina di via del Risorgimento, situata esattamente di fronte all’abitazione ora sotto sequestro. È stata proprio lei a offrire rifugio a Gianni e alla primogenita diciannovenne Alice, che da settimane vivono sotto il suo tetto dopo che i sigilli hanno reso inaccessibile la loro casa. L’audizione del 16 aprile si è svolta con la formula delle «sommarie informazioni», il che implica un obbligo giuridico categorico: riferire la verità senza alcuna omissione. Sebbene al momento non vi siano nomi iscritti nel registro degli indagati, gli investigatori stanno setacciando ogni parola per scovare eventuali discrepanze rispetto alle versioni fornite da Gianni e Alice nelle scorse settimane.

Il fulcro del dramma resta la sera del 23 dicembre, l’ultima cena trascorsa in famiglia. In tavola c’erano cozze avanzate da un pasto aziendale, insaccati e un’insalata giardiniera. Mentre la figlia maggiore era fuori, in casa sono rimasti solo Gianni, Antonella e Sara. Il nodo cruciale che gli inquirenti tentano di sciogliere riguarda proprio la dinamica del pasto: «chi abbia mangiato cosa». Sebbene l’avvocato di famiglia abbia sottolineato che anche Gianni accusò malori il 26 dicembre, resta un interrogativo inquietante: perché lui è risultato negativo alla ricina mentre per la moglie e la figlia non c’è stato scampo? La Squadra Mobile cerca risposte nelle pieghe di una quotidianità che Laura Di Vita conosceva fin troppo bene, cercando di capire se quel veleno sia entrato in casa per un tragico errore o per una mano invisibile.

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Ultimo Aggiornamento: 17/04/2026 09:27

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