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“È finita così”. Scomparsa Alessandro Venturelli, la comunicazione alla famiglia

Pubblicato: 17/04/2026 14:50
Alessandro Venturelli

La storia di Alessandro Venturelli torna a far rumore, e non per una svolta. Il ragazzo, scomparso da Sassuolo il 5 dicembre 2020, resta un’assenza che pesa: negli anni il caso non è mai scivolato davvero nell’ombra, tenuto vivo da familiari, cittadini e da una domanda semplice, quasi quotidiana: dov’è finito Alessandro?

Ora, però, arriva un nuovo passaggio che lascia l’amaro in bocca: il Tribunale di Modena, tramite il Gip, ha disposto una nuova archiviazione del procedimento, qualificando la scomparsa come “allontanamento volontario”. Una formula che chiude (di nuovo) il fascicolo sul piano giuridico, ma che non chiude affatto la storia per chi aspetta risposte.

Archiviazione e allontanamento volontario: cosa ha deciso il Gip

Ritratto di Alessandro Venturelli, giovane scomparso da Sassuolo

Negli anni, attorno alla scomparsa di Alessandro Venturelli non si è mai spenta la mobilitazione. Social, piazze, appelli: un filo continuo che ha accompagnato soprattutto la madre, Roberta Carassai, diventata il volto di una battaglia fatta di perseveranza, dolore e richiesta di attenzione.

Ed è proprio nella lettura di questa decisione e delle sue conseguenze che si concentra il nodo della vicenda. Come riportato da Il Resto del Carlino, l’avvocato della famiglia, Claudio Falleti, spiega che “si tratta di una conclusione giuridicamente coerente con il sistema attuale, ma profondamente insoddisfacente sotto il profilo umano e sostanziale”.

Il limite del sistema: senza reato le indagini si fermano

Poi ha aggiunto: “Ed è proprio qui il punto. Nel nostro ordinamento, quando una persona scompare, l’unico strumento effettivo per attivare indagini strutturate è l’apertura di un procedimento penale contro ignoti. Ma se, come in questo caso, non emergono elementi penalmente rilevanti, il procedimento viene inevitabilmente archiviato. E con esso, di fatto, si chiude anche la possibilità di continuare a cercare con strumenti investigativi pieni. Serve un cambiamento normativo, una legge che consenta di cercare le persone scomparse anche in assenza di un reato”.

In altre parole: senza un’ipotesi di reato, gli strumenti investigativi perdono forza e continuità. Un limite strutturale che, in casi come questo, rischia di trasformare il tempo in un nemico: meno tracce, meno possibilità, meno margine per ricostruire.

I dubbi della famiglia e il nodo delle immagini

Immagine collegata al caso di Alessandro Venturelli e alla sua scomparsa

Per la famiglia, infatti, la ricostruzione ufficiale non basta. Restano domande aperte su quel giorno e su quanto possa essere realistico che un ragazzo sparisca senza lasciare traccia in così poco tempo: “Può svanire nel nulla in meno di un minuto? Siamo fermamente convinti che quel giorno qualcuno lo stesse aspettando. Che Alessandro sia salito su un’auto. Che in quel preciso momento si sia consumato il passaggio decisivo che oggi non possiamo più ricostruire”.

Dubbi che si intrecciano con un altro punto, indicato come cruciale dal legale: “Se le immagini di videosorveglianza fossero state acquisite immediatamente, probabilmente oggi avremmo una risposta”. E così, mentre la giustizia archivia sul piano formale, sul piano umano la vicenda resta apertissima: la scomparsa di Alessandro Venturelli continua a essere una ferita che non si rimargina, fatta di domande che tornano e di una ricerca che, per chi lo ama, non si è mai davvero fermata.

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