
Il concerto dei record di Ultimo a Tor Vergata, con circa 250 mila spettatori, si è concluso tra applausi e fuochi d’artificio. Ma per migliaia di persone il ritorno a casa si è trasformato in un’attesa durata ore. A raccontare cosa sarebbe accaduto durante il delicato deflusso è Luciano, addetto al coordinamento delle navette, che a Fanpage ha ricostruito quei momenti vissuti dall’interno dell’organizzazione.
Secondo la sua testimonianza, fino alla conclusione dello spettacolo il piano predisposto avrebbe funzionato regolarmente. Poi, poco dopo le 22, qualcosa si sarebbe improvvisamente incrinato.
«Il sistema era organizzato»
Luciano precisa di non aver fatto parte del servizio di sicurezza.
«Ero un Bus Coordinator. Il mio compito era coordinare il flusso delle navette, contare gli autobus e comunicare gli arrivi. Non spettava a noi gestire l’ordine pubblico».
Per due giorni aveva partecipato ai briefing organizzativi e, almeno nella fase di ingresso del pubblico, racconta che il sistema sembrava rispondere alle aspettative.
«Tra le 15 e le 18-19 abbiamo fatto scendere quasi 40 mila persone arrivate con i pullman. Gli autobus seguivano un percorso obbligato, senza creare code, e tutto stava funzionando».
«Poi hanno abbattuto le serpentine»
Il momento decisivo, secondo il suo racconto, arriva al termine del concerto.
«Il problema non sono stati i pullman. È iniziato quando hanno buttato giù le serpentine».
Luciano riferisce che, attraverso le comunicazioni radio con gli altri operatori, avrebbe appreso che le transenne utilizzate per regolare il deflusso erano state abbattute dalla folla.
«Noi non facciamo sicurezza, non possiamo fermare fisicamente le persone. Quando sono cadute le serpentine, gli spettatori hanno iniziato a riversarsi ovunque».
Da quel momento, sostiene, il percorso studiato per accompagnare ordinatamente il pubblico verso le navette sarebbe saltato.
«C’erano donne incinte, bambini e persone anziane»
Tra le immagini che racconta di ricordare con maggiore intensità ci sono quelle delle persone più fragili rimaste coinvolte nella ressa.
«Ho visto donne incinte, famiglie con bambini piccoli, carrozzine, persone anziane e disabili. Non credo fosse il contesto adatto per affrontare una situazione del genere».
Ricorda anche il caso di una donna con una gamba ferita che, racconta, avrebbe cercato di far salire con precedenza su un autobus.
«Mi sono imposto perché aveva bisogno di partire subito, ma ci sono state proteste anche in quel momento. È stata la cosa che mi ha fatto più male».
«Gli autobus c’erano»
Uno dei punti su cui Luciano insiste maggiormente riguarda la disponibilità dei mezzi.
«I pullman c’erano. Il problema non era la loro assenza, ma riuscire a farli arrivare alle fermate previste».
Secondo il suo racconto, il piano prevedeva un flusso continuo di autobus che avrebbero dovuto entrare, caricare i passeggeri e ripartire senza interruzioni.
«Se però la folla invade il percorso riservato ai mezzi e questi vengono fermati prima delle fermate, tutto il sistema si blocca».
«La gente ce l’aveva con noi»
Con il passare dei minuti, racconta, anche il clima nei confronti degli operatori sarebbe peggiorato.
«Molti ci insultavano perché indossavamo il gilet dello staff. Cercavamo di spiegare che stavamo seguendo il piano previsto, ma ormai nessuno ascoltava più».
La tensione sarebbe diventata tale che, riferisce, ad alcuni operatori sarebbe stato consigliato di togliere il gilet identificativo.
«A un certo punto mi hanno detto di toglierlo perché avevano paura per la nostra incolumità».
Nonostante questo, Luciano racconta di essere rimasto al proprio posto fino al termine delle operazioni.
«Anche gli autisti erano sotto pressione»
Momenti difficili, secondo la sua ricostruzione, sarebbero stati vissuti anche dagli autisti delle navette.
«Le persone bussavano ai finestrini, prendevano a pugni gli autobus e chiedevano continuamente di aprire le porte. Molti autisti erano spaventati».
In alcuni casi, aggiunge, sarebbe stato necessario far scendere alcuni passeggeri già saliti a bordo per consentire la chiusura delle porte e la ripartenza in sicurezza.
«L’emergenza è finita solo alle quattro del mattino»
Solo nel corso della notte, racconta Luciano, la situazione avrebbe iniziato lentamente a normalizzarsi.
«Credo fossero quasi le quattro del mattino quando abbiamo visto davvero diminuire la pressione. Fino ad allora abbiamo continuato a gestire richieste di aiuto, partenze e migliaia di persone in attesa».
Ripensando a quella notte, dice che ciò che gli è rimasto maggiormente impresso non è la fatica.
«La cosa che mi porto dentro è vedere quanto velocemente una situazione organizzata possa diventare ingestibile quando salta il controllo dei flussi».
Una testimonianza che rappresenta il punto di vista di chi, quella notte, era impegnato nell’organizzazione del servizio navette e che contribuisce a ricostruire le ore successive al concerto record di Tor Vergata, sulle quali continuano il dibattito e le richieste di chiarimento riguardo alla gestione del deflusso del pubblico.


