
Esistono assenze che pesano più di mille parole, vuoti improvvisi che squarciano la routine di una mattinata qualunque trasformandola in un incubo a occhi aperti. Quando il telefono squilla a vuoto e le sedie restano deserte, il sospetto inizia a scavare un solco profondo nell’anima di chi aspetta. È una sensazione di gelo quella che avvolge chi è abituato a una presenza costante, allegra, quasi rassicurante, e si ritrova invece a fare i conti con un silenzio che non appartiene alla vita. La cronaca si ferma davanti a un sipario che cala senza preavviso, lasciando una comunità intera a interrogarsi sul senso di una fine che non accetta giustificazioni logiche.
Il dolore della Rrd e il ricordo di Gabriele De Robertis
La Maremma si è svegliata con il cuore spezzato per la scomparsa di Gabriele De Robertis, 50 anni, trovato senza vita mercoledì 15 aprile nella sua abitazione di Grosseto, stroncato da un arresto cardiaco. A fare la tragica scoperta è stata la madre, allertata dai colleghi preoccupati per la sua insolita assenza. «Ci siamo salutati martedì sera alle 18 e non posso credere che Gabriele non ci sia più», ha dichiarato con la voce rotta dall’emozione Roberto Bardini, amministratore della Rrd (Roberto Ricci Designs). Nell’azienda, leader mondiale nell’abbigliamento tecnico, si è subito materializzato un clima di sconforto totale. «Siamo in tanti, ma siamo una famiglia che si conosce e si vuole bene. Gabriele era molto affabile e allegro, purtroppo non c’è più», prosegue Bardini ricordando quel collaboratore che era tornato nella sua terra da circa due anni.
De Robertis vantava una carriera straordinaria: diplomato al prestigioso Polimoda e specializzato all’Accademia Vetrinistica Italiana, aveva prestato il suo talento a giganti come Zara Italia e Guess Europe, vivendo a Como e lavorando in Svizzera prima del ritorno alle origini. In Rrd ricopriva il ruolo di visual merchandiser, una figura strategica che faceva subito colpo sulle persone grazie a una professionalità rara. Oltre al lavoro, Gabriele amava la sua terra, che esplorava in sella alla sua mountain bike tra i sentieri della Maremma. La notizia della morte di “Dero” ha scatenato un’ondata di cordoglio commovente; tra i colleghi e gli amici che si sono stretti intorno alla famiglia all’obitorio della Misericordia, il coro è stato unanime: «era una brava persona».

