
Elezioni in Bulgaria, avanzano risultati che delineano una possibile svolta politica nel Paese balcanico. L’ex presidente Rumen Radev, sceso in campo con una nuova formazione, si avvia verso una vittoria netta, secondo i dati parziali dello scrutinio ancora in corso. Il voto rappresenta l’ottava consultazione elettorale in cinque anni, segnale di una prolungata instabilità istituzionale.
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Vittoria ampia per Rumen Radev
Con circa il 65% delle schede scrutinate, il partito guidato da Rumen Radev si attesterebbe su percentuali tali da garantire la maggioranza assoluta dei seggi nel Parlamento monocamerale, composto da 240 deputati. Un risultato che, se confermato, consentirebbe al leader di governare senza la necessità di alleanze.
Il dato appare ancora più significativo alla luce delle previsioni iniziali, che indicavano uno scenario incerto e la possibilità di un Parlamento frammentato. Invece, la nuova formazione “Bulgaria progressista” si affermerebbe come prima forza politica, ribaltando gli equilibri tradizionali.

Crollo del Gerb e crisi dei partiti storici
Il voto segna anche il ridimensionamento del partito conservatore Gerb, guidato da Boyko Borissov, per anni figura dominante della politica nazionale. La formazione si fermerebbe attorno a una percentuale nettamente inferiore rispetto al passato, subendo un calo significativo dei consensi.
Parallelamente, il partito socialista non riuscirebbe a superare la soglia di sbarramento del 4%, restando fuori dal Parlamento. Un dato che evidenzia una crisi profonda delle forze politiche tradizionali, incapaci di intercettare il malcontento diffuso nel Paese.
Secondo le proiezioni, entrerebbero invece in Parlamento altre forze politiche, tra cui i liberali di orientamento europeista, il partito della minoranza turca e una formazione nazionalista, delineando un quadro politico comunque articolato, nonostante la possibile maggioranza autonoma di Radev.
Campagna contro corruzione e oligarchie
La candidatura di Rumen Radev è arrivata dopo le dimissioni dalla presidenza, una scelta senza precedenti nella recente storia del Paese. Il leader ha costruito la propria campagna su parole chiave come “lotta alla corruzione”, “fine del modello oligarchico” e contrasto alle infiltrazioni mafiose nelle istituzioni.
Temi che hanno trovato terreno fertile in una fase segnata da proteste diffuse e dalla caduta del governo guidato da Rossen Zhelyazkov, esponente del Gerb, costretto alle dimissioni dopo le accuse e le manifestazioni di piazza.

Politica estera e posizioni controverse
Se sul piano interno il messaggio appare chiaro, restano più sfumate le posizioni di Rumen Radev in politica estera. In passato, l’ex presidente ha espresso dubbi sull’adozione dell’euro, ritenuta prematura, e ha assunto una linea prudente sul conflitto in Ucraina.
Pur riconoscendo la Russia come aggressore, ha sottolineato la necessità di una soluzione diplomatica, opponendosi all’invio di aiuti militari e finanziari. Dichiarazioni che hanno portato alcuni osservatori a definirlo filorusso o euroscettico, etichette considerate eccessive da altri analisti.
Un Paese in cerca di stabilità
Le elezioni si sono svolte in un contesto di difficoltà economica e tensione sociale, aggravate dall’aumento del costo della vita. L’ennesimo voto anticipato rappresenta l’ultimo capitolo di una lunga fase di instabilità politica.
Il risultato, se confermato, potrebbe segnare un punto di svolta nella storia recente della Bulgaria, aprendo una nuova fase sotto la guida di Rumen Radev e mettendo fine, almeno temporaneamente, alla frammentazione che ha caratterizzato il sistema politico negli ultimi anni.


